Un albero per Giorgio Olmoti
Torino, 3 febbraio 2026
Certe storie le leggi la mattina al volo mentre corri tra caffè tisane piani alimentari metro autobus monopattini verso nonluoghi di lavoro, noncittà ormai abbandonate per gli affitti troppo elevati a fantasmagorici ricchissimi turisti o malcapitate famiglie di studenti in cerca di brillante futuro, vacche da mungere per arricchire i potenti e ragazzi da sfruttare tutto il possibile e pure l’impossibile nella religione del lavoro cilicio che ci governa. E a volte ti fermi, ti soffermi.
Ecco una notizia così, un albero per Giorgio Olmoti.

Giorgio lui, il canta e contastorie, quello che leggiadramente ha attraversato molte vite e generosamente ha raccontato ovunque le sue storie, e ha riso e pianto nei suoi racconti dolci e amari e nei suoi romanzi densi, dove ogni parola è un incendio, dove ogni pagina torni indietro mille volte perché te le vuoi portare dietro quelle parole e rimani sospeso all’ascolto, quasi non respiri dal flusso potente che ne deriva.
Giorgio, le sue avventure meravigliose e strampalate, i suoi viaggi in Ciao (sì, proprio quel “Ciao”, il vecchio modello della Piaggio…) per salutare ovunque, la sua ubiquità in mille dimensioni umane diverse, stracciando gli strati imposti, i confini, le classi (pure quelle scolastiche), deformando le forme e creandone di continuamente nuove attraverso parole che suonano come musica e come musica vengono accolte da molti amici musicisti, che quella lingua universale ce l’hanno come codice sempre. Anche quando sembra nascosta come in un fiume carsico sanno che prima o poi, da qualche parte e in chissà quale forma, riapparirà ancora e ancora.

Ecco Giorgio, qui sotto casa, nei suoi giardini della gentilezza, dove mille volte ha raccontato una strada, una vecchia fabbrica, una storia di quartiere e con il quartiere un mondo intorno e quel quartiere, quel punto piccolissimo diventa all’improvviso centro dell’universo. Essere lì vuol dire all’improvviso accendere una luce forte, piena di sole, in quel momento, in quelle parole.
Ecco Giorgio riapparire come una nota ribelle e spontanea nei Giardini di Piazza Gabotto a Torino, in via Tepice (Via Genova, davanti al Barrito, storico locale guidato dalla mano generosa e dal cuore di musica di Bobo Boggio). Ecco, lì, proprio tra quelle aiuole colorate e panchine decorate, il 3 febbraio, grazie all’Associazione Liberipensatori Paul Valery e a Stefania Rosso, grazie a una pregevole iniziativa lanciata dal Comune di Torino, Assessorato al verde pubblico con assessore Francesco Tresso, per arricchire la città di nuovo ossigeno, ‘Regala un albero alla tua città’, è nata una pianta, e grazie al Patto di collaborazione con le associazioni di quartiere che ne avranno cura, c’è adesso un albero Giorgio, un albero delle storie, una pianta di Cercis siliquastrum, comunemente detto Albero di Giuda.
Ora capiamoci, e se le parole sono gesti, come lo sono, questo è un gesto potente, come potente la contraddizione delle leggende legate al suo significato, ai suoi fiori che sbocciano sulla corteccia nuda, che spezzano l’inverno con il colore, che invocano altri rossi, viola, storie di antichi vangeli e di vangeli apocrifi.
Osserva un francobollo di terra per qualche istante e comincerai a veder brulicare la vita. Così è per le storie, bisogna stare ad ascoltare, a osservare le parole che suonano, e ancora e ancora, e a un certo punto comincia la danza dell’invenzione, della memoria, dell’emozione. Questa la lezione preziosissima di Giorgio e dei suoi maestri naturalisti Jean-Henri Fabre e Konrad Lorenz. Noi prendiamo l’amore, qui dove vogliamo raccontare la gentilezza e dove un festival ogni anno da molti anni la celebra, qui questo albero ha già la sua storia inside.
Cominciamo bene, cominciamo da un destino felice, già ricco di spunti. Oggi non vi dirò i nomi di chi c’era, ma le loro vite sì: un’attrice, un fisarmonicista e compositore, una medica, un poeta, un filmmaker, una pittrice, due operai, una scrittrice, un creativo, un commercialista, un’avvocata dei diritti e del lavoro, un dirigente Moto Guzzi. Molti lontani per vari motivi, ma vicini sempre.
Questo è il senso delle storie, dell’incontro di anime che Giorgio ha saputo portare alla luce del sole.

Il 6 giugno un concerto di Matteo Castellan, Davide Rossotto, Marco Baccino, proprio nell’ambito del ‘Festival della Gentilezza 2026’ e proprio in questo giardino, sarà uno spunto per raccontare e per ascoltare storie. Come musica, appunto. L’ha detto bene Vincenzo ‘Cinaski’ Costantino qualche mese fa, Giorgio è un Mago, di quelli che girano nelle canzoni e nei sogni.
“Mai fare a gara con la realtà”, questo c’è scritto sulla targa che dà il nome Giorgio a questa pianta. Questa la chiave di un racconto che continua in molte forme.
Per Giorgio stiamo organizzando concerti, spettacoli, premi, concorsi, viaggi, forse un giorno un luogo virtuale che raccoglierà tutte le sue parole. Questo stiamo costruendo, insieme. Intanto le sue parole sono in mille canzoni, e viaggiano veloci e felici. E se il destino ride, ride ben forte.
Quello che è successo oggi a Torino è in ogni città, una radice che germoglia. Un patto segreto di anime, di memoria e di creazione.
Facciamolo questo patto, ora avete un posto dove venire a raccontare voi le storie a Giorgio.

(Per le immagini si ringraziano Michela Volante, Daniele Olmoti e Loredana Zucca)
Giorgio Olmoti
