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foto di Chiara Mirelli

 

C’è tutto Brunori Sas in questo L’albero delle noci, l’ultimo lavoro del cantautore calabrese. C’è lui e nient’altro che lui. O, meglio, c’è il Dario dei suoi cinque dischi precedenti, niente di più, e niente di meno. Nonostante la lunga gestazione, durata esattamente un lustro dal suo ultimo lavoro, non ci si aspetti di trovare una nuova strada musicale, o un guizzo, o un accenno ad una nuova sperimentazione, una ricerca, in questo album: no, niente di tutto questo. Dentro c’è solo il solito Dario Brunori di sempre. Il che, s’intenda bene, non vuol mica significare qualcosa di meno valido, o qualitativamente inferiore rispetto ai precedenti dischi, ma solo voler constatare una scelta artistica e storica nello stesso tempo.

 

Le dieci tracce dell’album, quattro delle quali già note al pubblico, in quanto già pubblicate come singoli, compresa la popolar sanremese L’albero delle noci, sembrano obbedire ad una strana regola del non concept album, ovvero di un lavoro non pensato o organizzato dentro ad un’idea centrale attorno alla quale le canzoni si sono poi sciorinate e sviluppate. E neanche dal punto di vista puramente musicale l’ultimo lavoro di Brunori Sas mostra di avere una cifra stilistica unica. Sembrerebbe che, osiamo dire, Dario, complice della popolarità che la comparsata di Sanremo gli avrebbe riservato, abbia tentato una sorta di ‘bignami’ della propria produzione, proponendo al nuovo potenziale pubblico una sorta di compendio della sua arte.

 

Anche la presenza di Riccardo Sinigallia, riscontrabile maggiormente nelle canzoni più “suonate”, quelle in cui la voce è meno presente per lasciare il posto alle schitarrate più sporche (vedasi Più acqua che fuoco), risulta essere leggera, appena percettibile. Seguendo il solco di questo filo logico ecco allora fare capolino fra le righe dell’album tutti i temi a lui più cari che ce lo hanno fatto amare in questi anni, una sorta di ‘very best’ della propria poetica: la famiglia, con Pomeriggi catastrofici e l’omonima L’albero delle noci, la Calabria, addirittura presente col cameo in dialetto Fin’ara luna, l’ironia, la poesia con la bellissima Luna nera e l’amore, l’amore, l’amore tema dominante in ben più della metà delle canzoni del disco, da Per non perdere noi a La vita com’è  a Il morso di Tyson. Grandi assenti, ed un poco ce ne dispiace, sono i tempi più squisitamente sociali e politici che Brunori è Maestro nel saperli toccare con innocente e delicata eleganza, sostituiti da tematiche, come si è già detto, più intime e private.

 

Un album solido, quindi, che non rischia, consapevolmente, l’esplorazione di nuove strade musicali, riafferma e propone un Dario Brunori al meglio delle sue tematiche più consolidate preparato e pronto, e finalmente, alla conquista del grande pubblico nazional popolare, invece di quello più di nicchia a cui era abituato. Un salto a cui l’artista non poteva sottrarsi, lo si diceva da tempo, e per cui gli si perdonano anche gli ammiccamenti che, a quel pubblico, Dario ha riservato con la scelta del tema genitoriale per la sua canzone di debutto al Festival di Sanremo.

 

 

(foto tratte dal profilo Instagram ufficiale dell’artista, salvo dove indicato)

Artista:
Brunori Sas
Etichetta:
Picicca Dischi - Island Records
Elenco Tracce:
01. Per non perdere noi
02. L’albero delle noci
03. La ghigliottina
04. La vita com’è
05. Pomeriggi catastrofici
06. Il morso di Tyson
07. Fin’ara luna
08. Più acqua che fuoco
09. Luna nera
10. Guardia giurata
Produzione Artistica:
Riccardo Sinigallia, Dario Brunori
Anno di Uscita:
2025
Durata:
33:24