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Roma, Auditorium Parco della Musica, 15 aprile, 11 maggio, 7 e 29 giugno 2009

Intervista a Cinzia Gangarella


Quali
eventi hanno fatto incontrare uno studioso di canzone e un direttore
d’orchestra e maestro di musica “colta”?

Quando
incontrai Gianni Borgna, tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi
degli anni Novanta, io lavoravo al teatro Storchi di Modena; ma lo
conoscevo già molto bene attraverso i suoi libri, e ne avevo
grandissima stima perché era un musicologo che parlava di canzone
nel modo che piaceva a me. Allora lavoravo soprattutto nei teatri:
insegnavo disciplina musicale nelle scuole di teatro. E poi
accompagnavo cantanti, tra cui Miranda Martino. È venuto molto
naturale parlare, conoscerci e imbastire un progetto comune che nel
nome, già allora “Cantando sotto la storia”, alludeva a pezzi di
storia della canzone quale è Camminando sotto la pioggia.

È così
che negli ultimi anni avete lavorato assieme all’università…

Il progetto
universitario a Tor Vergata ha questo lungo percorso alle spalle; è
da sottolineare, peraltro, che Borgna è docente di Sociologia della
musica, e non di Storia della canzone; lui mi ha chiamato
successivamente per inserire questo approfondimento all’interno del
suo corso. Ed è una cosa che mi si confà molto, perché allo studio
teorico della canzone, ovviamente alquanto astratto, associamo così
uno studio pratico, e anche tecnico: all’università ci sono anche
molti musicisti tra gli studenti, ed è importante riuscire a portare
il discorso anche sull’analisi strettamente musicale.

È un po’
quello che manca all’università italiana…

Sì, ma
attenzione a non pensare che solo i musicisti riescano a capire certe
analisi musicali: quando si portano degli esempi, quando si
confrontano i ritmi, gli stili di un’epoca rispetto a un’altra,
chiunque, anche il pubblico meno preparato, si scopre in grado di
capire perfettamente di cosa si stia parlando. Quando in spettacolo
spiego il passaggio dal tango al charleston nella forma canzone, è
lampante il cambiamento profondo dello spirito di un’epoca; così
come è lampante il regresso quando si passa dalla canzone napoletana
di fine Ottocento a certi generi più recenti: chiunque lo capirebbe,
quando si mettono a confronto i pezzi.

Come vi
siete regolati per la scelta del repertorio, muovendovi in un
territorio tanto vasto?

Ci siamo
rifatti a una sorta di serata campione, che è stato il nostro primo
spettacolo, in cui in una sola serata abbiamo messo un po’ tutto,
dalle origini fino a Paolo Conte; avendo in questo ultimo progetto
quattro serate a disposizione, abbiamo ragionato un po’ per
ventenni, cercando di seguire così un criterio ordinato in base agli
eventi storici. Sottolineavo prima il fatto che Borgna è docente di
Sociologia della musica perché questo modo di procedere è
estremamente interessante proprio in quest’ottica: mette in
evidenza quanto una canzone riesca a diventare lo specchio di
un’epoca storica, ma anche di un solo anno. Ascoltare un brano
creato in un determinato periodo rimanda come una fotografia
l’immagine di quello stesso periodo, e risulta immediatamente
comprensibile nel suo spirito più profondo.

Domanda
obbligata, a questo punto: nuovi progetti in vista?

Bè, mi
piacerebbe ora, in un prossimo futuro, affrontare la storia della
canzone seguendo altri criteri, ad esempio per filoni tematici:
l’amore, la donna, il lavoro… Ma Gianni ancora non lo sa!

Artista:
Cinzia Gangarella