Lucio Dalla è pietra angolare della musica italiana. Una premessa per certi versi inutile, lapalissiana per chi lo ha sempre amato, ma che serve ad inquadrare ancora meglio perchè la sua figura, negli ultimi anni, stia conquistando sempre più pubblico, comprese anche le nuove generazioni. A tenere vivo il suo nome ci sono certamente i numerosi live che ripropongono il suo repertorio, un po’ come sta succedendo con altri grandi padri nobili della nostra storia musicale come Pino Daniele, Battisti, Battiato, Ivan Graziani e prima ancora con De André, artisti che vedono proliferare tributi e omaggi in ogni angolo d’Italia. Una buona notizia, no? Dipende.

Dipende infatti da come si vuole affrontare l’argomento e visto che trattasi di un discorso complesso che ci porterebbe lontano, lo rimandiamo ad altre occasioni. Ci limitiamo a dire che è un fenomeno che andrebbe analizzato in maniera pragmatica e cioè che la musica “attuale” ha un appeal bassissimo verso la fascia media, medio-alta (di età) della popolazione (quella che ha ancora un minimo di potenzialità di spesa per andare a vedere un concerto), che così a un certo punto uno preferisce lasciarsi cullare da brani che ha amato venti, trenta o cinquant’anni fa, piuttosto che andare ad ascoltare “cose” nuove. Peccato però, perché la musica – oggi e come sempre – ha bisogno di nuovi autori e di nuove idee che, detto per inciso, ci sono, ma non sempre riescono a trovare spazio promozionale in un mainstream imperante che sta appiattendo tutto. Chiusa parentesi.

Torniamo allora, e volentieri, a parlare di Lucio Dalla.
Tra poche settimane, il 02 marzo, saranno quattordici anni che Lucio ci ha lasciato e la sua voce, le sue melodie, i suoi testi, rimangono indelebili come ricordi incastonati nell’anima.
Ed è quello che succede nello spettacolo ‘Caro Lucio – Il grande tributo a Lucio Dalla’, andato in scena a metà gennaio all’EcoTeatro di Milano. Un sold out, manco a dirlo, giusto per rimarcare quello che dicevamo prima. La band, composta da sei elementi, ha messo in fila due ore di canzoni che hanno coperto il repertorio dalliano con una cura negli arrangiamenti davvero notevole.
Lo spettacolo scorre veloce, senza cali di tensione e con punte di eccellenza in alcuni passaggi strumentali, ma è indubbio che gran parte del merito va alla voce solista di Luca Bettella, che interpreta l’artista bolognese senza strafare, senza per forza “imitarlo”, un rischio che quando si propongono dei tributi monotematici esiste, eccome. Unica concessione sono i suoi due o tre cambi “d’abito” (fosse anche solo un cappello…), a ricordare anche visivamente alcuni dettagli iconografici del cantautore bolognese. Bettella si muove bene sia nei registri alti che nelle parti più morbide e nella parte finale del live si siede al pianoforte e regala un paio di brani in acustico.
Ma come spesso accade quando si tratta di preparare una scaletta per questi grandi repertori, c’è sempre il rischio di lasciar fuori qualche pezzo a cui ognuno è legato in maniera particolare. Of course, direbbero gli inglesi. Un rischio inevitabile quindi, anche se in questo caso la mancanza di un brano come Cara ci sembra una lacuna abbastanza difficile da spiegare.
A fronte di questo, però, va detto che è stata presentata una splendida versione di Ayrton, pezzo per nulla semplice che poche tribute band propongono nei loro live. Per il resto diciamo che i brani che uno vorrebbe ri-sentire di Dalla ci sono tutti, da La sera dei miracoli a Futura, da 04/03/43 a La casa in riva al mare (capolavoro assoluto che ogni volta che lo si riascolta viene un groppo in gola, scritto da un giovane Lucio nel 1971 insieme a Gianfranco Baldazzi e Sergio Bardotti), l’immancabile Anna e Marco e poi ancora Disperato erotico stomp, Le rondini, L’ultima luna e così via.

La squadra di musicisti messi al servizio della voce di Luca Bettella è di prim’ordine, con Vittorio Conte alla chitarra e voce, Aligi Pasqualetto alle tastiere, Lorenzo Di Prima al basso, Emanuele ‘Meme’ Giordani ad occuparsi di batteria e percussioni. A questi si aggiunge un vero jolly, Rudy Zilio, un polistrumentista che riempie e colora ogni brano suonando i fiati (sassofono, clarinetto e flauto traverso), chitarra acustica, mandolino e piccole percussioni.
La data di Milano, di metà gennaio, è stata la partenza di un mini tour con una manciata di date chiuse a fine gennaio, ma che ripartirà venerdì 20 febbraio da Treviso (già sold out) mentre il giorno seguente “Caro Lucio” sarà a Verona e domenica 22 suoneranno in Emilia, a Collecchio (Pr), poi via si sale in Friuli per poi riscendere in Toscana…
La produzione è di FKM Productions.
A questo link l’aggiornamento del calendario https://carolucio.it/concerti/

(foto tratte dal sito ufficiale del gruppo)
Caro Lucio
