C’è un equivoco quando si parla di voci.
Si pensa subito alla tecnica, all’estensione, alla precisione.
Tutte cose utili, tutte cose che si possono imparare.
Poi ogni tanto arriva una voce che non si lascia ridurre a questo.
Arisa non è solo una voce bella.
È una voce che ha memoria. Che si porta dietro qualcosa che non è stato sistemato del tutto. E quando canta, quella parte viene fuori senza chiedere permesso.
Non è una voce che consola. Non sempre.
A volte ti mette davanti a quello che stavi evitando.
Senza alzare il volume, senza effetti. Solo stando lì.
È lì che entra in gioco una parola che si usa poco e male.
Educazione sentimentale.
Non quella ordinata. Quella che ti prende mentre stai ancora capendo cosa provi. Quella che non arriva alla fine della frase.

E accanto a questo c’è un’altra cosa, più rara. Genuinità.
Non ingenuità. Esporsi senza proteggersi troppo. Lasciare che una crepa rimanga visibile anche quando sapresti come coprirla.
In un momento in cui molte voci funzionano perfettamente, la sua ogni tanto esce dalla linea.
E proprio lì diventa necessaria. Perché non ti accompagna. Ti costringe a fermarti.
Per questo viene voglia di scrivere.
Non per aggiungere un altro pezzo. Per vedere se delle parole reggono quando incontrano una voce che non addomestica niente.
Io quella prova la voglio fare davvero.
Vorrei scriverle una canzone. Non come esercizio, non come gesto da raccontare dopo.
Come rischio.
E vorrei che fosse lei a dirla.
Non per renderla più bella. Per metterla in crisi nel punto giusto.
Per vedere se si apre, se cambia direzione, se diventa qualcosa che da solo non avevo previsto.
Perché prestare la voce a dei versi non è interpretarli.
È entrarci dentro e spostarli, anche contro la volontà di chi li ha scritti.
E io è esattamente questo che cerco.
Capire se quello che scrivo è vivo abbastanza da sopravvivere a quel passaggio.
Se regge quando smette di essere mio.
Se riesce a diventare, anche solo per un momento, qualcosa che passa attraverso la voce di Arisa senza chiedere il permesso.

Vincenzo Costantino ‘Cinaski’
Arisa
