Parliamo con Enrico Fridlevski, voce dei Vick Frida, gruppo toscano alla sua prima esperienza discografica con Cine–Pop. Chiacchieriamo con lui di cinema, degli esordi, di live e della discografia italiana. Ci dice che l’importante è non lamentarsi troppo, imparare a sopportare un po’ di veleno, non perdere mai l’amore per la composizione e ricercare sempre l’originalità, continuando ad ascoltare se stessi e non la radio: imparare ad immergersi prima di tentare di emergere.
Cominciamo col dire chi sono i Vick Frida e come sono nati. Sono nati piuttosto classicamente
durante il periodo scolastico, come si suol dire tra i banchi di scuola, anche
se non letteralmente visto che hanno età diverse e frequentavano diversi
istituti. Si sono poi trasformati, cambiato nome indirizzo e pelle più
volte ma il nucleo caldo è rimasto lo stesso negli ultimi tredici anni. Quali sono stati gli esordi e
come siete arrivati alla pubblicazione di Cine-Pop? Abbiamo scritto in inglese per
diversi anni, ma a quanto pare la discografia italiana al tempo aveva una gran
paura, ed a sentire certi produttori, a mio parere non troppo coraggiosi o
illuminati, l’Italia non esporta e mai
esporterà niente di rilevante in lingua inglese. Ossia dopo certe hit dance
negli anni ottanta la festa è finita adesso tutto ciò che tenta in quella
direzione è ritenuto assai rischioso e fallimentare… mentre il resto del mondo
a partire dai cugini francesi sembra non curarsi troppo della cosa, con ottimi
risultati: uno dei tanti misteri della discografia di casa nostra. Ad
ogni modo un paio d’anni fa spontaneamente ho scritto il primo testo in
italiano e la cosa è sembrata buona… abbiamo unito l’utile al nuovo ed
interessante ed abbiamo deciso di fare un disco in italiano. Lungo
la strada abbiamo incontrato Diego Calvetti
e la Carosello
che ha percorso un po’ di strada con noi… o noi con loro… poi la Universal con cui abbiamo
pubblicato il disco. Questo modo così cinematografico di scrivere e comporre da cosa nasce,
da una naturale inclinazione o da un amore importante per il grande schermo (o
forse da entrambi)? . Ci sono testi nell’album che partono in modo
particolare da punti di riferimento cinematografici? Dopo le scuole superiori, durante
gli anni del conservatorio, ed anche dopo… in breve, negli ultimi dieci anni, credo
d’aver visto in media un film al giorno al cinema o in dvd. C’è
chi viene ispirato dall’articolo di un giornale, chi da vicende
personali, chi dalla musica stessa… il bisogno di dire qualcosa in musica
arriva da qualsiasi direzione in qualsiasi momento. Il cinema e la musica
cosiddetta “da film” ci è sempre piaciuta, probabilmente tra gli ultimi
dieci dischi che ho comprato otto sono colonne sonore e sei sono del maestro Morricone, di cui sono innamorato. In
“Cine_PoP” c’è il tentativo di fare qualcosa che avesse sempre a che fare col
cinema, con i suoi simboli, con il tipo di narrazione che lo caratterizza, e
con la sua musica. Negli esperimenti piu’ riusciti c’è un sentore, una
traccia vaga ispirata, ma rielaborata, a certe atmosfere
musicali, e le immagini che scorrono davanti agli occhi della
mente, sono il ricordo di un ricordo, non per questo meno intenso. “Cine-Pop” al primo ascolto
sembra però anche un disco notturno, molto noir.
Impressione sbagliata? Impressione affatto sbagliata, è
nato di notte… parla spesso della notte, elogia ed ama profondamente la notte. Probabilmente ciò ha qualcosa a che fare
col fatto che io sono un vampiro. Spettacoli dal vivo. Ho assistito ad un vostro live al The Place, noto
locale di Roma, e l’ho trovato intenso ed elegante. Mi racconti un po’ come vi
accostate alla dimensione live, come la progettate e che idea c’è alla base? Intenso intenso intenso,
avvolgente, a tratti psichedelico, sognante, poco cosciente,
terapeutico. Queste sono le caratteristiche
dei nostri spettacoli dal vivo, nei teatri o nei locali più grandi, quando è
stato possibile, abbiamo portato dei veri e propri spettacoli
col nostro concerto al centro. Veniamo infine alla nota dolente: quali sono le difficoltà che un
gruppo giovane ed alla prima esperienza discografica, come i Vick Frida, deve
affrontare per emergere in una situazione discografica, non proprio florida,
come quella italiana? Imparare a sopportare un po’
di veleno, non lamentarsi eccessivamente, non inacidire, cercare di
migliorare, di diventare qualcosa di indiscutibile, non perdere l’amore (come Ranieri) per la
composizione e continuare ad attribuire grande valore all’originalità,
continuare ad ascoltare se stessi e non la radio. Queste sono solo
alcune delle cose su cui lavorare per sopravvivere e continuare a godere del
fatto che successo o non successo, vendite o non vendite , popolarità o meno,
si fa ciò che si vuole, ed è una delle attività piu’ oneste e soddisfacenti del
mondo. Forse prima di emergere bisogna immergersi. Ad ogni modo… sì, è un
po’ deprimente, se non è florida è colpa sua, di musica buona in giro ce n’è
molta, basta cercare tra quella meno promossa.
Vick Frida
