In un’affollata conferenza stampa nella prestigiosa Aula Giulio Cesare del Campidoglio di Roma Claudio Baglioni, alla presenza del sindaco al sindaco Roberto Gualtieri e all’assessore ai grandi eventi Alessandro Onorato, ha presentato le sette date romane che a fine ottobre daranno il via al ‘GrandTour’. I sette concerti-evento di Roma (in programma il 24, 25, 27, 28, 30, 31 ottobre e il 1º novembre 2026) avranno il titolo di ‘Che Notte È Questa’ e si svolgeranno in una data e in luogo dal valore simbolico per il cantautore romano: Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese.
Il 24 ottobre 1982, esattamente quarantaquattro anni fa, nello stesso luogo si svolse il leggendario raduno ‘Alé-oó’, uno dei primissimi mega raduni, se non proprio il primo, grande concerto all’aperto, nella storia della musica pop italiana.

Fino a quel momento la musica leggera era confinata nei teatri e nei luoghi chiusi. Pochissime le eccezioni (viene in mente il tour Banana Republic di Dalla e De Gregori sul finire degli anni ’70 o il concerto a San Siro di Edoardo Bennato nel 1980, ma davvero ben pochi altri esempi). Con quell’evento, capace di radunare una folla oceanica di 250.000 spettatori, Baglioni fu il pioniere assoluto a inaugurare i grandi spazi all’aperto, trasformando il concerto in un rito collettivo e popolare.
Questi nuovi sette appuntamenti romani segnano la partenza ufficiale del ‘GrandTour’, che vedrà impegnato il cantautore romano in ben 50 concerti in giro per l’Italia. Accompagnato da venti musicisti, Baglioni porterà in scena quaranta brani con arrangiamenti inediti, ripercorrendo quasi sessant’anni di carriera. Il viaggio si concluderà, poi, di nuovo a Roma il 23 ottobre 2027 ai Fori Imperiali.
Con la presentazione di Che Notte È Questa c’è stato anche un incontro con media e stampa da cui sono scaturite interessanti dichiarazioni del cantautore romano.

Parlando di questi nuovi live dice: “Che notte è questa!, doveva essere un interrogativo. Poi abbiamo messo un punto esclamativo, che vorrei che fosse l’atteggiamento con cui arriverà e con cui lascerà i concerti la gente: pensare che davvero è successo qualcosa. Sarà permesso cantare e fare fotografie. Quello che non ci piacerebbe è che andaste via prima. Sarà un concerto non celebrativo anche se sono passati 44 anni”.
Ricorda quando per la polmonite ha dovuto cancellare e posticipare il “GrandTour”.
“Tre mesi e mezzo fa ho avuto un incidente di percorso, un infortunio di salute che mi ha fatto temere di non tornare più su un palcoscenico” svela Baglioni con una punta d’ironia. “Ho rosicato: avevo deciso di terminare la mia carriera un determinato giorno. Il fatto che la sorte decidesse al posto mio non mi andava. Tornare sul palcoscenico adesso ha un triplo valore: torno sul palco proprio il 24 ottobre, come in quel concerto; torno dopo questa vicenda che poteva dare il finale a una certa carriera; e poi arrivare a 75 anni e poter dire ‘ho giocato per quasi tutti gli anni della mia vita’ è una cosa meravigliosa”.
Sì, dice proprio “ho giocato”. In fondo, lo sappiamo, in inglese suonare e giocare sono la stessa parola, “to play”.
È arriva inevitabile la domanda su Roma.
“Roma è stata spesso testimone delle cose che ho fatto. È la città in assoluto che mi mette più pressione, dove mi vengono a trovare quelli che amo di più, la città che mi chiede di più. Ai romani rimbalza qualsiasi cosa. Una volta lavorai con un cameraman che, quando entrò il Papa, disse ‘Santità non può mettere qualche altro colore perché il bianco spara’. A noi non fa specie niente, perché noi abbiamo visto i re in catene. Qualsiasi cosa ci scivola addosso. Questa città mi ha dato tanto: essendo vissuto in periferia, ho visto la città crescere topograficamente. È una grande città che ha un grande cuore: suoneremo nel cuore della città, un cuore verde, con l’idea di mettere al centro la musica ed essere al centro della musica”.

