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Lo scorso giugno Lorenzo Cherubini ha vinto il Premio Mogol 2008 per il testo della canzone Fango, contenuta nel suo ultimo disco “Safari”. L’abbiamo incontrato ad Aosta a pochi minuti dalla fine della premiazione, durante la quale Jovanotti ha ricevuto il premio, un “tatà” (mulo) d’oro, tipico giocattolo in legno dei bambini di montagna, proprio dalle mani di Giulio Rapetti.

Lorenzo, complimenti per questo premio che tu stesso hai definito
letterario più che musicale
. Io lavoro con la lingua, le mie
canzoni nascono dalle parole: ricevere questo premio da Mogol, che è un poeta in musica, è un onore. Tuttavia per me è una
sensazione nuova. L’unica materia in cui sia mai stato rimandato è l’italiano e
io ho ricevuto il premio come miglior autore di testi! E poi mi hanno premiato per
la parte più intima del mio lavoro. Normalmente faccio quasi tutto insieme agli
altri tranne i testi, che normalmente scrivo da solo. Mentre la musica è frutto
di un lavoro collettivo, i testi sono proprio una cosa mia, anche perché più
una canzone nasce da un momento intimo, più è vera perché il pubblico sente le
emozioni di chi l’ha scritta. Il testo di Fango nasce in viaggio in aereo. Stavo andando dall’Ecuador alla
Costa Rica, dove dovevo fare scalo. Avevo dietro il mio quaderno e ho scritto le
parole. La prima frase è stata il ritornello: «Io lo so che non solo anche
quando sono solo», che era un’idea che avevo in testa da tempo ed era rimasta appesa:
certe frasi per me sono come conchiglie, quando le trovo le metto da parte. E’
un pezzo importante. In genere quando faccio un disco ho sempre bisogno di una
canzone perno, attorno alla quale si sviluppi tutto il cd. Questa volta è stata
Fango. Subito dopo sono arrivate
tutte le altre. Nel testo usi un parallelismo tra cielo e fango. La canzone si chiama Fango. Non poteva chiamarsi cielo? No, perché la parola fango mi
sembrava più efficace, anche più misteriosa. E il fatto di uscire con una
canzone nuova che si intitolasse Fango
mi sembrava potesse attirare maggiormente l’attenzione, creare un po’ di
curiosità. Quindi quando ho scelto il titolo della canzone non ho avuto dubbi. Rispetto a tutta la tua carriera c’è un testo al quale ti senti più
legato?
E’ qui la festa, perché è l’inizio di tutto. Ebbi la sensazione che
una frase stupida e allo stesso tempo divertente avesse il potere di
raccogliere intorno a sé un’energia incredibile. Ma se dovessi decidere un
testo di una canzone che meglio mi rappresenta sceglierei, tra le mie, L’ombelico del mondo, e tra quelle di
altri autori, visto che ci troviamo qui, un brano di Mogol: Emozioni. La musica di Mogol fa parte della tua vita? Naturale. Mogol è il più grande poeta in musica che abbiamo. Le canzoni con Battisti sono nella nostra pelle. Sono
importanti tanto quanto certi monumenti del nostro panorama. E’ un grandissimo,
è un talento incredibile, e poi è… velocissimo nello scrivere! Questa cosa è risaputa.
E’ impressionante pensare che un brano come Emozioni
sia stato scritto in pochi minuti. In Safari dici che ogni uomo «danza con il suo demone e ogni storia
finisce bene
». Qual è il tuo demone? Tutti l’abbiamo. Assolutamente.
Tutti facciamo i conti con quello che i greci chiamavano daimon. Poi il cristianesimo l’ha tradotto in demone dandogli un’accezione
negativa e paurosa. In realtà non è così. In realtà il daimon è lo spirito che ti accompagna, è ciò che guida il tuo
destino. Fare i conti con il proprio daimon
probabilmente è ciò che serve per realizzare il compito che abbiamo in questo
mondo. Da qualche settimana è nato il nuovo sito de L’Isola che non c’era.
Qual’è il tuo rapporto con internet?
E’ molto sereno. Lo considero uno
strumento fondamentale per il mio lavoro, perché la musica si avvale
dell’apporto delle tecnologie. La sua storia è anche la storia degli strumenti
che hanno permesso alla musica di esistere. Quindi anche internet è un passo
avanti, perché ha offerto maggiori possibilità di diffusione e di conoscenza per
tutti. Lo sviluppo del computer è una vera e propria rivoluzione. Quando ho
iniziato, fare il musicista era un lavoro complesso e costoso, ora con un
computer un ragazzo può quasi farsi un disco in casa. La creatività è più
accessibile per tutti.

Artista:
Jovanotti