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Come accade da ormai vent’anni, ‘La Fiera delle Parole’ di Padova, rassegna organizzata da Cuore di carta come sempre sotto la direzione artistica di Bruna Coscia, ha ospitato in chiusura il consueto attesissimo appuntamento con Roberto Vecchioni che, in una Sala A del padiglione 11 strapiena (prenotazioni andate immediatamente soldout on line), ha presentato il suo libro ‘L’orso bianco era nero. Storia e leggenda della parola’, edito da Piemme lo scorso marzo, del quale pubblicheremo a breve la recensione su queste pagine.
Come tuttavia ci si può ben immaginare, l’incontro di Roberto Vecchioni con il pubblico del festival letterario non si svolge come una normale presentazione del suo nuovo libro che racconta il punto di vista del professore sul magico universo della parola come prima vera invenzione (tutte le altre, dalla ruota in poi, sono scoperte) dell’uomo.

 

La serata prende subito colore e suoni con gli aneddoti e i racconti ma soprattutto con le canzoni, una decina in tutto tra le più intense del suo repertorio, eseguite dal vivo sulla trama preziosa delle note di Massimo Germini alla chitarra acustica o meglio, citando il professore, “alla Chitarra con la C maiuscola”.

 

 

Le parole, ci fa riflettere Vecchioni, sono la nostra anima che passa attraverso il cervello ed esce, diventando un segno che ci permette di unirci all’altro attraverso la comunicazione. E a maggior ragione, pensiamo, ciò accade se queste parole si legano indissolubilmente alla musica, racchiudendo tutta l’emozione e la vita di un uomo, “un piccolo insegnante di lettere che si è messo a cantare”, così dice di sé il cantautore, che viene donata al pubblico come in questa magica serata senza filtri o “effetti speciali” (del resto non ce n’è davvero bisogno).
La scaletta della serata non può che aprirsi quindi con la splendida canzone d’amore dedicata non a una donna, ma alla parola stessa, il brano Parola tratto dal suo album “L’Infinito”, per passare poi alla dichiarazione d’amore per la sua compagna, Daria Colombo presente in sala, ovvero Ogni canzone d’amore e poi La mia ragazza, proseguendo verso una speranza che guarda al futuro, attuale oggi come 25 anni fa, Sogna ragazzo sogna, e ancora perle quali Vincent (dichiarazione d’amore per l’arte e l’essere artista), la splendida Dentro agli occhi nella rara delicatissima versione chitarra e voce, ed ancora Teatro, La stazione di Zima, e Cappuccio Rosso, dedicata a tutti i popoli che non hanno mai avuto una terra, per finire con l’inevitabilmente molto attesa Luci a San Siro, che a tutti quelli che hanno i capelli grigi (e stasera ce ne sono molti) fa affiorare nitidamente immagini e affetti di un’altra età e di un lontano vissuto.

Un lunghissimo applauso finale, come un grande abbraccio accende la sala di gratitudine e leggera commozione. Il professore si siede quindi dietro al banco (non in cattedra) per autografare il suo libro e accogliere, ricambiandoli uno ad uno, i sorrisi e le parole del pubblico.

 

 

foto di Valeria Bissacco

Artista:
Roberto Vecchioni