Scena iniziale: esterno, tardo pomeriggio, Langhe piemontesi, fine luglio.
Fan: “Belìn Giorgio, complimenti, avete fatto proprio un bell’album”
Voce fuori campo (Da leggersi con spiccata cadenza genovese): “E belìn, con tutto il tempo che ci hanno messo ci mancava lo facessero brutto!”
Il fan sono io, sinceramente colpito dal nuovo lavoro de La Rosa Tatuata, per il quale ho partecipato con entusiasmo al crowdfunding, che in attesa del loro concerto a Roddino (CN) in apertura a Ginevra di Marco e ai Gang, ho il piacere di conoscere Giorgio Ravera, cantante ed autore dei testi della band.
La voce fuori campo è quella di Paolo Bonfanti, che di Genova e del blues è uno splendido ambasciatore, amico fraterno della band e direttamente coinvolto in questo disco, dove suona la sua chitarra mancina in Il lato oscuro e canta i cori di In parti uguali. Non sarà difficile trovarlo sul loro palco nei prossimi concerti!
Ho iniziato da questo aneddoto a tinte genovesi non solo perché lo trovo molto divertente, ma soprattutto perché Genova è dentro questo album, fino al midollo.

Partiamo dal brano che dà il titolo al disco, Il verso delle cose: “a Genova la notte non si scomoda di certo per capire dove vai e lascia a te nascondere le tracce con la pioggia e non le importa di chi sei”
Belìn!
Queste due righe raccontano Genova ed i genovesi come raramente mi è capitato di leggere; questo mix di indifferenza e distacco, di supposta scontrosità, che nascondono un cuore grande da marinaio, spiccano precise nell’incipit del brano. Genova è presente nelle canzoni, nei testi, nelle amicizie della band, in primis il già citato “Bonfa”, ma in questo brano ci accoglie come solo lei sa fare. Un pezzo che parla di smarrimento, malinconia, di dubbi e domande che davanti al mare del porto sembrano enormi, ma che alla fine si sciolgono, perché “anche a Genova una notte buia come questa, tutto a un tratto poi risplende”. Cercare “il verso delle cose” è cercare il senso della vita, trovarne una direzione, un significato.
Un album che riporta in pista la band dopo diversi anni, la loro storia la potrete leggere in tutte le recensioni uscite in rete, insipidi copia\incolla della loro cartella stampa.
Il verso delle cose però merita una ricerca più approfondita, un impegno ed un rispetto maggiori, verso un gruppo che si è ritrovato, è ripartito dopo difficoltà pesanti ed ora ha davanti di nuovo una strada fatta di note, canzoni, amici. Tornando alla title-track: “perché è così che ci sente, guardando il verso delle cose, senza capirci niente”. Un brano sostenuto dalla sezione fiati e dai cori, che rendono solenni i vari passaggi.
A sottolineare il tempo passato, non bastasse l’ironia degli amici, apre l’album il rumore di un modem vecchia scuola, di quelli che in attesa che si collegasse alla rete potevi preparare il pesto al mortaio.
Nessuna rete attiva mette subito in chiaro che qui si mastica il verbo del rock, quello stradaiolo, quello militante, quello di chi da tempo mangia pane e Gang a pranzo e cena. Una dichiarazione di intenti ed una scelta di campo: se questa è la realtà, io scendo qui, dove “non c’è rete” e non posso essere raggiunto dalle brutture del mondo, reale o virtuale che sia. Distacco da questa realtà e ricerca di connessioni vere, umane, non digitali. “A conti fatti” è una richiesta di aiuto, di “human touch” per dirla alla Springsteen, un concetto che tornerà spesso.
Il lato oscuro ed In fondo alla tua via gettano luci inquietanti sui rapporti personali e sull’animo umano. Un momento di sconforto che rischia di trascinarci via con la corrente o una relazione finita male che esaspera uno dei due, mettendogli in testa strani pensieri. Aspetti da non trascurare, momenti che potrebbero capitare a chiunque e che chiunque ha il dovere di provare a gestire.
Dal particolare all’universale, Cammino sulle acque disegna un perfetto ritratto della superficialità umana, troppo intenta ad apparire e a programmare il proprio svago per accorgersi che “tutto crolla e il mondo va a puttane”. Ma che ci frega, tanto domani esce il nuovo modello di smartphone. Con un airplay radiofonico adeguato, potrebbe tranquillamente diventare l’inno di chi certe cose le denuncia da anni e in risposta è stato inserito nella categoria dei “Gretini”; ma del resto, meglio Gretini che stronzi.
Capolavoro dell’album, Cadono gli aquiloni racconta la vicenda di Giulio Regeni immaginandosi il suo punto di vista.
“tuo fratello ha un pugnale di legno che ogni tanto mi appoggia alla gola
Mi consola saperti lontana da tutto il frastuono di questo silenzio,
sai dirmi quando fermi il vento?”
Siamo con lui in quella maledetta stanza della prigionia, mentre probabilmente si sta augurando di morire in fretta per il troppo dolore causato dalle torture.
“La furia del vento che ho preso alle spalle ha graziato la punta del naso, sai dirmi quando fermi il vento?”
Frase straziante che riporta alla mente il dolore della madre di Giulio, che disse proprio di aver riconosciuto il cadavere del figlio dal naso, unico punto risparmiato dai suoi assassini, che in perfetto stile italiano non sono mai stati cercati con l’impegno che un paese serio dovrebbe mettere in campo per un figlio ucciso così, in un paese straniero.
A dare una nuova chiave di lettura, Facile suggerisce proprio quello che porta come titolo, un invito a semplificarsi quanto possibile la vita, già complicata di suo. Facile come mantra, come ricerca, come attitudine, anche se “Facile non è, facile non è mai facile, per niente”.
Struggente e malinconica, Insegnami a ballare è un saluto, un abbraccio a chi forse ci ha lasciato, ma è sempre presente. Una preghiera per un ultimo ballo, prima che si spengano i riflettori. Torna il bisogno di relazione, di contatto, legami che non vogliamo spezzare e che ci porteremo sempre con noi.
Dicevo dei Gang all’inizio ed In parti uguali è forse il brano in cui è più lampante l’ispirazione dei Fratelli Severini, ironica, tagliente, ma ancorata a valori che oggi sembrano essere stati spazzati via; un richiamo alla condivisione, nel bene e nel male, strumento indispensabile per capire “il verso delle cose” e per potersi guardare allo specchio serenamente alla sera. Un mezzo per aver vicino le persone che contano, i gesti che contano, “come il vino versato a un amico dal cuore truffato, che per nulla si arrende”. Inevitabile leggere un collegamento tra la title track e il brano che chiude l’album.
Come se la ricerca di senso arrivasse ad un approdo sicuro proprio nel posto dove “ogni luce giù in città si accende e risplende”. La ricerca non si conclude e non si risolve, ma l’augurio è che La Rosa Tatuata continui il suo percorso, fatto di dubbi, errori e tentativi, perché ancora tante sono le strade e le creuze da esplorare.
Però non fateci aspettare troppo, che c’è gente che lavora qui, belìn!

Autoprodotto
01. Nessuna rete attiva
02. A conti fatti
03. Il verso delle cose
04. Il lato oscuro
05. In fondo alla tua via
06. Cammino sulle acque
07. Cadono gli aquiloni
08. Facile
09. Insegnami a ballare
10. In parti uguali
Giorgio Ravera
2026
44:00
