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Beppe Donadio, bresciano con qualche stilla di sangue napoletano nelle vene, è uno dei “casi” musicali degli ultimi anni. Indipendente per necessità ma anche per convinzione, ha realizzato due cd di grande lignaggio e di notevole ironia, “Merendine” e Houdini, ricchi di suoni e di parole argute. Regolarmente distribuito in Svizzera, comincia a crescere la passione per le sue canzoni anche in Italia, grazie al tam tam degli appassionati e alla ricchezza e profondità di “Beppuccio”.

Dopo l’esordio di “Merendine”,
che ti ha fatto conoscere e che ti ha aperto molte porte, in Italia e
soprattutto in Svizzera, come ti sei approcciato al il tuo secondo disco,
“Houdini”?
“Merendine” ha cambiato
molte cose nella mia vita, sotto molti punti di vista. L’ho pubblicato pensando
che sarebbe finito sotto l’albero di Natale del 2006. Tutto quello che è
successo dopo, totalmente inaspettato, mi ha cambiato le prospettive.
“Houdini”, al contrario di “Merendine”, ha avuto un
pubblico ad attenderne l’uscita, e cioè tutte quelle persone che con il loro
affetto e apprezzamento mi hanno consegnato una certa consapevolezza di quello
che scrivo e tanta responsabilità che prima non c’era. Fare un cd che non
rimpiangesse per emozioni il primo era una bella prova. Anche per questo secondo disco hai preferito uscire da indipendente
assoluto: una scelta o una necessità?
Una felice necessità, la
chiamerei. Un cd come “Houdini” non me l’avrebbe “commissionato”
nessuno. Ci abbiamo creduto io, il mio ufficio stampa e il mio produttore
esecutivo. Puoi fare di testa tua soltanto se sei autoprodotto, e per certi
versi autoprodotto io vorrei esserlo in eterno. Personalmente apprezzo molto l’idea di inserire tra un brano e l’altro
dei momenti recitati, parlati, scambi di battute e siparietti. Se questo da un
lato ti caratterizza non credi però che penalizzi un po’ la continuità delle
canzoni?
Non saprei, non ho fatto troppi
calcoli nemmeno sui siparietti. Sia “Merendine” che
“Houdini” sono concept-album, c’è una storia comune che scorre dal
primo al secondo cd. Ho pensato fosse interessante raccontare questa storia
utilizzando espedienti aggiuntivi, come la recitazione. Ho sempre apprezzato
l’approccio di Elio e le Storie Tese,
ho sempre trovato nel loro lavoro un onestissimo “il disco è questo, che
vi piaccia o no”, contro ogni logica di mercato. Alcuni dei loro
siparietti sono o sono stati parte del nostro linguaggio collettivo
(“Facchetti, c’hai sempre e solo Facchetti…”). Con “Houdini” continui e forse
rafforzi la posizione di chi va contro vento, manifestando una critica,
giustissima e piuttosto esplicita, verso il decadimento di chi gestisce la
musica, la povertà e a volte la totale mancanza di idee. Credi sia possibile,
per te e per altri artisti, arrivare a farsi conoscere e apprezzare seguendo
una via alternativa?
Per natura io sono più propenso a
pensare che arriverà l’Apocalisse Musicale, più che un Rinascimento.
Un’industria senza un mercato, per quante alternative si possano prendere in
considerazione, non ha futuro. Quanto al decadimento e alla mancanza di
contenuti, mi spiace vedere come Musica Leggera sia oggi sinonimo di Pop, e il
Pop è da tempo inteso come Brit Pop, ma non certo quello del primo Elton John,
piuttosto quello da boyband tipicamente anglosassone. Cioè un vero pacco. Il
cantautore potrebbe diventare anacronistico quanto la figura del poeta. Oggi non
trovi più nessuno che durante una cena gli chiedi “che lavoro fai? ” e
lui ti risponde “il Poeta”. Persistono alcuni filosofi di
professione, ma sono in pochi a poterselo permettere. “Il Poeta” è una
professione estinta, tipicamente dopolavoristica, o cabarettistica, come il
geniale Robertetti di Guzzanti. I
cantautori, gli eredi del poeta, quelli dai quali ho imparato più cose sulla
vita reale che a scuola dalle opere del Manzoni,
rischiano di fare la stessa fine. Forse un giorno rinascerò bellissimo, andrò
nelle discoteche e mi pagheranno cinquemila euro soltanto per essere lì, e sarà
tutto molto più semplice. Faccio sempre fatica a spiegarmi queste cose, e non
voglio rinascere bellissimo. Rimane il fatto che oggi,
rispetto ad anni fa, ci sono molti più musicisti che suonano, mentre forse le
opportunità per poter farsi notare sono meno. Anche on line arriva prima chi è
più potente.
