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Avete presente quella strana sensazione di guardare il mondo correre fuori dalla finestra e di contro sentirsi intrappolati nella centrifuga della vita? Gabriele Spira torna con un brano che fotografa perfettamente le contraddizioni della nostra modernità, tra negozi sempre aperti, scadenze, social network invadenti e l’obbligo di essere sempre numeri uno. Una finestra socchiusa da cui si riesce a vedere solo una metà di una realtà frenetica, sfocata, che si consuma in stazioni gremite di zombie, insegne al neon che illuminano il buio e l’illusione che tutto sia al proprio posto. Un’immagine davvero potente.

 

Nel nuovo singolo di Gabriele Spira, disponibile da venerdì 10 luglio, c’è uno sguardo parziale, quasi cinematografico. Come attraverso le fessure di una finestra accostata, l’artista ci mostra una realtà che corre troppo veloce fuori da noi, una frenesia moderna fatta di semafori, clacson, prati sintetici e supermercati aperti anche di domenica. Nuove piazze che abbagliano gli occhi e ti sottomettono, costringendoti a tua insaputa ad omologarti alla massa.

 

 

In questo scenario metropolitano alienante, dove siamo costretti a continui compromessi e intrappolati tra i parcheggi gremiti e affollate pagine social, Spira si muove come un moderno Peter Pan. Sorvola la città e le sue contraddizioni con una sensibilità d’altri tempi, denunciando un sistema cinico che ci impone di essere sempre performanti, nell’indifferenza generale verso chi rimane indietro. Una società che ci ruba anche lo spazio per rimanere fanciulli. Devi crescere e in fretta, perché non c’è più tempo!

 

L’artista napoletano (ma che da qualche tempo vive tra Milano e Brescia) firma una canzone densa di dubbi esistenziali, specchio di una lotta interiore tra il mondo di fuori e quello di dentro. In un’epoca confusa, gestita dai burattinai del potere, l’artista sceglie la strada della vulnerabilità decidendo di non arrendersi alle logiche del successo (in ogni campo) a tutti i costi e ad ogni costo.

 

 

Ascolta Le persiane basse

 

Mentre il tempo scorre e le prime rughe iniziano a farsi spazio sul viso e sul corpo delle persone, Gabriele Spira sceglie di raccontare la resistenza d’animo. Rifiuta i vuoti “bla bla bla” quotidiani e usa la scrittura come àncora di salvezza per proteggere il proprio IO, cercatore di sogni. Le persiane basse diventa così un manifesto di libertà: un invito a rincorrere ancora i treni con l’immaginazione, a viaggiare oltre i confini del reale e a non cedere alla centrifuga della vita. Un brano che vola alto, un ascolto necessario per ricordarsi di approcciare la vita senza troppe sovrastrutture.

 

Questo moderno Peter Pan, con il cuore pieno di sogni, rifiuta i finti moralismi per rifugiarsi nella purezza della musica. È un sognatore, dotato di una straordinaria e fervida immaginazione che gli permette di astrarsi dalla noia quotidiana. È un cuore spontaneo, capace di vivere le emozioni in modo genuino, senza i filtri e le ipocrisie tipiche del mondo adulto. Mantiene un’energia fresca, dinamica e una curiosità innata verso il mondo. Un brano che ti spinge ad osservare la vita da altre angolazioni per scoprire nuovi orizzonti possibili e non solo parziali realtà.

 

Le persiane basse è un invito a rallentare, a difendere sé stessi con le proprie unicità.

 

 

Servizio fotografico archivio Aurora Dischi

Artista:
Gabriele Spira