Primo degli incontri del
pomeriggio in sala stampa quello con Tricarico.
Inevitabile con lui partire dall’esclusione di ieri sera, argomento che il
cantautore milanese affronta con la sua solita laconicità stralunata: «Mi
piacerebbe andare avanti, certo. Ma mi piacerebbe anche andare a casa tutto
sommato». Man mano però che le domande si susseguono l’autore de Il bosco delle fragole pare meno
spaesato dell’anno scorso e a volte più che il suo carattere sono le domande fuori
centro della sala stampa ad indurlo a un atteggiamento vago, quasi sconnesso,
ma anche estremamente lucido, come quando qualcuno gli chiede dell’ambientazione
in un bosco della sua canzone. «No, la canzone non è ambientata in un bosco, il
bosco è solo un’immagine. Non avrei potuto scrivere una canzone ambientata in
un bosco, sono anni che non vado in un bosco e in vita mia in tutto ci sarò
andato tre volte. Le immagini delle mie canzoni arrivano dalla favola, dal
mistero, dalla magia e in questa canzone ho voluto parlare della perdita dei
legami tra le persone, soprattutto dei legami di comunità, l’idea di villaggio.
Sono cambiati i modi di vivere i rapporti». Quindi non solo una canzone su un
rapporto d’amore e su un matrimonio quindi: «Il matrimonio è una cosa molto
importante ma anche molto personale, mia. E la canzone è ispirata dall’amore,
anche se per me il matrimonio è importante come rito per dare ordine a ciò che
ci accade». L’amore e il gioco sono anche i due temi importanti del nuovo disco
di Tricarico, che uscirà domani con lo stesso titolo della canzone portata all’Ariston:
«Del mio prossimo disco è difficile parlare perché nessuno ancora l’ha sentito
e comunque le canzoni dovrebbero parlare da sé, se non ce la fanno c’è qualcosa
che non va e in quel caso la responsabilità è mia che le scrivo. Comunque parla
di amore, di gioco. Ogni canzone toccato un argomento. Di base c’è la voglia di
svelare e capire il mistero della vita». Per qualche collega Il bosco delle fragole è un pezzo troppo
difficile, «escatologico» (? ? ) che necessita di una spiegazione da parte di chi
l’ha scritta: «A volte non capisco bene neanche io cosa voglio dire. Mi piace
scrivere e non penso che ci sia sempre qualcosa da capire. Questa è una canzone
con vari momenti, va ascoltata e basta. Quando lavoravo con Morandi lui continuava
a dirmi “Non capisco” e io ad un certo punto ho capito: se vuoi un filo logico
non c’è, ci sono vari momenti che ti portano in giro. C’è questa persona che si
sta abbandonando all’amore, che si butta, come dovremmo fare tutti. La
solitudine è una certezza, hai tutto sotto contro, quando sei solo non ti devi
abbandonare alle responsabilità, puoi fare tutto». Infine spazio alle influenze
che per Tricarico pare girino intorno alla parola punk: «Quando ero piccolo non
ascoltavo musica, non accendevo neanche la radio. Poi ho ascoltato il punk: i
Clash, i Sex Pistols. E poi Endrigo, ma anche la classica, Mozart, anche lui è
punk. Punk è tutto ciò che nasce un impeto».
pomeriggio in sala stampa quello con Tricarico.
Inevitabile con lui partire dall’esclusione di ieri sera, argomento che il
cantautore milanese affronta con la sua solita laconicità stralunata: «Mi
piacerebbe andare avanti, certo. Ma mi piacerebbe anche andare a casa tutto
sommato». Man mano però che le domande si susseguono l’autore de Il bosco delle fragole pare meno
spaesato dell’anno scorso e a volte più che il suo carattere sono le domande fuori
centro della sala stampa ad indurlo a un atteggiamento vago, quasi sconnesso,
ma anche estremamente lucido, come quando qualcuno gli chiede dell’ambientazione
in un bosco della sua canzone. «No, la canzone non è ambientata in un bosco, il
bosco è solo un’immagine. Non avrei potuto scrivere una canzone ambientata in
un bosco, sono anni che non vado in un bosco e in vita mia in tutto ci sarò
andato tre volte. Le immagini delle mie canzoni arrivano dalla favola, dal
mistero, dalla magia e in questa canzone ho voluto parlare della perdita dei
legami tra le persone, soprattutto dei legami di comunità, l’idea di villaggio.
Sono cambiati i modi di vivere i rapporti». Quindi non solo una canzone su un
rapporto d’amore e su un matrimonio quindi: «Il matrimonio è una cosa molto
importante ma anche molto personale, mia. E la canzone è ispirata dall’amore,
anche se per me il matrimonio è importante come rito per dare ordine a ciò che
ci accade». L’amore e il gioco sono anche i due temi importanti del nuovo disco
di Tricarico, che uscirà domani con lo stesso titolo della canzone portata all’Ariston:
«Del mio prossimo disco è difficile parlare perché nessuno ancora l’ha sentito
e comunque le canzoni dovrebbero parlare da sé, se non ce la fanno c’è qualcosa
che non va e in quel caso la responsabilità è mia che le scrivo. Comunque parla
di amore, di gioco. Ogni canzone toccato un argomento. Di base c’è la voglia di
svelare e capire il mistero della vita». Per qualche collega Il bosco delle fragole è un pezzo troppo
difficile, «escatologico» (? ? ) che necessita di una spiegazione da parte di chi
l’ha scritta: «A volte non capisco bene neanche io cosa voglio dire. Mi piace
scrivere e non penso che ci sia sempre qualcosa da capire. Questa è una canzone
con vari momenti, va ascoltata e basta. Quando lavoravo con Morandi lui continuava
a dirmi “Non capisco” e io ad un certo punto ho capito: se vuoi un filo logico
non c’è, ci sono vari momenti che ti portano in giro. C’è questa persona che si
sta abbandonando all’amore, che si butta, come dovremmo fare tutti. La
solitudine è una certezza, hai tutto sotto contro, quando sei solo non ti devi
abbandonare alle responsabilità, puoi fare tutto». Infine spazio alle influenze
che per Tricarico pare girino intorno alla parola punk: «Quando ero piccolo non
ascoltavo musica, non accendevo neanche la radio. Poi ho ascoltato il punk: i
Clash, i Sex Pistols. E poi Endrigo, ma anche la classica, Mozart, anche lui è
punk. Punk è tutto ciò che nasce un impeto».
(Luca Barachetti)