Chi è più potente arriva
dappertutto, e spesso prima degli altri, in tutti i campi. Ma devi avere anche
qualità. Il papà con i soldi non è sufficiente. O almeno non sempre. Quanto
alle opportunità, alla tv dei ragazzi (Mtv) c’è tanta musica e c’è anche tanta
musica dal vivo. Non credo manchino le occasioni, se sei giovane e sai cosa
significa stare su un palco. Quella che è completamente ignorata è la fascia di
pubblico dei quarantenni, che non sono più un target commerciale. Eppure quella
fascia è ancora disposta a spendere dei soldi per andare ai concerti, per avere
un cd, una custodia e un libretto con i testi. “Area Protetta” di Sergio Mancinelli sta a dimostrarlo.
Avevano anche tentato di chiuderla, perché per qualcuno era una formula
vecchia. Mandare musica per radio non è mai una formula vecchia. E’ come
cambiare le preghiere in chiesa perché si recitano sempre le stesse. Se “Merendine” era un disco abbastanza equilibrato, “Houdini”
musicalmente è effervescente e si nutre di stili anche molto diversi. Mi sembra
anche un disco nel quale tu ti sei divertito molto a suonare e a far suonare
molti musicisti
Sì, a guardarlo da fuori, una
volta finito, “Houdini” è stato un disco open-source. Ho costruito una struttura nella quale inserire le
parti soliste di ognuno con la massima elasticità di esecuzione ed ispirazione.
Mettere insieme una band di professionisti e chiudersi un mese in studio
sarebbe stato bello, ma i limiti di un’autoproduzione non lo consentono. Credo
molto al lavoro creativo in fase di registrazione e ad una buona
“sceneggiatura”, che è insieme rigore e allo stesso tempo, se rispettata,
massima libertà espressiva. E’ stato complicato gestire le varie parti affidate ai diversi
musicisti?
La costruzione di “Houdini” è
stata la stessa di quella di “Merendine”. Diciamo che sapevano tutti come si
sarebbe svolto il lavoro. Massima disponibilità da parte di ognuno, a partire
da Elio Rivagli e Franco Testa, che anche qui sono la
struttura portante di tutto: dopo le registrazioni di “Merendine”, ho
atteso tutto questo tempo pensando a loro, perché si potesse nuovamente
ripetere l’esperienza. Il primo singolo, Le ultime
parole famose
, canta di quelle canzoni che possono cambiare la vita. Mi è
sempre piaciuto, anche se forse banale, conoscere i gusti dei musicisti: dimmi
qualche canzone che ti ha cambiato la vita.
“The Pretender” di Jackson Browne, “Summer, Highland
Falls” di Billy Joel e le hits
di Umberto Tozzi (tutti avrebbero
voluto scriverne almeno una così, anche se lo negano…). Un’altra domanda forse banale ma che sicuramente interessa a molti:
come hai fatto a coinvolgere in questo progetto un chitarrista come Mark
Goldenberg, che ha suonato spesso con Jackson Browne?
