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Una sera in cui, pur non cercando di fingermi giovane, ero circondato da giovani, ho visto una stella luminosa incantare un locale sold-out e abbracciarlo tutto, come fossimo in camera sua. Parafrasando il celebre articolo di Jon Landau sull’allora poco conosciuto Bruce Springsteen, la serata del 7 marzo all’Hiroshima Mon Amour di Torino ha davvero significato molto per la mia visione della musica contemporanea.

 

Emma Nolde gira nel mio stereo da mesi, in primis con il suo recente Nuovospaziotempo, ma anche con i precedenti lavori “Dormi” e “Toccaterra”; la giovanissima artista toscana mi ha colpito da subito e se il nuovo album torna spessissimo nei miei ascolti, vederla dal vivo ha superato ogni mia (già alta) aspettativa. “Nuovospaziotempo” è un disco che senza esagerare definirei generazionale; un manifesto di una età bistrattata, insultata, incolpata da noi vecchi, che sa di valere ben di più e riesce a dimostrarlo, nonostante le poche occasioni concesse. Dal presunto disinteresse verso le elezioni all’essere untori del covid, ai coetanei di Emma vengono caricati sulla schiena pesi enormi, sgraditi e decisamente ingiusti.

 

 

Ascoltando un mio amico che ha la sua stessa età, mi colpisce il modo in cui lei si faccia capire perfettamente da loro.

“Mi potrei soffermare su molte frasi che contiene questo album, ma per farla breve, penso che sia tutto incentrato sul fatto che non si debba avere paura di sbagliare, che non dobbiamo troppo farci prendere dal giudizio della società, che ti vuole dire che università scegliere, che lavoro fare e forse anche chi frequentare e chi no; perché in fondo “che ci importa di loro, tu ridici e lasciali guardare, freghiamocene di tutto”. Emma Nolde invita a rimanere qui, “mentre tutto scorre”. Un inno alla lentezza perché quando si va veloce, parametro che richiede la società, in cui bisogna conquistare tutto e subito, non si capisce bene cosa si stia facendo. “Comunque vada ci rideremo sopra un giorno”.

 

“La nostra missione stasera è quella di farvi dimenticare per un’ora e mezza le cose brutte che succedono là fuori”: ecco la risposta a cotante accuse e a questo mare di sfiducia che cerca sempre di annegarli o farli salire su barche inospitali e pronte solo a costringerli ad adeguarsi. Torino accoglie con calore Emma e la sua band, il locale si può ben definire ‘storico’ vista la mole di nomi importanti che ne hanno calcato il palcoscenico, ma soprattutto trasuda dalle pareti ascolto e curiosità. Il pubblico è più variegato di quanto pensassi, sebbene io sia tra i più anziani, fatti salvi due miei compagni di viaggio (convinti a venire dal figlio, a cui ho fatto ascoltare Emma mesi fa, perché nel nostro piccolo ognuno dovrebbe fare la propria parte) ed un gesuita euclideo vestito come un bonzo per entrare a corte dell’imperatore (della dinastia dei Ming), che con la sua fluente barba bianca dà alla serata un tocco mistico a metà tra Harry Potter ed il Signore degli Anelli.

 

Ad inizio concerto, la stessa intro dell’album, una sorta di dichiarazione di intenti, un elenco di cose che ci succedono, che ci girano attorno, che ci riempiono la vita. Dopo di che 90 minuti abbondanti di musica, parole, coinvolgimento. Emma sul palco è selvaggia ed intima allo stesso tempo; ci chiede di gridare tutti assieme subito, per rompere il ghiaccio, perché tutti quelli che magari si vergognano un po’ a farlo possano urlare senza timore di essere giudicati dai vicini. Un’attenzione all’altro che torna spesso nei suoi testi, un messaggio di fondo che parla di accettazione e rispetto. Altissima, si lascia totalmente trascinare dalla musica, muovendo i suoi lunghi capelli come fossero i nastri di una ballerina che finalmente può coronare il suo sogno e danzare libera e spensierata.

