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Innanzitutto è bene chiarire subito il significato del nome del gruppo che ha prodotto questo album: W.A.L.H.F.M.F. Una sigla apparentemente oscura, ma che si chiarisce non appena viene data la chiave di interpretazione. Trattasi delle lettere iniziali delle parole che formano il titolo della beatlesiana With a little help from my friends. Perché di amici ne hanno avuto bisogno Ivo Rabolini, Umberto Silvestri e Alberto Mazzenzana per costruire questo loro primo album (musicisti comunque dal lungo passato, basti ricordare che facevano parte del gruppo folk de i Numantini, che iniziarono la loro attività qualche decennio fa, in seguito interrotta, poi ripresa…) dal titolo Album.

 

 

I tre amici hanno messo insieme dodici tracce confortati dal supporto dei musicisti che hanno suonato tutti gli strumenti presenti nei brani registrati (tranne, ovviamente, il basso perché suonato da uno di loro tre) e, dal punto di vista compositivo hanno adottato una modalità equanime: quattro i brani scritti da Rabolini, quattro quelli composti da Silvestri ed i rimanenti quattro sono stati scritti dalla coppia Rabolini-Silvestri. Quando si dice l’equilibrio… Ma, a parte questa geometria lirico-musicale, chi scrive ha potuto percepire che questi esordienti (dal punto di vista discografico con il nome W.A.L.H.F.M.F. – Crumbled Orchestra) sono stati in grado di produrre un lavoro di equilibrio tra liriche e musiche fruendo, anche, di un buon missaggio dal punto di vista del rapporto strumenti e voci.

 

Volendo descrivere le tracce che compongono Album mi è parso quasi scontato partire dall’ultimo brano, Certamèn (Tempo al tempo), che racchiude la metafora che sovrasta l’interezza di questo lavoro: l’attenzione al tempo che scorre, veloce come la moto Gilera di cui si dà la presenza nel primo brano. È un tempo che sfugge e che ci rende inermi nelle nostre impossibilità di fermarlo. “se n’è andato, il tempo, e non l’ho preso più…” sono le parole finali del brano che si perdono, idealmente, nella nostalgia di ciascuno di noi. E allora, di fronte a questa consapevolezza, piena di rimpianti, è bene andare a sbirciare cosa succede in Estate dove, in suono country rock, è presente uno spirito di curiosità e di desideri che è ben rappresentato dall’evocazione di una moto Gilera portatrice di libertà. Intrigante il suono del violoncello e del mandolino che danno un’aria di freschezza al brano.

 

Presentazione del disco alla Libreria Nuova Terra di Legnano a Marzo 2025

 

Ne I deserti della Persia si incontra il mood di una ballata raccolta intorno al suono lieve della chitarra arpeggiata e del mandoloncello, con l’animo proteso verso un amore che ferma il tempo o, forse, si vorrebbe piegare ai desideri degli innamorati. Confine si potrebbe considerare come un testo omaggio a Paolo Conte per la sua stesura cinematografica e per la delicatezza della musica, supportata dal suono intrigante del mandolino. Una canzone colma di nostalgia e di desiderio di rimettere indietro le lancette del proprio tempo. Una bella canzone d’amore si annida tra le liriche e le note di E basta, colorata dalle note della tuba e da quelle delle tastiere. È una canzone di “movimento”, di cammino, di sguardi verso ciò che sta intorno a noi. Una canzone di consapevolezza e di ricerca e la metafora dei tre fiammiferi, presentata alla fine della canzone, sono forse un invito a lasciarsi trasportare, senza paura, verso l’amore. Ritmata e ricca di spunti sonori appare Canzoncina, ricca di liriche ammiccanti verso una lei che rappresenta “stella e bussola” al contempo. Una lei con cui fare battere il cuore all’unisono. Una canzone limpida e coreografica per le implicazioni yin e yang che contiene e l’arrivo delle note del sax nella parte finale ne fanno risaltare tutta la sua dinamica lirica e musicale.

