A Reggio Emilia, dal 18 aprile, apre una mostra dedicata a Francesco Guccini

Tutti gli estimatori della “parola d’autore” converranno che Francesco Guccini sia stato il cantautore più abile nel dar vita a un’epica privata e collettiva al contempo: lo ha fatto celebrando gesta eroiche di un quotidiano popolare scivolando sotto la pelle del reale con la sua poetica densa e affilata. Attraverso la sua storia, entriamo in un territorio che appartiene alla memoria condivisa, dove la nostalgia non è una forza reazionaria, ma una ricerca assoluta e continua delle nostre radici.
Guccini è un cantore del collettivo in linea con la storia, da Omero ai giorni nostri. Potremmo spingerci oltre, affermando che il “Maestrone” incarni oggi il prototipo stesso del cantautore, occupandone l’apice nell’immaginario comune. È facile immaginarlo ancora lì, tra i tavoli della Trattoria Da Vito, circondato dai biasanòt — quel popolo della notte giunto da ogni angolo d’Italia. Tra poeti, artisti e sognatori, lo vediamo intento a discernere cosa sia poesia e cosa, invece, una “boiata pazzesca”. Non a caso, Umberto Eco lo definì il più colto dei nostri cantautori. Eppure, Guccini riesce a mantenersi in un equilibrio perfetto: figura mitologica della nostra nazione e, al tempo stesso, uomo profondamente radicato nella sua riservatezza, piantato tra i sassi di Pavana e i portici di Bologna.
Cercare una prospettiva esterna per avere una visione d’insieme sull’opera gucciniana è la scelta necessaria e definitiva della mostra in programma dal 18 Aprile fino al 18 ottobre, allo Spazio Gerra di Reggio Emilia. L’esposizione, intitolata con una citazione dell’autore modenese ‘Canterò soltanto il tempo’, non nasce da un’operazione accademica calata dall’alto, ma è il frutto di un “corpo a corpo” durato due anni e mezzo tra i curatori e l’artista.

Il percorso si snoda attraverso nove stanze, concepite come se fossero le tracce di un LP, un richiamo esplicito a quelle “Stanze di vita quotidiana” che hanno segnato l’anima di intere generazioni. Il visitatore sarà chiamato a immergersi in un’esperienza che è prima di tutto ascolto: la voce di Guccini guiderà i passi del pubblico, trasformando la visita in una conversazione privata, un sussurro che svela la genesi di visioni e parole.
Sarà possibile entrare in punta di piedi nella creatività dell’artista, tra oggetti della sua quotidianità e la sua sterminata libreria personale, che racconta una formazione onnivora sospesa tra l’amore per i classici e una passione viscerale per la cultura popolare, i dialetti e la storia. Il vero tesoro della mostra risiede però nei manoscritti originali esposti per la prima volta: fogli di fortuna, retro di buste e appunti presi di getto che testimoniano la folgorazione creativa alla base delle sue canzoni.

Reggio Emilia non è un palcoscenico casuale per questo tributo. Nel 2002 l’artista vi ricevette la laurea d’onore, ed è a questa città che risuona l’omaggio più profondo dell’ultimo disco di Guccini, “Canzoni da intorto”, dove reinterpreta I morti di Reggio Emilia di Fausto Amodei, uno dei padri della nostra canzone civile, purtroppo recentemente scomparso.
La retrospettiva è ricca di omaggi, come dimostra la scelta di esporre il lavoro di importanti illustratori: da Silvano Scolari a nomi della cerchia di amici storici come Andrea Pazienza o Milo Manara. Una mostra su Francesco Guccini non poteva inoltre esimersi dal creare un ponte tra passato e futuro, ponendo al visitatore domande urgenti. In questo senso, l’esposizione assume una valenza profondamente politica e sociale, parlando di libertà di espressione e di resistenza etica.
L’immagine di una montagna di macerie su cui svettano i bambini di Gaza, ispirata a “Libera nos Domine”, sarà uno dei punti di rottura più forti del percorso: una prova tangibile di come la poetica di Guccini sappia ancora squarciare il velo dell’indifferenza e scalfire l’arroganza del potere. L’ingresso alla mostra sarà ad offerta libera per volere dello stesso artista e di sua moglie Raffaella, un invito a sostare nelle stanze della memoria per ritrovare, forse, un pezzo della nostra stessa identità smarrita.
Date e orari
DAL 18 APRILE AL 18 OTTOBRE 2026.
ogni settimana di giovedì, venerdì, sabato, domenica fino al 18 ottobre
Date aggiuntive
lunedì 01 giugno 2026
martedì 02 giugno 2026
Orari di apertura
dal 18 aprile al 14 giugno
giovedì › 10-13 e 15-20
venerdì – sabato – domenica › 10-20
Aperture straordinarie
30 aprile › 10-13 e 15-23
1 maggio › 10-23
2 maggio › 10-23
1 giugno › 10-20
2 giugno › 10-20
Orario estivo
dal 19 giugno al 18 ottobre
venerdì – sabato – domenica › 16-20
Costi
Ingresso Gratuito
Contatti
telefono: 0522 585654 – 585653
email: spaziogerra@comune.re.it
url: http://www.spaziogerra.it/

