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Cosa è una preghiera per una persona laica? E, ancora, un laico può parlare di spiritualità e di anima? Prova a spiegarcelo Iacampo, che torna dopo ben 6 anni di assenza discografica, con questo splendido Preghiere contemporanee. Per il cantautore veneto, la preghiera non è un dialogo con una divinità esterna, ma un monologo interiore volto alla consapevolezza. Pregare significa fermare il tempo. E in  un mondo dominato dalla velocità e dalle notifiche, l’atto di fermarsi a riflettere è di per sé un gesto rivoluzionario e “sacro”. Ma la preghiera è anche l’espressione di un desiderio o di una mancanza. È dare un nome a ciò che proviamo. Un disco certo laico, che non manca però di una fortissima spiritualità. Iacampo, che da tempo si è ritirato a vivere quasi fuori dal consorzio umano, in una fattoria a qualche chilometro dalla laguna veneta, sente profondamente che tutto il creato ha uno spirito; spirito che invece sempre più manca all’uomo contemporaneo “imprigionato” nel suo corpo, nella ricerca effimera del successo, nella velocità del “tutto e subito”. E non a caso il disco è permeato da termini afferenti alla natura (oltre a quelli più smaccatamente religiosi, ma di una religiosità arcaica, senza tempo) come cielo, falco, oleandro, fiori, frutta, cedro. 

 

Non solo, Iacampo con questo disco ci parla della capacità di affrontare e attraversare il proprio dolore, di isolarsi, di ritrovare se stessi, di guarire e finalmente di tornare ad amare. Quasi un romanzo di formazione in forma lirica. Per farlo, ha lavorato musicalmente per sottrazione. Se i suoi lavori precedenti (come il coloratissimo Flores) erano caratterizzati da una stratificazione tropicalista e ritmica, qui il baricentro si sposta verso una essenzialità quasi monastica. A differenza del passato, per esempio, dove la sezione ritmica e le percussioni dettavano il passo del brano, in Preghiere contemporanee la componente percussiva è ridotta all’osso. Esclusa l’elettronica l’album si affida alla sua voce e alla sua chitarra, quindi  al contrabbasso di Alberto Zuanon, agli archi di Giuseppe Franchellucci e alle voci (come quelle di Chiara Castello).

 

Preghiere Contemporanee
Preghiere Contemporanee

 

Il disco si apre con Mondo parallelo, una tipica ballata alla Iacampo, giocata su un bellissimo tappeto sonoro chitarra-contrabbasso-archi. L’amore è visto come mondo parallelo che trasforma le cose quotidiane, in cui gli affetti diventano più autentici: “È la tua città/ è sempre la tua città, ma è più vera”. Un mondo da cui spesso però siamo esiliati: “Ho trovato nel posto del cuore la roccia più dura”.

 

Piano, chitarra e coro (quasi) gospel dominano in Quanto somigliamo a Dio. Si percepisce un gioco di apparizioni e sparizioni continue, per cui non si capisce chi c’è e chi va via. Ed è qui probabilmente che sta la nostra somiglianza con Dio che può essere Tutto e Niente, presenza e assenza.

 

F.A.R.O è forse l’unica vera preghiera esplicita di tutto il disco, una preghiera  in cui si chiede ad un faro di liberarci, con la sua luce, dalle oscurità delle nostre sofferenze. La richiesta non è, però, a un dio esterno, quanto piuttosto alla propria anima interiore: “Faro della musica, della parola non basta una canzone che consola” Insomma, una preghiera alla nostra interiorità più profonda per curare le ferite del cuore. Curiosità: il titolo nasconde un acronimo che lo stesso Iacampo non vuole svelare. Bellissimo il finale con cori e strumenti che danno al brano una coloritura quasi etnica.

 

I tuoi occhi, i miei occhi è una canzone che mescola elementi narrativi e lirici. Nello sguardo dell’altro si intravede qualcosa di più grande, un anelito spirituale, un cielo nuovo. Solo riconoscersi nello sguardo dell’altro porta l’uomo a non sentirsi corpo estraneo, a comprendere che siamo tutti parti di un Tutto molto più grande di noi.

 

Segue una delle vette del disco, Anima piena. Nuovamente chitarra e piano per un brano che si apre come un gospel per poi approdare al blues, come naturale che sia per una canzone che parla di anima, anzi in cui si parla direttamente con la propria anima. E solo l’anima piena rende anche il corpo pieno. Ed è in questa completezza che si può cercare un po’ d’amore. Altro finale da brivido in un crescendo vorticoso in cui Iacampo si concede di fare da coro con la propria voce.

