Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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Alessandro Bellati è un artista sincero. Limpido e intelligente. Senza peli sulla lingua si direbbe, e che malgrado abbia scelto una via espressiva largamente frequentata (songwriting italiano “pulito”, tutto assonanze e ritornelli), riesce a farsi apprezzare per una qualità sempre più rara: l’umiltà.

Gli abbiamo rivolto qualche domanda, mettendoci i panni di chi s’interroga riguardo la necessità di continuare a scrivere canzoni che parlano d’amore. Così, giusto per capirne l’intenzione.

   

Perché
un album che s’intitola “Parole d’amore”?

Perché
è indiscutibile che l’amore è, e rimane, la meravigliosa certezza
che la vita non basta. L’amore ci rende uguali e liberi, ed è
quella immensa necessità interiore che riesce a manifestarsi anche
dentro il più breve degli sguardi.

Quanto
è difficile non risultare banali mettendo in musica parole che
parlano d’amore?

Parlo
sempre di sentimenti e mai di sentimentalismi. A un orecchio attento
rimane evidente che le mie canzoni parlano sempre anche di altro; in
tutte c’è un riferimento all’amore contemporaneamente a
riferimenti a tutte quelle categorie umane che attengono alla vita e
che dalla vita attingono emozioni. Comunque credo che spiegare una
canzone non è solo un atto inutile, ma a volte anche
controproducente e l’essere frainteso è una delle mie
preoccupazioni, che sinceramente, dopo la pubblicazione del cd, non
mi preoccupa più. Ascoltare per credere.

A
chi sono rivolte le tue canzoni?

Nelle
mie canzoni ci sono elaborazioni sentimentali per una “lei”, ma
con i testi sento sempre forte il bisogno di rendere vivo un
messaggio che amo particolarmente, e cioè – citando Pessoa – che
“l’Arte è la confessione che la vita non basta”.

Nel
gruppo di musicisti che hanno suonato nel disco ci sono anche dei
fiati e una fisarmonica. Hai scelto tu queste sonorità?

Ho
scelto personalmente di introdurre i fiati e la fisarmonica per dare
un preciso colore musicale. La scrittura è un fatto intimo e
solitario; scrivo sempre testi e musiche in solitudine. In studio poi
nasce e si sviluppa l’arrangiamento.

Le
tue canzoni sono molto ben cesellate e danno l’impressione di un
“andamento perfetto”, senza strappi e colpi di scena. Non pensi
che questo possa ingabbiarti in delle maniere musicali senza molte
vie di fuga dal punto di vista stilistico?

Credo
nell’immediatezza delle sensazioni e credo nella comprensione
critica dei testi da parte di chi ascolta le mie canzoni. Sono
“andamenti contrari”. Scrivere per contrasti è una mia
necessità.

Il
tuo timbro vocale ricorda quello di Gaetano Curreri: è lui il tuo
punto di riferimento?

Il
paragone vocale con Curreri mi lusinga. I miei piaceri musicali sono
sempre stati la bossa-nova, lo swing e tutti i Cantautori italiani.

Dopo
un album che possiamo definire come “mainstream di qualità”,
stai già pensando a quale direzione prenderà il tuo modo di fare
musica?

In
“Tuttotondo” canto: «nessuna bussola, nessuna direzione, solo
l’istinto per cambiare direzione».

L’amore
per i libri e la passione per l’insegnamento: in che modo
influenzano il tuo modo di fare musica?

Credo
che solo la Cultura diffusa al massimo grado potrà salvarci da tutto
e da tutti. Nel contempo sento l’Arte come bisogno fondamentale,
come necessità interiore; vivo l’Arte come l’unico vero motore,
come fonte inesauribile di vita.

Quanto
è stato importante, in termini formativi, aver collaborato con un
artista come Tullio De Piscopo?

Tullio
mi ha dato la possibilità concreta di farmi conoscere a un pubblico
molto vasto e per me è stata una gioia scrivere per lui.

Cosa
pensi della scena “indie” italiana, mi riferisco ai vari
Afterhours, Paolo Benvegnù, Marta sui Tubi?

L’essere
indipendenti regala molte libertà espressive e le etichette
indipendenti, come per esempio Odd Time, sono una vera e grande
risorsa per l’Arte musicale.

Festival
di Sanremo, X Factor, Amici: si parla parecchio di queste vie per
raggiungere la popolarità, tu che idea hai dell’attuale
situazione?

Penso
tutto il peggio possibile nei confronti di chi vuole emergere solo
per diventare famoso. Punto.

Artista:
Alessandro Bellati