Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

Per contattare la Redazione
o avere informazioni, SCRIVI a:

Fuori pioveva da giorni, a Bari.

Non un temporale, ma qualcosa di più sottile e insistente. Una pioggia che resta addosso, che ti accompagna mentre cammini e ti convince, piano, a cercare un posto dove fermarti. Non uno qualunque, uno che tenga caldo davvero.

 

Così sono entrato dentro ‘Officina degli Esordi’, in una sala piccola, raccolta, dove il tempo sembra rallentare quel tanto che basta per far spazio all’ascolto.

Non c’è distanza, non c’è filtro. Solo corpi vicini e un palco che quasi scompare.

Marco Giudici entra e si siede. Niente costruzione, niente introduzioni lunghe, solo una chitarra acustica.

E da lì, piano, comincia.

 

 

Ci raccogliamo ai piedi del palco, letteralmente.

Come se il concerto non fosse qualcosa da guardare, ma da abitare.

Le canzoni passano senza chiedere permesso, si muovono tra pezzi già vissuti e altri appena nati, ancora con addosso quell’odore fragile delle cose nuove.

Tra un brano e l’altro, Giudici parlava poco, ma lasciava immagini.

 

A un certo punto si ferma e racconta perché alterna plettro e pollice: il plettro gli serve quando cerca un suono più freddo, più distante; il pollice quando invece vuole qualcosa di più morbido, più esposto. Poi sorride e aggiunge che quel dito, a volte, la notte, pulsa davvero. E lo sveglia.

 

La scaletta è un percorso.

Abitudini di vita apre uno spazio familiare, quasi domestico, sulla perdita.

Un bivio sicuro è già una contraddizione che si tiene in piedi da sola, su come subisce il futuro.

Nei giorni così sembra scritta esattamente per questa sera, per questa pioggia.

Forse è un grazie tra riflessioni, dubbi e consapevolezza.

Una cosa normale dichiara una necessità dell’altra persona, anche immotivata.

Trovarsi soli è un punto fermo, o forse un punto cieco.

Ricordan tutti un gran frastuono, quello dell’esagerazione.

Addiaccio chiude il cerchio, o lo lascia aperto — dipende da come lo si guarda.

 

E poi ci sono gli inediti.

Senza titolo, senza protezioni.

 

Due canzoni appena nate, ancora instabili, ma proprio per questo più luminose.

Dentro si sente qualcosa che si sta formando, che non ha ancora deciso cosa diventare — e forse non deve farlo.

 

È lì che il concerto trova il suo punto più vero.

Non nel già conosciuto, ma in quello che ancora non ha nome.

 

Il concerto finisce senza una vera chiusura.

Niente gesto teatrale, niente distacco netto.

 

Quando finisce, fuori piove ancora.

Le strade sono quasi vuote, illuminate da quell’arancione che rende tutto un po’ più lento.

E il rumore dell’acqua, per un po’, smette di pesare.

 

(foto interne di Nicola Lutrelli, foto in apertura di Giulia Gasparini)

 

Artista:
Marco Giudici
Location Concerto:
Officina degli Esordi (BA)
Data Concerto:
28/03/2026