Le domande continuano e gli viene chiesto viene se sente la solitudine dell’artista.
“Rappresento a malapena me stesso: non so se tutti gli artisti soffrono di solitudine. Credo che gli artisti siano delle persone difettose, difettate: quasi a tutti loro manca un pezzo e hanno l’ossessione di riempire quel vuoto. Per questo si scrive: per gettare un ponte dall’altra parte, per esserci, occupare uno spazio. Essendo un ragazzetto di periferia, malgrado Centocelle sia molto carina, avevo ancora più timore di non partecipare alla grande festa dell’esistenza. Uno diventava rapinatore o faceva il prete. Ricordo che avevo detto a mia madre che avevo sentito la voce – continua Baglioni – che avevo avuto la vocazione. Frate non lo sono diventato e non ho seguito neanche la passione di mio padre, che amava il pugilato e mi portava in queste palestre piene di fumo dove la gente si batteva e diceva parole inenarrabili. Alla fine sono diventato un cantante, che non è una via di mezzo tra le due cose…”
Parla poi dei grandi eventi.
“Nel sistema industriale della musica dal vivo molte cose son cambiate, è un settore molto più sviluppata. Oggi, con la fine della grande epopea della discografia, con la fine del supporto discografico, si è sviluppato moltissimo lo spettacolo dal vivo. Non riusciamo a finire una tournée che ne iniziamo un’altra. Da una parte crea un bel dinamismo, ma può essere frutto di un appiattimento della proposta. Non ci sono più i grandi eventi perché sono troppi, tutto è un grande evento. Al di là dei numeri c’è qualcosa che rimane. Il fatto che, quando sei andato via, ci sia stato qualcosa che ti è capitato, di diverso. Di imprevisto”.
Si dice favorevole ai grandi concerti come quello di Ultimo a Tor Vergata ed è contento del suo successo. Facendo l’imitazione di Pippo Baudo afferma “Ultimo l’ho scoperto io, a Sanremo del 2019”.
Gli chiedono cosa cerca ancora di scoprire sul palco in una carriera così lunga.
“Non lo so” – risponde con un sorriso sincero – Sono le scoperte che fai quando meno te lo aspetti. Il palco è il luogo dove mi nascondo meglio. Riesco a fare movimenti che somigliano a coreografie, a balletti, cosa che se faccio furi dal palco rischio di cadere. Mi riesce di saltare, di fare qualcosa di magico. Devi dimostrare che vali non solo i soldi del biglietto, ma anche il tempo che le persone hanno deciso di usare per venirti a vedere. E il tempo è troppo prezioso per deludere. Devo saper fare qualcosa che non sanno fare. È quello che vado cercando. Sapere che c’è ancora una ragione per stare sopra quelle tavole di legno, sotto quei riflettori, che c’è ancora qualcosa da raccontare, un’emozione vera. Che non sia una di tante notti, ma questa notte”.
Parlando di Sanremo gli chiedono se tornerebbe a fare il direttore artistico.
“Preferisco fare il Sindaco per un giorno” risponde, scherzando sul fatto che poco prima era stato chiesto, a lui e a Gualtieri, se era il caso che, come altri prima di lui, anche Baglioni avesse questo ruolo.
Per ultimo la precisazione se il concerto del Fori Imperiali del 2027 sarà il suo ultimo live.
“No. Non sarà l’ultimo, ma sarà l’ultimo di una serie. È una grande presunzione: quello che non siamo mai riusciti a fare, un evento globale. Lo merita il posto che è più grande di noi”

