Ecco i miei voti dopo il primo
ascolto durante delle canzoni dei sedici Artisti:Dolcenera – Il mio amore
unicoBasso-batteria-chitarra-archi e
poco altro. Il testo non dice niente, però il tiro è sufficientemente
radiofonico e il ritornello rimane in testa. Si capisce perché veniva data tra
le favorite, e d’altra parte ripetendo gli ascolti il pezzo potrebbe funzionare. Comunque il
rock rimane un’altra cosa. Voto: 6-Fausto Leali – Una piccola
parte di teNelle strofe è una canzone di
Toto Cotugno, nel ritornello mette in bella mostra la voce. Il problema è che
stasera di voce ne ha poca. In
compenso il testo piacerà tanto alle mamme. Peccato perché Leali è simpatico. Voto: 4. 5Tricarico – Il bosco delle
fragoleEntusiasmerà meno di “Vita
tranquilla”, e difatti è già fuori, ma è il Tricarico che preferisco: quello
col gusto della filastrocca, stralunato, fiabesco, ma anche pop, senza la
retorica dell’arrangiamento del brano dell’anno scorso. E questa canzone la
sentiva molto, si è percepito, tanto che qui in sala stampa è alla fine partito
l’applauso. Speriamo nel ripescaggioVoto: 7Marco Carta – La forza miaIl brano gliel’ha scritto il
fratello Paolo, chitarrista e compagno di Laura Pausini. Si sente, sia perché
ce lo si immagina cantato dalla romagnola, sia perché ci sono soli di chitarra
praticamente ovunque. Potrebbe anche arrivare tra i primi, e fra un anno non ce
ne ricorderemmo come al solito. Voto: 5. 5Patty Pravo – E io verrò un
giorno làL’avesse cantata in francese
sarebbe stato meglio. Perché il testo rimanda a quel tipo di musica, ma non manca di banalità (quindi meglio
capirci poco), e anche la musica rimanda a quel tipo di cantautorato francese
alla Brel (o anche alla Paoli) ma in modo fin troppo didascalico. Aggiungiamoci
pure qualche grossa stecca. Insomma: una mezza delusione (dico mezza perché ho
un debole musicale per l’artista, che anche così ingolfata ha il suo fascino). Voto: 5. 5Marco Masini – L’ItaliaTesto molto diretto, con qualche
passaggio intenso, qualche altro fuori centro (la metafora di Zoff) e due o tre
punte di populismo. Però ha cantato bene e il pezzo ha un bel passo, pop
elegante ma sobrio. La sala stampa ha applaudito il verso sull’Italia che ha
rotto i coglioni: in qualche modo ha colpito nel segno. Voto: 6. 5Francesco Renga – Uomo senza
etàHa dei problemi con le spie e si
sente in qualche attacco. Brano maestoso nell’incedere e marmoreo
nell’interpretazione. Però pare lunghissimo, sembra proprio che non finisca
mai. Ha lo stile delle grandi romanze d’opera, ma non l’impeto sentimentale. Un
po’ sgonfio. Voto: 5. 5Pupo–Paolo Belli–Youssou N’Dour – L’opportunitàPolpettone buonista dall’intento
più che nobile e per questo da rispettare. Però è difficile che possa far
cambiare idea a chi pensa che l’immigrazione sia un problema e non una risorsa
anche di fronte all’evidenza dei fatti. E tutto sommato il pezzo non ha il tiro
pop di “Si può dare di più”, loro tre l’hanno provata un po’ poco e Yossou lì
in mezzo fa un numero. Mezzo punto in più per la questione di sopra. Voto: 5Gemelli Diversi – Vivi per un
miracoloAll’inizio il vocoder è – quello
sì, non il testo – un po’ choccante, ma poi ci si abitua, anche se alla lunga
risulta troppo insistito. Il problema però è che in Italia di artisti hip hop
migliori dei Gemelli Diversi ce n’è molti e qui si sente: la canzone è lì lì
per decollare, ma poi vola basso. Seppur in stile riserva indiana, nuovi suoni
al Festival. Voto: 6Albano – L’amore è sempre
amoreL’amore è sempre amore, Albano è
sempre Albano. Una delle colonne del Festival, però tenuta male e mai
restaurata. Qui fa svolazzare l’orchestra e la voce, un pezzo più classico di
quello di due anni fa, niente corali russe, ed è un bene, se così si può dire.
Ma che immobilità inscalfibile. Voto: 4Afterhours – Il paese è realePotevano portare una delle loro
ballad viscerali e strappacuore. Invece presentano un pezzo dalla struttura quadrata
ma mutante, tra beat, dissonanze d’archi, clap hands, voci solitarie e
crescendo ritmici spezzati, sull’onda dell’ultimo disco “I milanesi ammazzano
il sabato”. Il testo è bello ed è una boccata d’aria dopo Albano e in generale
in questo nostro avanzo di Paese. Non è la cosa migliore che hanno fatto fino
ad oggi, ma che coraggio, purtroppo pagato con l’esclusione. Voto: 7. 5Iva Zanicchi – Ti voglio
senza amoreParte come un bluesettone e quasi
convince. Poi si sanremizza non poco, e sembra un blues-pop alla Mina.
Ovviamente Iva non ha la stessa voce della Tigre di Cremona, però l’impressione
è che negli ultimi vent’anni questa cantante – lo scrivo non a caso – sia stata
gestita male, senza i pezzi giusti e la giusta quantità di lavoro sul palco.
Per quanto riguarda il testo, vale lo stesso discorso di Patty Pravo: era
meglio in inglese, ma qui a causa dei doppi sensi non sempre voluti che rendono
ancora più imbarazzante il tutto. Voto: 5Nicky Nicolai & Stefano Di Battista – Più soleFunky-jazz molto poppeggiante in
cui si sente forte la mano di Jovanotti. Un pezzo che si fa ascoltare, gentile
e primaverile, con un retrogusto brasiliano e una mezza citazione dal trio
Toquinho-De Moraes-Vanoni. L’impressione però è che la Nicolai non sia del
tutto a suo agio una volta smessi i panni da cantante jazz raffinata. Voto: 6. 5Povia – Luca era gayIn questi giudizi non contano i
contenuti delle canzoni (ho detto la mia nelle impressioni a caldo). Il pezzo
rimane appiccicato alle orecchie e Povia ha la sua bella faccia tosta
nell’andare sul palco a tenere una specie di piccola lezione di psicologia e
filosofia che sostiene le proprie tesi con l’orecchiabilità della melodia. Ma
d’altra parte è proprio questo la musica pop, anche quando è così artificiosamente
popolare, anzi populista. Voto: 4. 5Sal Da Vinci – Non riesco a
farti innamorareUn Gigi D’Alessio a passo un po’
più spedito. E difatti è proprio Gigi ad aver scritto il pezzo. Melodia e
melodrammaticità partenopea mischiati ad un gusto pop che strizza l’occhio alle
radio. Arriva in fondo ma rimane poco, piacerà a chi già frequenta il genere. Voto: 5Alexia & Mario Lavezzi
– BiancaneveBallatona con venature soul.
Il ritornello è arioso e seducente, grazie anche all’orchestra che lavora
d’archi come deve. L’accoppiata vocale poi funziona, peccato che Lavezzi stoni
spesso. Ma se i due vincessero non ci sarebbe niente di male, soprattutto per
Lavezzi che a livello di biografia se lo merita. Voto: 6. 5(Luca Barachetti)