 

Volevamo un Ticket to ride la si potrebbe definire una canzone generazionale in quando sfilano alcuni dei miti musicali degli anni ’60 e ’70. Anni di formazione e di bellezza (nonostante l’inquinamento degli anni di piombo). Sfilano, con grande dignità e orgoglio, le evocate figure rarefatte dei Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, America, Donovan, Simon & Garfunkel. Il tutto con un rimpianto contenuto e la gioia di avere attraversato un periodo di maestosa non replicabilità. Tuba e voce si intersecano nella declamazione di immagini alla Brassens nella settima traccia, Il quale, di difficile descrizione perché il piacere sta tutto nell’ascolto (ripetuto) di un brano quasi da cabaret mentre la tuba, nel finale, arriva a quasi a volerci svegliare dallo stupore di cui la storia narrata è portatrice. Non è chiaro quale sia la città narrata in Questa città. Potrebbe essere, per varie ragioni, Legnano (città dell’alto milanese ai confini con la provincia di Varese) ma, anche, qualunque altra città perché le immagini che vi si riflettono possono valere per innumerevoli luoghi. È uno sguardo a varie situazioni e angoli, non necessariamente solo toponomastici ma anche di vita. La voce di Silvestri ricorda, come timbro, un Enrico Ruggeri giovanile e il climax complessivo del brano è come un abbraccio che si immerge nel delicato assolo della chitarra elettrica nel finale. Il battito di mani è la cifra che regge Mani (Genova 2001) con un testo da interpretare in funzione del proprio vissuto, anche in funzione del titolo della canzone che ha in sé domande in attesa, ancora, di risposte. In fondo, nonostante tutto, una canzone di speranza. Canzone che si apre con pianoforte e voce.

 

 

Ci avviciniamo alla fine del disco e incontriamo Buongiorno amore. Canzone quasi da chansonnier d’altri tempi, con il suono del violoncello che afferra la malinconia e la fa tracimare verso l’ascoltatore. Malinconia e speranza per il futuro che si incontrano e cercano di trovare la via della necessaria convivenza. Anche La mia canzone sprizza amore (da ricevere e dare) da tutti i pori. Chitarra elettrica e sax sono i segni musicali distintivi di questo brano che racchiude la declamazione di alcuni passaggi poetici di Raymond Carver e Emily Dickinson trasferiti, nel canto, dalla voce piena ed evocativa di Silvia Suppi. Complessivamente un buon lavoro giocato sull’equilibrio tra suoni e liriche e, si percepisce, divertente per chi lo ha creato, suonato e prodotto. Il piccolo aiuto c’è stato ed è tutto meritato…

 

(foto tratte dal profilo social ufficiale del gruppo)

Artista:
W.A.L.H.F.M.F. – Crumbled Orchestra
Etichetta:
Autoprodotto
Elenco Tracce:
01. Estate
02. I deserti della Persia
03. Confine
04. E basta
05. Canzoncina
06. Volevamo un Ticket to ride
07. Il quale
08. Questa città
09. Mani (Genova 2001)
10. Buongiorno amore
11. La mia canzone
12. Certamèn (Tempo al tempo)
Produzione Artistica:
W.A.L.H.F.M.F. – Crumbled Orchestra
Musicisti:
Ivo Rabolini: voce Umberto Silvestri: voce Alberto Mazzenzana: basso ---------------------------------------- OSPITI Giuseppe Amato: chitarre e cori; Lorenzo Leddi: violoncello, mandolino, mandoloncello, tastiere; Lorenzo Silvestri: chitarra acustica e chitarra elettrica; Alessandro Chiddemi: batteria; Piero Leddi: batteria; Massimo Giuntoli: pianoforte in 'Buongiorno amore'; Andrea Imelio: tastiere; Davide Marzagalli: sassofono e tuba; Silvia Suppi: voce in 'La mia canzone': Sandra Ferrari, Elisabetta Ghiglione, Silvia Torcino, Carlo Battaini: coro in 'Mani (Genova 2001)'
Anno di Uscita:
2024
Durata:
43:32