 

Oltre alla sua musica, è lei come persona a fare breccia nel pubblico: le sue introduzioni parlate non danno mai l’impressione di essere “di facciata”, ma sincere ed emozionate; altrettanto lo sono gli inviti a saltare, a voler bene a chi abbiamo vicino, a ridere assieme. Esiste una buona parte di questa benedetta generazione che Emma racconta nella sua semplicità, gente che non si affanna ad arrivare alle stelle, “ma come noi preferisce guardarle”, gente che sceglie di non correre affannosamente, ma di percorrere “solo un’altra strada”.

 

 

Tornando in piena notte, il mio amico, decisamente soddisfatto della serata ha sottolineato come lei abbia parlato in prima persona plurale al live, mentre nelle canzoni si rivolga spesso a un tu generico, parlando direttamente all’ascoltatore. In scaletta ovviamente spazio ai nuovi pezzi, ma diversi sono gli estratti dei due album precedenti, a partire da Resta e Berlino, fino a Nero ardesia che conclude la serata. Nel suo atteggiamento sincero e per nulla presuntuoso, emerge la statura artistica: il nuovo cantautorato, che noi ‘anziani’ dovremmo smettere di paragonare ad altre “scuole” di 50 anni fa (quando nessuno di loro era ancora nato), regala scritture dirette e ficcanti, come Emma rappresenta, stregandoci con dolcezza e grinta. Novanta minuti, dicevamo, nei quali, come d’abitudine, ascoltiamo la ballata e poi il pezzo pop, la base dance (con duetto improvvisato insieme ad uno spettatore in Punto di domanda) e la chitarra elettrica che sfida a duello il sassofono, la batteria che detta il tempo e le tastiere che stendono un tappeto sonoro perfetto per l’atmosfera della serata.

 

Se in “Nuovospaziotempo” non c’è un brano uguale all’altro come stile, dal vivo la rotta vira comunque verso un rock contaminato dalle influenze di cui sopra, fino ad esplodere fragorosamente in Sempre la stessa storia, con quel riff distorto che ai miei 50 anni abbondanti ricorda da vicino gli U2 di “Achtung Baby”!

Emma Nolde sale sul palco come Artista e ne scende se possibile anche come amica, come confidente, come portavoce di sentimenti che magari non i miei coetanei (che comunque certe fasi le hanno passate eccome), ma molti dei suoi vivono quotidianamente, in questo nuovo spazio-tempo che rischia di inghiottire i più deboli; a loro si rivolge spesso, in testi come Sirene o Respiro, per dare e darsi coraggio.

 

Non manca il tentativo, più che riuscito, di gettare un ponte tra generazioni, raccontando in Universo parallelo come si immagini conoscere il padre da giovane e coetaneo, per condividerne emozioni, desideri, sogni ed ovviamente errori. Un brano eccezionale, che dovrebbe aiutare noi ‘anziani’ (repetita iuvant), che spesso infieriamo sulle scelte musicali dei nostri figli esclusivamente per sentirci ancora per un po’ giovani, a vedere tutta questa faccenda in una prospettiva diversa. Emma chiarisce come questo assurdo scontro generazionale dovrebbe mutuarsi in confronto e condivisione e a giudicare dai volti felici di chi esce dall’Hiroshima, la sua parte la sta facendo egregiamente.

 

 

Come dicevo all’inizio, supportata da un trio di musicisti di alto livello, Emma mette in scena uno show energico, che riesce però a commuovere e a creare momenti di forte intensità; non è così usuale, in mezzo a 4\500 persone, sentire che dal palco si stiano rivolgendo proprio a te e questa caratteristica, marcata su disco, rende i suoi live ben più di una semplice esibizione.

Non penso che aspiri a diventare portavoce della sua generazione, ma di certo Emma Nolde la sa raccontare e cantare come pochi altri e questo tour la renderà sicuramente una voce credibile ed autorevole.

Grazie a Beppe e Monica per la compagnia e i panini e a Davide per essersi fidato di me e per i contributi a questo articolo.

 

Foto di Franco Rodi

Artista:
Emma Nolde
Location Concerto:
Hiroshima Mon Amour - Torino
Data Concerto:
07/03/2025