“E’ gente per cui le arti stan
nei musei” direbbe Paolo Conte di coloro che storcono il naso di fronte alla
musica di Davide Van De Sfroos. Le
canzoni del cantautore comasco hanno certamente un qualcosa di rustico, badano al
sodo più che a tante quisquilie formali, ma hanno un’anima profondamente folk
che è tutta la loro forza. I millecinquecento paganti del concerto di Azzano
San Paolo – evento principale dell’ottimo festival Andar Per Musica, che ogni
anno propone in provincia di Bergamo due mesi di musica folk proveniente dai
quattro d’angoli d’Europa – sono lì a dimostrarlo: pur essendo per la maggior
parte bergamaschi (ma c’è anche qualche comasco nelle prime file) cantano tutte
le canzoni in dialetto laghée come se fossero cosa loro e partecipano
entusiasti ad una festa popolare che del popolo, e delle sue storie sempre sul
confine tra l’invenzione e il reale, riesce a carpire tutto l’immaginario e
l’epopea. Van De Sfroos guida la sua band tra
folk irlandese, americano e saltuarie puntante raggae; ha bene in mente la
lezione dei Pogues e di Dylan ed usa tastiere e violino come contraltare
melodico alla sua voce scartavetrata che ha dentro tutta l’umidità del lago.
Per lui il termine popolare ha soprattutto una valenza local, ma di un
localismo che invece di chiudersi in sé stesso cerca altri localismi, magari
lontani nei suoni ma non nello spirito. Si spiegano così gli accenni di taranta
in alcuni passaggi, o l’utilizzo da parte del batterista Silvio Centamore di
cajun e altre piccole percussioni. E volendo estremizzare il concetto anche il
banjo che a volte spunta tra le mani di Francesco Piu (ottimo alla chitarra
elettrica) o la forte anima blues di pezzi come News Orleans o ancora la rilettura mezza in inglese e mezza in
dialetto di Hey Joe testimoniano una
volontà identitaria che non divide ma amalgama. Certo, alla lunga dal vivo il
gioco mostra un po’ la corda, anche perché rifugge – e non potrebbe fare
altrimenti – dai facili miscugli di tanta patchanka oggi di moda. Ma brani come
Lo sciamano, L’Alain Delon de Lenn, La
ballata del Cimino, tratti dal recente “Pica!”, o canzoni storiche come Pulènta e galèna frègia e Per una poma dimostrano le doti di un
ottimo cantautore-narratore, che nel conservare le vicende di una luogo ne
esalta le peculiarità fino a renderle materia viva per tutti.
Davide Van De Sfroos
Centro sportivo, Azzano San Paolo (BG)
05/07/2008
