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L’Isola della Musica Italiana

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Perdonami, Carmen Consoli, se stavolta uso la prima persona, e ti do del tu. Non è solo perché ho avuto il piacere di parlare con te, poco tempo fa; ma è soprattutto perché ti seguo fin dagli inizi, e ho potuto constatare l’evoluzione di un’artista, la tua trasformazione da ragazza in donna, e la tua coerenza, nel cambiare tenendo dritta la barra della navigazione, senza cedere alle lusinghe della logica commerciale. E ti ringrazio. Perché questo tuo Amuri Luci, primo atto di un’opera articolata in tre dischi – il primo prevalentemente in siciliano, il secondo in italiano, e l’ultimo in altre lingue moderne – che si preannuncia ricca e coinvolgente, illumina di una luce nuova la musica italiana, e lo stesso concetto di world music, o di folk che dir si voglia.

 

In undici canzoni, hai saputo condensare tradizione e innovazione, impegno civile e sentimento, voce e suono, in una sintesi energica e profonda, senza fornire risposte superficiali, ma semmai sollecitando domande insistenti e necessarie, quasi urgenti. Lo avevi detto già nella conferenza stampa di presentazione: la lingua siciliana fa emergere da te la vena polemica, la forza satirica, la passione civile, nel solco indiscutibile della voce di Rosa, come la chiami tu, Rosa per antonomasia, Rosa profumata e irta di spine, quella Balistreri che considero l’antesignana di tutte le cantautrici, e il nume tutelare di tutte noi. Ma a te la passione non basta; tu cerchi anche la poesia, quella che colora la quotidianità di tinte inaspettate, di metafore inusuali e di simboli incisivi; allora, ecco apparire anche un altro insigne siciliano, quello che tu chiami “il Nobel siciliano”, Ignazio Buttitta, e con lui altre figure di poeti, la cui lettura lascia il segno nelle anime belle: dal mondo classico, col greco siracusano Teocrito, o col latino Ovidio, all’undicesimo secolo del poeta arabo siculo Ibn Hamdis, ai poeti siculo toscani Nina da Messina e Dante da Maiano, fino alla catanese novecentesca Graziosa Casella, la cui opera, densa di sofferenza, deve essere riscoperta. Poeti di ogni tempo, per cantare di problemi e sentimenti di oggi, i cui versi tu vesti con suoni intensi e suggestivi, e a cui accosti anche i tuoi testi, sortendo un risultato convincente, coinvolgente, stimolante; speleologa della musica e della tradizione, ti cali in spazi e tempi lontani e nascosti, e li riporti alla luce, con amore, cura e rispetto.

 

Amuri Luci

 

Vicino a te, hai voluto i tuoi musicisti storici, che hanno squadernato un repertorio di sonorità sempre adatte: il friscaletto del primo brano – manifesto Amuri Luci, dedicata a Giovanni Impastato, che tiene viva la memoria del fratello; il bouzouki suonato dal Maestro Massimo Roccaforte in La terra di Hamdis, che, con un ensemble di archi, ci porta nel Medio Oriente; il marranzano per il sirtaki di Galatea, cantata in greco antico – sembrerebbe una scelta poco commerciale, invece scommetto che tutti canteranno il ritornello…-; il violoncello che ricrea l’atmosfera medievale in Qual sete voi.

 

Poi, c’è la tua voce, prismatica, versatile, che sa come dare il timbro e il tono adatti per esprimere il tuo messaggio: avvertiamo lo strazio nella vibrante Mamma tedesca, che si allinea a buon diritto nelle migliori canzoni antiwar; l’indignazione nel beffardo, straniante  mambo di 3 Oru 3 Oru; lo slancio polemico nella durissima Parru cu tia, forse il cuore politico del disco, per la quale hai voluto vicino a te Jovanotti, che, tornando alla vocazione hip hop, ha composto appositamente alcune barre in italiano, accostate ai versi eccelsi di Buttitta. E, accanto alla tua voce, quella di Leonardo Sgroi, che canta lo struggimento d’amore senza tempo in Qual sete voi, o di Mahmood, che accentua il tono mediorientale di La terra di Hamdis, per ricordare quanti, come il poeta, sono ancora costretti a peregrinare per quello che gli antichi chiamavano Mare Nostrum, ma che ora è sempre più confine tra benessere e guerra. Una guerra che tu vorresti eliminare con un un vento che “spazza via il dio denaro e i suoi diavoli armati”, o seppellire sotto “montagne e montagne di pietra”, come in Mamma tedesca. Una guerra contro cui tu vorresti che tutti si scagliassero; e perciò tu ti scagli contro gli indifferenti (Unni t’ha fattu ‘a stati), contro la pseudocultura dei vari Polifemo, seguaci della legge del più forte (Galatea, perno attorno al quale ruota tutto il progetto dei tre dischi), contro i servi muti e ciechi di fronte al disastro (Parru cu tia, degno successore di Malarazza), contro chi parla senza pensare (Comu veni veni). Con parole e suoni si può cambiare il mondo, lo si può rischiarare di amore e luce, e ogni lingua parlerà solo di pace, finalmente.

 

Per questo, Carmen, ti ringrazio. E aspetto di vederti in concerto, per cantare in greco antico con te…

 

Amuri Luci

Artista:
Carmen Consoli
Elenco Tracce:
01. Amuri Luci
02. Unni t’ha fattu ‘a stati
03. La terra di Hamdis (feat. Mahmood)
04. Mamma tedesca
05. 3 oru 3 oru
06. Bonsai #3
07. Galateia
08. Parru cu tia (feat. Jovanotti)
09. Comu veni veni
10. Qual sete voi (feat. Leonardo Sgroi)
11. Mimici di l’arma mia
Musicisti:
Carmen Consoli: voce solista, arrangiamento archi e chitarra acustica e classica - Massimo Roccaforte: chitarra elettrica, bouzouki, mandolino, arrangiamento archi - Puccio Panettieri: batteria - Valentina Ferraiuolo: tamburo a cornice, shaker, nacchere, darabouka - Marco Siniscalco: basso elettrico, contrabbasso e synth - Vincenzo Cavalli: basso elettrico - Gemino Calà: friscaletto, tamburo, zammarra, marranzano, shaker - Elena Guerriero: organo hammond e synth - Orchestra popolare siciliana > Adriano Murania: primo dei violini I - Emilia Belfiore: primo dei violini II: - Claudia Della Gatta: primo dei violoncelli: - Mahmood: voce in La terra di Hamdis - Leonardo Sgroi: voce in Qual sete voi? - Jovanotti: voce in Parru cu tia
Anno di Uscita:
2025
Durata:
42:00