Mentre ascoltavo l’album Oltrepassare è arrivata la notizia che il suo autore, Pietro Roffi, ha ricevuto un premio Berlin Prize nella competizione internazionale istituita dalla fondazione Astor Piazzolla.

Il brano premiato ha un titolo emblematico, Quasi un tango, che già nella sua dimensione linguistica presenta un tratto caratteristico della musica di Roffi: la rarefazione che scompare nell’assenza. Si accenna solo al tango, si fa un passo e ci si ferma; in realtà si potrebbe anche ballare volendo; ma appunto questa dimensione del passo castrato ci trasporta nella stimmung che suggerisce il titolo Oltrepassare.
Le tracce dell’album sono anche indicate come sezioni di un percorso immaginifico, con ritorni e rimandi e rifacimenti. Si noterà infatti che due composizioni sono in doppio formato timbrico. Questo perché il lavoro che compie Roffi sulla sua musica non è effettistico nel senso pop del termine: ci suggerisce invece una pratica più simile a quella dell’atmosfera rarefatta in cui le melodie nascono e subito muoiono.
Si può parlare in questo senso anche di un rimando a Yann Tiersen; ma ancora una volta non ci deve ingannare la sensazione parigina che genera la fisarmonica, pur protagonista timbrica dell’album. Se Tiersen si gettava poi nel raggiungimento finale della frase, Roffi si ferma sempre un attimo prima, e questo già dalla prima traccia, Out of the blue, che viene appunto ripresa solo con archi nel finale e mostra quindi la distanza dal compositore francese. Eppure nella loro forma molto cinematografica si può trovare un punto d’incontro: è un album che può fare da sfondo alle scene della nostra vita, al lento e progressivo incedere di una realtà che incombe con la sua minaccia ma che non vogliamo oltrepassare. Sembra un muro d’orto montaliano, una realtà orfica alla Dino Campana che si riscopre arida se si cerca di scavalcare.
La ricerca di un passato (Roots) e del suo collegamento (Bridge) verso il volo (Flight) del futuro con una possibile via (Path), si riassume alla fine nel brano Ieri, oggi, domani, tra i più concludenti, ma comunque ancora al di qua del passaggio che non si vuole superare, ma che si spera Esterina possa trovare col tuffo nel mare. Ed è in questo senso che il recupero di Piazzolla diventa un quasi tango: gli accenni dell’accompagnamento non vengono mai conclusi, e anzi a volte si potrebbe quasi pensare, se si pensa al maestro argentino, che stia per partire l’accompagnamento melodico di Libertango o di Grand Tango. Ma il quasi vale anche per questo, per la sensazione di una reminiscenza mai soddisfatta.
In definitiva credo sia anche ciò che bisogna premiare nel nostro tempo: mentre la società si sposta sempre più verso un’estetica dominante con persone talmente sicure di sé da imporre le proprie idee per forza, camminare con l’umiltà di non concludere il discorso eppure tendendo a qualcosa che va oltre è probabilmente il gesto più intelligente che possiamo compiere, per riscoprire le nostre origini e quindi noi stessi. La storia siamo noi.

Pietro Roffi
Blue Mirror
01. Out of the blue
02. Roots (Oltrepassare I)
03. Bridge (Oltrepassare II)
04. Flight (Oltrepassare III)
05. A possible path (Oltrepassare IV)
06. Ieri, oggi, domani
07. Lost in your skies (piano solo version)
08. Quasi un tango
09. Lost in your skies
10. Out of the blue (string version)
Alessandro Stella
2026
35:52
