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È un periodo artisticamente eccellente per Federico Sirianni, cantautore ligure trapiantato a Torino, erede della storica ‘scuola genovese’; dopo l’album “Maqroll”, dedicato all’incollocabilità ed ispirato alle opere di Alvaro Mutis, il fortunato incontro con Michele Gazich, da cui è nato il tributo a Michele L. Straniero (da poco è uscito anche un libro per Voglino Editore, curato tra gli altri dallo stesso Sirianni) ed una collaborazione proseguita fino all’album di cui parliamo in queste righe.

 

La promessa della felicità nasce da un incontro, da una crisi, da un percorso e dall’ispirazione che per fortuna sembra non abbandonare Sirianni, nemmeno nei momenti personalmente peggiori. A lavorare a questo album, oltre a Gazich, una ottima squadra di musicisti di varia estrazione e provenienza, dall’americano (di origine messicana) Rafa Gayol (batterista di Leonard Cohen, ma anche dei Bo Deans e di Charlie Sexton), alle compagne storiche Veronica Perego e Valeria Quarta, fino alla giovane Irene Buselli.

 

Formazione trio con Veronica Perego (contrabbasso) e Valeria Quarta (percussioni e cori) – ph di Rossana Ghigo

 

Un lavoro che si sviluppa come un concept, partendo da un momento non facile della vita del musicista, come lui, con enorme sincerità racconta nel ricco booklet (come sempre nelle produzioni di Squilibri Editore). Una crisi personale, a cui si affianca quasi per caso la musica, non a caso un pezzo di Cohen e che si trasforma nella partenza per un percorso tortuoso, ma con una meta ben chiara: la felicità. Una ricerca che diventa promessa, un cammino che si arricchisce passo dopo passo, cambiando in primis l’idea stessa di felicità che comunemente ci portiamo dentro.

 

Una strada che viene riproposta nelle undici tracce e che parte ovviamente dal fuoco, dalle fiamme della fatica e del dolore, dalla consapevolezza che da quell’incendio interiore si debba uscirne vivi, più forti e consapevoli. Solo così è possibile mettersi in viaggio, con la chiarezza di ciò che ci circonda (dalla finestra si vede il male) e la sicurezza che ogni ostacolo sia una benedizione. Solo così è possibile capire che ciò che cerchiamo molto spesso si trova dentro noi stessi ed è inutile pretendere di trovarlo in un altro (“Non eri paglia che potessi volare nel vento […] ma ero io la paglia”).

Un viaggio che sarà difficile certo, lungo, assolutamente, misterioso come un oriente desiderato e temuto (“Abbandoniamo il campo dei miraggi e i pesi che ci affliggono la schiena […] Non basterà una notte ed un mattino per arrivare in tempo ad Okinawa”), probabilmente però non solitario, comunque sia su strade che sappiamo essere state battute e attraverso dolori che sono stati provati (“Dimmi se per risorgere hai bruciato, senza lasciare traccia di te”).

 

Michele Gazich e Federico Sirianni

 

Cantato e suonato in punta di chitarra, con arrangiamenti preziosi ma mai invadenti (la sensibilità di Michele Gazich alla produzione ha dato omogeneità a tutto il lavoro), l’album racconta l’incedere di questo viandante attraverso quella che mi appare come una ‘Divina Commedia delle piccole cose’, un sentiero che poco alla volta si apre verso la meta. Echi di Dylan e Cohen, ovviamente, ma soprattutto la conferma che Sirianni ha ormai sviluppato un suo stile preciso e personale, un cantautore mai sguaiato, ma terribilmente incisivo.

 

Lascia senza fiato, circa a metà del cammino, l’omaggio ad un compagno di strada, scomparso proprio durante la lavorazione di questo album. A Giorgio Olmoti, Sirianni dedica parole di amicizia e stima sincere nel libretto e un brano come Cargo, che racconta della magia che Olmoti creava con le sue storie (un luogo che cambia sempre e che resta sempre uguale, dove fioriscono le storie che stringevi tra le mani) e della maledetta sera che se lo è portato via.

Ma “il dolore passa e la bellezza resta”, quindi ecco che anche questa ferita ci aiuta a proseguire, a scendere dal nostro personale Calvario e a continuare una ricerca che viva nella quotidianità, più che nell’affanno, nelle minime gioie più che nei grandi risultati.

 

A chiudere l’album, la title track, testo scritto partendo da una poesia di Max Ponte e diventato il filo conduttore di tutto il lavoro. Una promessa vera, viva, concreta, che sta a noi trovare e realizzare, che dobbiamo cercare vivendo in primo luogo una esistenza che assomigli alla parte più vera e sincera di noi stessi. Il brano che simbolicamente rappresenta il termine del percorso, ne è stato in realtà la scintilla che lo ha acceso e che ha dato spinta e spunto a Sirianni per questo affascinante viaggio. Già dalla sua pubblicazione come singolo (qui a fianco la copertina) si è capito che avremmo avuto a che fare con un lavoro importante, impegnativo e meritevole del massimo della nostra attenzione; non a caso è finito nella cinquina dei migliori brani dell’anno del Premio Tenco. Ascoltarlo come decima canzone di un album di tale bellezza, sembra racchiudere in sé tutti gli spunti sviluppati negli altri pezzi.

 

Sfuma il viaggio, si conclude il cammino che dall’inferno ci riporta “a riveder le stelle” e la ghost track sembra rivolgersi a qualcuno la cui presenza è stimolo ed allo stesso tempo motivo per proseguire la ricerca, che sia forse la felicità tanto cercata, la destinataria di queste ultime strofe? Del resto, parafrasando un abusato modo di dire, e se la promessa della felicità fosse essa stessa la felicità?

 

 

Foto dall’archivio ufficiale dell’artista

Artista:
Federico Sirianni
Etichetta:
Squilibri Editore
Elenco Tracce:
01. Nel Fuoco
02. Dalla Finestra
03. L'amore e L'arcano
04. Okinawa
05. Dimmi
06. Il Vento di Domani
07. Cargo
08. L'ora Bella
09. Finita La Tempesta
10. La Promessa della Felicità
11. La Strada e il Sentiero (ghost track)
Produzione Artistica:
Michele Gazich
Musicisti:
Crediti Registrazioni, missaggio e mastering: Fabrizio "Cit" Chiapello c/o Transeuropa Recording, Torino
Anno di Uscita:
2024
Durata:
39:29