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Appuntamento di chiusura degli
incontri di oggi in sala stampa quello con gli Afterhours, «gli alieni» del Festival come si definiscono loro
stessi, la cui partecipazione a Sanremo è soprattutto una questione di
visibilità: «Per noi in questo momento è più importante la visibilità che la
vendita dei dischi – spiega il leader Manuel Agnelli – Siamo qui per mostrare appunto
il paese reale, che nel nostro caso è il mondo musicale da cui veniamo». E Il paese è reale, non un disco di
canzoni del gruppo milanese ma una raccolta in cui il brano sanremese è solo
una delle tracce di una compilation di brani inediti di artisti della scena
indie italiana, è l’uscita discografica (atipica e decisamente coraggiosa:
vendita sono nelle Fnac della penisola a 9. 90 euro) che Agnelli e compagni
stanno promuovendo in questi giorni, l’esclusione nonostante, intoppo che non
sembra preoccuparli più di tanto: «Sapevamo di venire qui ed essere la cosa più
particolare del Festival. Per questo stasera andremo sul palco a sfruttare l’occasione,
suonando la nostra musica con molta tranquillità». E’ però inevitabile notare,
come ci è capitato più volte di segnalare in questi giorni, che l’esclusione
delle due proposte meno sanremesi tra quelle dei sedici Artisti (After e
Tricarico) sia ad opera di una giuria scelta su criteri di selezione  parecchio opinabili (l’aver acquistato almeno
due dischi nell’ultimo anno): «Effettivamente due dischi sono troppi – ironizza
Agnelli – uno poteva essere più che sufficiente. A parte gli scherzi la giuria
demoscopica probabilmente è fatta in modo troppo generico mentre una giuria di
qualità avrebbe forse garantito qualità, ma qui è così e noi lo accettiamo». Un
mondo ancora troppo impermeabile alla musica diversa dai soliti canoni quello
di Sanremo – quante volte in questi giorni qui in sala stampa è stata
affibbiata agli Afterhours l’etichetta di “sperimentali – mentre l’ambiente
indie italiano continua da anni a isolarsi, e gli Afterhours sono a Sanremo
anche per rompere gli steccati: «Ci sono tanti talenti e tante idee nella
musica italiana. Manca però la mentalità giusta e nei periodi di crisi ci si
rifugia in piccole lobbies che si fanno la guerra tra di loro. È un mondo molto
fertile ma che si auto ghettizza. Ormai è dagli anni settanta che continuiamo
su questi binari. Noi venendo a Sanremo proviamo a rompere anche questo muro di
gomma. E’ il nostro piccolo contributo, speriamo di smuovere qualcosa». E dopo
due giorni di Festival è d’obbligo sapere da loro un parere sul
sistema-Sanremo: «Prima di venire qui ci dicevano che avremmo trovato chissà
che cosa. Invece di gente cattiva fino ad ora non ne abbiamo incontrata. Per
trovare qualcosa di sudicio siamo dovuti andare fino al casinò. E tutto sommato
ci stiamo anche annoiando un po’». Invece per il futuro è possibile prevedere
un ritorno in Riviera? «E’ difficile. Quest’anno sfruttiamo cinicamente la
nostra diversità per farci vedere. Ma tornado una seconda volta questo effetto
no ci sarebbe più». (Luca Barachetti)