
Avrebbe sorriso incredulo, probabilmente, Umberto Tozzi se nel 1976, l’anno della pubblicazione del suo primo L.P. Donna Amante mia, gli avessero detto che nel giro di qualche decennio sarebbe diventato un’icona della musica pop italiana. Certo, come autore aveva raggiunto un certo successo con la canzone Un corpo, un’anima, cantata da Dori Ghezzi e Wess, e con Io camminerò interpretata da Fausto Leali, ma il suo primo disco, appunto, aveva venduto davvero pochino. Probabilmente avrebbe sorriso incredulo anche dopo l’incredibile successo, appena l’anno seguente, di Ti amo e dopo l’ulteriore clamoroso trittico estivo rappresentato da Tu (1978), Gloria (1979) e Stella Stai (1980). Perché, diciamoci la verità, Tozzi era considerato soprattutto un grande fenomeno da hit estive, un fenomeno evidentemente soprattutto commerciale. In molti, insomma, erano convinti che la sua stella si sarebbe eclissata col tempo. E invece.
E invece eccoci qua, nel 2025, a celebrare quasi 50 anni di una carriera lunghissima, costellata di incredibili successi in Italia e non solo. Eccoci ad assistere a quello che purtroppo sarà il suo ultimo tour: L’ultima notte rosa. Tour trionfale, che rischia di diventare una sorta di Never ending tour, dal momento che le date continuano ad aumentare, con richieste che arrivano da tutto il mondo (recentemente si sono aggiunte 12 date estive, più una serata evento all’Arena di Verona il 5 ottobre). A conferma, appunto, di quanto oramai il nome Tozzi faccia parte del pantheon della canzone internazionale, avendo all’attivo anche un Golden globe e una nomination ai Grammy Awards.

Dopo aver riempito lo scorso anno i palazzetti dello sport, questa volta Tozzi porta il suo spettacolo nei teatri, partendo dal tempio della lirica genovese, il Teatro Carlo Felice, gremitissimo e caldissimo. Il concerto non può che aprirsi con quella Notte rosa del 1981 con cui aveva, in qualche modo, cercato appunto di emanciparsi dall’immagine di autore di hit di straordinaria cantabilità. Un pezzo fortemente rock, con uno straordinario groove percussivo. Tozzi appare in grande forma, completamente ripresosi dal tumore alla vescica che lo aveva colpito nel 2022. Lo accompagna sul palco una splendida rock-band (Lapo Consortini alle chitarre e alla direzione artistica, Antonio Petruzzelli al basso, Raffaele Chiatto alla chitarra, Riccardo Roma alla batteria, Gianni D’addese alle tastiere) e un quartetto d’archi e fiati (l’Ensemble Symphony Orchestra). Dopo Notte Rosa – quasi volesse togliersi il dente, ma non è così perché la canzone continua a essere particolarmente amata da lui come dal suo pubblico – inaspettatamente arriva Ti amo, che fa esplodere il teatro. Va bene, il brano presenta un giro armonico strausato; va bene, il brano lo abbiamo ascoltato talmente tante volte che si rischia la consunzione; va bene… ma la bellezza melodica rimane intatta, così come quel crescendo nell’arrangiamento che frantuma l’eventuale ripetizione ad libitum dell’armonia. Come richiesto dallo stesso Tozzi, le torce del telefonino degli spettatori si accendono, creando un effetto onda davvero impressionante. Altro che consunzione, insomma! Dopo Gente di mare, è la volta del dittico “sanremese”: Gli altri siamo noi e Si può dare di più con il quale il trio Morandi- Ruggeri-Tozzi si aggiudicò il Festival di Sanremo del 1987. La prima parte del concerto ha il piglio decisamente più intimista, con splendide ballate d’amore come Immensamente, la prevertiana Gli innamorati, Lei e le sempre verdi Io camminerò e Dimentica dimentica. Tozzi trascina la band con la sua chitarra a tracolla, sedendosi al piano unicamente per la bellissima Qualcosa, qualcuno ed Eva. Si concede solo una pausa, dopo quasi un’ora di concerto, lasciando il palco per qualche minuto alla band che intona una sorprendente Music di John Miles, intervallata da accenni di Mamma Maremma e, un po’ sorprendentemente, di Super lady, misconosciuta canzone tratta da dall’L.P. Notte rosa. Un medley travolgente che permette alla band al gran completo di mostrare la propria bravura.

La seconda parte si apre con una versione riarrangiata di Donna amante mia, che pone al centro il quartetto d’archi. Tozzi ha ancora un’estensione vocale di tutto rispetto e quando probabilmente sente di “non arrivarci” lascia spazio al pubblico e al coro (Elisa Semprini, Marco Valacchi, Alice Spinelli). Anche da questi particolari si vede la grandezza professionale di un cantante che ha sempre saputo “mangiare” il palco. Ma il momento-lirico è terminato, perché, subito dopo, il concerto prende una piega decisamente rock con L’urlo, Dimmi di no e Muoio di te. Il pubblico lascia i sedili dell’austero (ma modernissimo) teatro e si accalca sotto il palco. Tutti sanno che siamo al gran finale. Tozzi e la band sparano, così, una dietro l’altra Tu, Stella stai e Gloria, che chiude (non potrebbe essere altrimenti) lo spettacolo. Tozzi sorride sornione, lanciando qua e là plettri al suo pubblico. Pubblico che da una parte vorrebbe il bis, ma al tempo stesso capisce che il cantautore torinese ha davvero dato tutto quello che aveva da dare in termini di energia. È tempo dei ringraziamenti, degli inchini e del selfie ad uso delle sue pagine social (seguitissime).
Un concerto, insomma, che conferma la grandezza di Tozzi sul palco, e che è anche però un piccolo viaggio a ritroso nel tempo, quando la musica si comprava e si condivideva (magari proprio sotto l’ombrellone) con gli amici. L’unica pecca è forse un eccesso “filologico”, perché Tozzi – esclusa, come detto Donna amante mia – mantiene quasi intatti gli arrangiamenti già usati negli ultimi tour. Non avendo più nulla da dimostrare ci saremmo aspettati maggiore coraggio (anche nella scaletta: all’appello mancano per esempio Roma nord e Se non avessi te). Ma forse è vero anche il contrario, perché proprio non avendo più nulla da dimostrare, Tozzi ha inteso questo lungo tour di addio come (anche) un atto di ringraziamento verso il suo pubblico, che quelle canzoni (proprio con quegli arrangiamenti) da sempre vuole ascoltare. E quindi va benissimo così.
Ci mancherà molto il Tozzi in versione live, quel suo muovere le mani (quasi femmineo), quel suo acuto “Grazie” gridato dopo ogni brano, quella sua capacità di trascinare, di far ballare e di far brillare gli occhi. E così in cuor suo ogni fan, quello della prima ora (come il sottoscritto) o quello arrivato in corso d’opera, spera che cambi idea, che possa – chissà – regalarci ancora una serie di concerti magari acustici e quindi meno dispendiosi… per ora non possiamo che ringraziarlo per questi 50 anni di grande musica. In studio e dal vivo.
Foto di Cosimo Buccolieri, Stefano Brovetto e Andrea Podestà
Umberto Tozzi
Genova Carlo Felice
10/03/2025
