Nel 2009 Carosello Records
festeggia cinquant’anni di attività e lo fa alla grande, con un’uscita di
prestigio – la terza del 2009 per quanto riguarda la musica italiana dopo
quelle di Roberto Angelini e Gennaro Cosmo Parlato – che vede coinvolti in un
unico progetto gli Audio2 e Giulio
Rapetti Mogol. MogolAudio2, questo il titolo del disco che vede per la prima volta
il grande autore di testi prestare il proprio nome all’intestazione di un
intero album, uscirà come già annunciato domani 8 maggio. Dieci i brani in
scaletta del più tipico pop italico, con i testi di un Mogol che all’incontro con
la stampa in un’importante hotel milanese si presenta quantomai sincero e alla
mano: «Lo dico in tutta franchezza: io all’inizio questo disco non lo volevo scrivere.
Barbara, la moglie di Francesco Migliacci che è sorella gemella di mia moglie,
mi aveva proposto di collaborare con gli Audio2 ma io avevo rifiutato a causa
della somiglianza vocale con Battisti. Poi ho ascoltato un provino in finto
inglese e subito mi hanno incantato le musiche come sempre mi succede quando si
tratta di musica bella». Da lì l’inizio della collaborazione che per i due
membri del gruppo napoletano Gianni Donzelli e Vincenzo Leomporro è la
realizzazione di un sogno, come spiega quest’ultimo: «Lavorare con Giulio per
noi è una grande emozione. Con lui c’è stata una sintonia da subito: su certi
brani ha scritto il testo che noi avremmo voluto proprio per la musica che
avevamo composto». E a chi fa notare che la somiglianza vocale e compositiva
con Battisti insieme ai testi di Mogol potrebbe generare più che mai in questo
caso uno strano dejà vu, i due, per bocca di Donzelli, rispondono senza
scomporsi troppo: «La nostra vicinanza a Battisti non è di certo una novità, ce
la portiamo dietro da trent’anni ormai. Ma Lucio e Giulio hanno scritto canzoni
che fanno parte della cultura popolare del nostro Paese, e non sono certamente
solo gli Audio2 ad ispirarsi a loro. Sicuramente non abbiamo mai forzato un
certo tipo di stile, altrimenti saremmo arrivati a produrre delle sciocchezze,
e neanche in questo caso l’abbiamo fatto». Durante la chiacchierata con gli
addetti ai lavori Mogol snocciola anche qualche particolare sul suo metodo di
scrittura, che almeno dalle sue parole risulta molto poco programmato e molto
emozionale: «Quando mi metto davanti al foglio bianco per scrivere non ho mai
un’idea precisa di cosa andrò a dire. Mi lascio trasportare dalla musica, dall’atmosfera,
che contiene sempre un senso. Io con le mie parole cerco di tirare fuori quel
senso. E’ un metodo che ho adottato in questi ultimi anni, lo preferisco allo
scrivere sulla sola linea di chitarra o di pianoforte come mi capitava con
Lucio o con Riccardo. Con la canzone già in un avanzato stato di arrangiamento
si è molto vicini al risultato finale e non c’è il pericolo che un
arrangiamento successivo tradisca il senso di quello che hai scritto». E sull’ondata
dei reality musicali – che pare siano gli unici in grado oggi di sfornare nomi
nuovi che smuovano un po’ le classifiche – Mogol, fondatore nel 1992 del C. E. T.
«per cercare di creare nuovi artisti e dare una mano alla musica che è in crisi»,
non nasconde un certo risentimento: «Il C. E. T. in sedici anni di attività ha
diplomato oltre milleseicento artisti senza che nessuno ci abbia mai fatto
troppi applausi e con un solo piccolo aiuto del Parlamento italiano peraltro
votato in modo bipartisan. Curiamo l’aspetto artistico di chi viene da noi e
non quello promozionale. Non curare l’aspetto promozionale è stato un mio
errore all’inizio, perché è importante e soprattutto in Italia la promozione
nelle radio come in tv non avviene secondo criteri meritocratici. Però cosa
dovremmo fare per ottenere un po’ di visibilità? Trasformarci in uno show?
Forse dovremmo formarli quegli artisti che poi finiscono in negli show di moda
oggi». E se anche un’attività presieduta da un personaggio così importante come
Mogol non riesce a trovare il giusto spazio sui media («ma bisogna continuare a
fare musica, perché l’importante è credere a ciò che si fa e al valore della
propria arte» aggiunge lui), è tutto dire su quanto sia ristagnante la
situazione della musica in Italia. In quanto a visibilità poi, la
collaborazione con Giulio Rapetti è per gli Audio2 un ritorno di interesse mediatico
da sfruttare al meglio: «Ora partirà il tour estivo come sempre. Ma da novembre
questa volta dovrebbe esserci anche un tour teatrale». E su un proseguimento
della collaborazione nessuna delle due parti si sbilancia, ma Mogol sottolinea:
«Non faccio mai programmi. Seguo le onde del destino, che ci premia quando le
azioni che facciamo valgono veramente. Ho scritto un piccolo aforisma a
riguardo recentemente. Dice così: “Flettersi al destino può servire a
rabbonirlo”. Vedremo cosa accadrà». (Luca Barachetti)
http://www.audio2.it
