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Il singolo anticipa il nuovo progetto della cantautrice, il disco/libro dal titolo "L'ultima lucciola"

 

A distanza di tre anni dall’apprezzato album Ombre (qui la recensione) Beatrice Campisi ha realizzato Tripoli, singolo apripista di un nuovo progetto musicale e letterario intitolato L’ultima lucciola.

 

Foto di Lù Magarò

 

La canzone è ispirata alle esperienze di alcuni giovani migranti che la cantautrice siciliana ha conosciuto al CPIA di Milano, dove insegna italiano, e allude alle terribili vicende di coloro che rimangono prigionieri in Libia nei famigerati centri di detenzione dopo il lungo e difficile “viaggio della speranza” dall’Africa centrale verso l’Europa. Il brano rievoca idealmente le sensazioni di un migrante quindicenne, prima nei vicoli della città nordafricana e poi durante la sua traversata nel Mediterraneo, tramite una voce narrante che se ne fa interprete. Mentre odori, suoni e colori mutano e il senso di smarrimento attanaglia il protagonista, non gli resta che aggrapparsi ad un sogno di libertà, immaginando un futuro in cui realizzare il proprio desiderio di un’esistenza dignitosa.

 

A livello musicale, il brano è incentrato su un loop di basso e batteria, mentre la chitarra elettrica e l’organo sostengono l’intensa e accorata interpretazione vocale di Beatrice. Tripoli preannuncia l’imminente uscita del terzo full-length dell’artista, il cui titolo “L’ultima lucciola” nasce dalla lettura di uno scritto di Pier Paolo Pasolini, ‘Il vuoto del potere’, meglio noto come ‘L’articolo delle lucciole’, pubblicato sul Corriere della Sera il 1° febbraio 1975, a pochi mesi dal brutale assassinio dello scrittore. In quell’articolo Pasolini rifletteva sui mutamenti intercorsi nello scenario politico-sociale italiano con l’avvento del consumismo, che aveva comportato a suo avviso degenerazione e imbarbarimento. La lucciola è pertanto il simbolo della necessità di “restare umani” anche quando la realtà intorno a noi appare problematica e sconfortante.

 

Il disco vuole rivolgere uno sguardo alle ingiustizie del mondo e nel contempo indagare l’interiorità, tra sonorità folk-rock e suggestioni mediterranee, con testi che alternano l’italiano al dialetto siciliano. All’album si accompagna un volume di testi poetici, anch’esso intitolato “L’ultima lucciola”, con le illustrazioni di Elisabetta Campisi, edito da Edizioni Underground?

 

È possibile sostenere la realizzazione del progetto aderendo alla campagna di crowdfunding (qui tutte le informazioni).

 

Beatrice al centro in una foto di repertorio con Elisabetta Campisi e Riccardo Maccabruni, perni centrali della sua musica

 

Musicisti:

Beatrice Campisi (voce, cori); Riccardo Maccabruni (tastiere); Elisabetta Campisi (basso); Andrea Pisati (batteria e percussioni); Rosario Lo Monaco (chitarre elettriche); Alosi (chitarra acustica e produzione artistica).

Artista:
Beatrice Campisi