Potere di MySpace e di Jackson
Browne. Con estrema disponibilità Mark ha ascoltato i brani sulla mia pagina di
MySpace, ha voluto dei premix delle nuove canzoni e dopo un paio di settimane
me li ha fatti ascoltare con le sue chitarre sovraincise. Poi una mattina è
arrivato un dvd dalla California con queste chitarre in formato audio, con le
sue impostazioni di suono personali, che abbiamo messo, non senza emozione e
senza alcuna modifica, su Maestrale, Le Ultime Parole Famose e Tempo al Tempo. Mark ha detto di essersi
divertito e di aver apprezzato. Il devoto del rock ha messo la busta col timbro
postale di Valley Village in cornice, in perfetto stile “collector’s
item”. In Italia invece queste partecipazioni diventano spesso problematiche. La prossima domanda? …Due parole adesso sul titolo, “Houdini”, che in realtà è una seconda
scelta…
L’album si sarebbe dovuto
chiamare “Funerale per Cantautore”, con una copertina-epitaffio, la
band raccolta al mio capezzale, qualcuno triste, qualcuno meno. Avremmo
esorcizzato la Signora con la Falce, avremmo ironizzato sulla figura del
cantautore, perchè oggi – il cantautore – se lo filano in pochi. Poi la canzone
“Houdini” si è portata via quel titolo, credo per la riuscita del
brano e per il ruolo del cantastorie, che ha aspetti vicinissimi a quelli del
mago. Una canzone riuscita è come lo stupore degli anelli che si intrecciano, o
delle corde che le tagli e si riattaccano sempre, da sempre. E la canzone
“Houdini” parla proprio di un numero magico perfetto, con un finale a sorpresa,
unico e forzatamente irripetibile. “Funerale per Cantautore” resta una
dignitosa, rischiosa, seconda di copertina. Parliamo adesso del live. La presentazione bresciana, al Centro Lucia
di Botticino, è stata fatta con una formazione extra large, mentre a volte ti
presenti ridotto all’essenziale, voce, piano e il violino di Michele Gazich. Michele Gazich
mi onora della sua amicizia e presenza artistica. Ha
suonato con molti dei songwriters d’oltreoceano (Eric Andersen, Mark Olson,
Michelle Shocked) e conosce il mondo dei cantautori per mille collaborazioni
anche in Italia. Diciamo che sa meglio di chiunque altro cosa significa
inserirsi in un testo cantato, anche perché è un produttore, oltre che un
musicista. Quando non è in America, o in qualche altra parte della terra
emersa, suoniamo insieme con grande entusiasmo. Le mie canzoni nascono al
pianoforte. Alla prima occasione le presenterò dal vivo in questo modo, è un
progetto che inseguo da tempo. Spieghiamo anche della tua “fama” in Svizzera. Come hai fatto a farti
conoscere e ad avere una distribuzione?
È stata la forza del passaparola,
l’unica grande risorsa per un artista autoprodotto. Nel negozio di dischi del centro
di Locarno c’era un programmatore radiofonico della RTSI. Ascoltò
“Merendine”, e trovò che Subliminale
aveva le caratteristiche per essere un singolo radiofonico. Si prese la
responsabilità di mandare in onda quel brano per due settimane. Un altro
speaker si affezionò a Niente di Niente,
altra canzone da “Merendine”, che fece lunga strada nel palinsesto notturno. Ai
tempi di Subliminale, con un po’ di
intraprendenza, ci organizzammo un concerto al Teatro del Casinò di Locarno,
nell’estate del 2007, e lì qualcuno si accorse che c’erano buone canzoni e un
buon concerto. Ora ho spesso un posto nei palinsesti dei teatri del Ticino, e
soprattutto non dobbiamo più organizzarci i concerti da soli. La distribuzione,
senza chiedere edizioni, vincoli o accordi particolari, si presentò una mattina
in un bar del centro. In due settimane il mio cd era nei punti vendita
tradizionali, supermercati, megastores, negozi locali. Non che in Svizzera si
vendano più cd che qui, ma almeno non ho dovuto pregare in ginocchio nessuno. La distribuzione in Italia è invece tradizionale? Dopo un paio di queste preghiere
ho pensato che fosse il caso di autodistribuirmi. I miei cd si trovano ai
concerti, come fanno tutti ormai. In alternativa preferisco la posta prioritaria,
anche perché nessuno diventa ricco con il download digitale. Hitchcock esigeva che il cinema
chiudesse le porte, una volta che “Psycho” era cominciato. È un po’ drastica
come cosa, non so nemmeno se corrisponda a verità, ma se lo fosse io la penso
più o meno così: credo che ascoltare per intero i due cd abbia un valore
aggiunto. Il singolo, Le Ultime Parole
Famose
, è scaricabile gratuitamente sul mio sito, ed è il mio omaggio
personale a Sergio Mancinelli, che presentò “Merendine” dalle frequenze di
Radio Capital, prima che il programma venisse cancellato contro il volere di un
intero popolo di amanti della musica intelligente e con una scelta di mercato
suicida. Sono felice che “Area Protetta” sia rinata, e che la radio libera, “ma
libera veramente”, abbia ancora voce. Devo molto a Sergio per tutto quanto è
successo in seguito. Quali sono adesso i tuoi progetti futuri? Ho un piccolo ufficio di promozione che mi supporta per
“Houdini”. Tre anni fa ci siamo praticamente inventati questo
mestiere, siamo una specie di ristorante a conduzione familiare. Maria, la mia
compagna, ha grande merito in tutto quello che è successo sino ad oggi. Ora,
come ogni mago che si rispetti, sparisco. Ciao Ricky.

(10/03/2009)
Artista:
Beppe Donadio