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Per tre giorni, Polignano a Mare ha provato a fare qualcosa di più complesso di una semplice rassegna.

Non solo ricordare Domenico Modugno, ma usarlo come punto di partenza per capire dove può andare oggi la canzone d’autore. ‘Nel segno di Domenico Modugno. Canzone d’autore, cinema, luoghi del cuore’ è stato questo: un attraversamento.

Tra musica e cinema, tra istituzioni e pubblico, tra racconto e prospettiva. Una costruzione lenta, fatta di incontri, materiali d’archivio, concerti, ma soprattutto di domande.

 

 

L’inizio: partire da chi ascolta oggi

L’apertura con gli studenti delle scuole a indirizzo musicale non è stata casuale, è stata una dichiarazione di intenti: prima ancora degli artisti, prima dei concerti, ci sono gli ascoltatori.

E lavorare su di loro significa lavorare sul futuro della canzone d’autore.

Un incontro diretto, senza sovrastrutture, che ha messo al centro il rapporto più fragile — e più importante — tra musica e nuove generazioni.

 

La musica dal vivo: rileggere senza imitare

Il concerto di Syria, accompagnata da Massimo Germini, ha attraversato il repertorio di Domenico Modugno evitando ogni forma di replica: non un omaggio statico, ma una rilettura.

 

Un modo per capire se quelle canzoni, oggi, riescono ancora a muoversi; la risposta è arrivata proprio nella loro elasticità, nella possibilità di essere riportate in scena senza perdere forza o autenticità.

 

 

Gli incontri: smontare una figura complessa

Il cuore della giornata di sabato è stato nei talk e nei momenti di approfondimento, dove Modugno è stato osservato da più angolazioni: autore, interprete, attore. Non una figura unica, ma un sistema di linguaggi. Un lavoro di analisi che ha evitato la celebrazione facile e fine a se stessa, provando invece a restituire complessità.

 

Il cinema: capire come si costruisce un artista

Il contributo del Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale ha aggiunto un elemento importante: il processo. Materiali d’archivio, percorsi formativi, tracce concrete di costruzione artistica; non solo ciò che resta, ma come ci si arriva. La proiezione di ‘Nel blu, dipinto di blu’ di Piero Tilli, film uscito nel lontano 1959 (nel cast, oltre ovviamente al ‘Mimmo Nazionale anche Vittorio De Sica e Giovanna Ralli), ha completato questo sguardo, mostrando il legame profondo tra musica e immagine.

 

 

Il libro: dalla memoria alla trasmissione

Non è un libro da leggere e basta, è pensato per essere usato.

Curato da Paolo Talanca, Felice Liperi e Francesco Guarino, nasce da una collaborazione che tiene insieme realtà come Club Tenco, Officina Pasolini e Officina Roversi.

 

da sinistra, Felice Liperi, Francesco Guarino e Paolo Talanca

 

Ma soprattutto nasce da un’esigenza precisa: dare alla scuola uno strumento concreto per lavorare sulla canzone d’autore, non in modo teorico, non come semplice oggetto di analisi, ma come esperienza.

Il cuore del volume sono 23 testimonianze inedite; non interviste classiche, non saggi, ma racconti di origine. Artisti come Vasco Rossi, Luciano Ligabue, Zucchero, Francesco Guccini, Fiorella Mannoia, Samuele Bersani, Jovanotti tornano a un momento preciso: quello in cui, da adolescenti, hanno incontrato la musica. Il punto in cui tutto comincia.

Dischi ascoltati fino a consumarsi, scoperte casuali, rivelazioni improvvise.

 

Ne esce una mappa molto concreta: la musica non come teoria, ma come esperienza che forma.

Ogni testimonianza è accompagnata da schede operative, costruite da docenti che sono anche musicisti o critici. Dei veri e propri strumenti per portare quelle storie dentro la classe, a trasformarle in attività: ascolto guidato, scrittura, confronto, analisi personale.

 

L’obiettivo è chiaro: non spiegare agli studenti cosa significa una canzone, ma metterli nella condizione di entrarci, di usarla, di viverla.

 

 

 

Il territorio: i luoghi come parte del racconto

Le visite guidate e la firma dell’accordo tra Polignano, San Pietro Vernotico e Lampedusa (luoghi fortissimamente legati a Modugno per ovvi motivi) hanno allargato il discorso. Qui la musica diventa geografia, un filo che tiene insieme luoghi diversi, attraversati dalla stessa storia: non solo memoria, ma rete; non solo identità, ma possibilità di sviluppo condiviso.

 

 

La chiusura: tornare alla comunità

La parata finale, guidata da Renzo Rubino, ha riportato tutto alla dimensione collettiva; le bande musicali che attraversano la città, le persone che seguono, le canzoni che tornano a essere patrimonio comune. Un gesto semplice, ma forse il più fedele allo spirito di Domenico Modugno: la musica come condivisione.

 

 

Da qui a settembre

Questi tre giorni non si chiudono davvero qui, funzionano più come un primo movimento.

L’appuntamento è già fissato: 4, 5 e 6 settembre, quando Polignano a Mare Città della Musica tornerà con una nuova serie di eventi e live dedicati alla canzone d’autore.

Se aprile è stato il laboratorio — fatto di incontri, riflessioni, costruzione — settembre sarà il momento in cui tutto questo dovrà trovare una forma ancora più visibile, più aperta, più condivisa.

E forse sarà lì che si capirà davvero se questo progetto è riuscito a fare quello che si è proposto:

non solo ricordare Domenico Modugno, ma trasformarlo in qualcosa che continua a generare.