 

Il Regno è l’unica canzone in cui prevale l’elemento narrativo. Una sorta di fiaba in cui i protagonisti hanno smarrito la strada del loro regno: mentre il Re è “in guerra con se stesso/ si chiede perché non riesce a liberare il suo paese adesso”; Silvia non riesce più a liberare il canto in alto mare e cerca nelle stelle la mappa del suo regno. Come nelle migliori fiabe entrambi ritroveranno la loro mappa conoscendosi, amandosi e sposandosi. Musicalmente abbiamo un finale in cui Iacampo riprende lo schema ritmico del precedente album Fructus, con sonorità fortemente sudamericane. 

 

Preghiere Contemporanee
Preghiere Contemporanee

 

Gesù l’aveva detto è un’altra vetta del disco. Una ballata giocata su un unico giro di accordi maggiori (Re-MI-LA): Iacampo afferra una splendida melodia e non la molla più. Il testo è un piccolo capolavoro, che si basa su apparenti contraddizioni:  la festa che ruba le sagre, la Chiesa che ruba lo spirito, il lavoro che ruba le paghe, gli occhiali che rubano il miraggio, la medicina che ruba il medico, la sicurezza che ruba dentro le case. Probabilmente l’unico pezzo che presenta una sorta di critica sociale: a quali “padri” rivolgersi in un mondo in cui nessuno pare più credibile, e in cui ognuno agisce per proprio tornaconto personale? Ma la sorprendente genialità risiede nel fatto che il cantautore chiama in causa qui niente meno che Gesù, il primo ad avvertire che sarebbero venute delle persone a parlare a suo nome stravolgendo del tutto il suo insegnamento. 

 

Due cuori è un altro piccolo gioiello con una intro da brividi. Ancora una volta il tema è quello dell’amore e ancora una volta a farla da padrona è l’apparente contraddizione, perché la protagonista ha due cuori, uno che dice sì e uno che dice no (la paura di innamorarsi?). Ma il vero amore è proprio poter mostrare all’altro i due cuori senza ipocrisie, e l’amore è accettare che l’altro abbia due cuori. 

 

In tutti i miei guai è una canzone molto dylaniana (e quindi degregoriana) sia dal punto di vista musicale che testuale. Un’altra (apparente) contraddittorietà è quella di trovare una luce nei propri guai (ma d’altronde già Cohen ci avvertiva che è nelle crepe che passa la luce). È nel pieno del buio e della notte che anche il più flebile lumicino può essere percepito come ancora di salvezza, è solo nella morte (simbolica) che l’uomo può aspirare a una rinascita: “Cosa è il paradiso chieditelo ancora/ se scavi di notte il miracolo lo trovi”. E così l’”hallelujah” che fa qui da ritornello si configura come una delle espressioni più potenti e stratificate della spiritualità umana. Un modo per dire “Sì” alla vita, nonostante le sue crepe e i suoi fallimenti. È l’esclamazione che pronunciamo davanti a una verità che ci fulmina. È ammettere che esiste qualcosa di più grande di noi, che sia la Natura, l’Amore o l’Arte.

 

Con preghiere contemporanee, insomma, non solo Iacampo dimostra di essere una delle voci più potenti della canzone d’autore, ma ci dimostra che si possono scrivere grandi canzoni senza necessariamente sottostare alle leggi del mercato, che tende sempre più a spingere per lavori roboanti e sovrabbondanti. D’altronde in un mondo dove tutti gridano, una preghiera – come una canzone – può anche essere sussurrata… in una chiesa o in una fattoria. Che ci si rivolga a un dio o a se stesso poco importa.

(Foto di Alberto Pagliuca)

Artista:
Iacampo
Etichetta:
Sound To Be/ADA
Elenco Tracce:
01. Mondo Parallelo
02. Quanto Assomigliamo a Dio
03. F.A.R.O
04. I Miei Occhi, I Tuoi Occhi
05. Il Regno
06. Anima Piena
07. Gesù L’aveva Detto
08. Come Due Cuori
09. In Tutti I Miei Guai
Produzione Artistica:
Iacampo, Leziero Rescigno
Musicisti:
Marco Iacampo: voce, chitarre, pianoforte, flauto Alberto Zuanon: contrabbasso, pianoforte, cori/voce Giuseppe Franchellucci: violoncello Chiara Castello: voce Sergio Marchesini: fisarmonica, sintetizzatore Leziero Rescigno: percussioni
Anno di Uscita:
2026
Durata:
38:00