«Chiudere gli occhi e viaggiare…»:
inizia con queste parole Mario Biondi
il concerto al Teatro Comunale di Alessandria in un piovoso venerdì sera di
metà aprile. La scaletta della sua esibizione segue quasi alla lettera quella
del fortunato doppio live “I love you more” ed sul palco anche ad accompagnarlo
c’è la stessa formazione del disco: un’orchestra di dodici elementi (tra cui
tre fiati e un percussionista) e tre coriste, a cui Biondi lascia spazio in
diversi momenti durante la serata, per l’applauso di un pubblico che sembra
apprezzare. Lui,
la voce maschile italiana del momento, occhiali scuri, simpatico pizzetto e
tutto di bianco vestito, inizia ballando al centro del palco sulle note di Close
to you di Burt Bacharach e propone uno dietro l’altro brani originali e
cover, in un gioco di solleticamento dell’anima che ha nelle corde vocali tutta
la sua forza. Le autografe Redibirth
e Moonlight in July anticipano la
rilettura di Just the way are scritta
da Billy Joel ma portata al successo da Barry White, e il paragone con il
grande interprete americano – paragone sul quale Biondi scherza durante
l’esibizione – non appare del tutto infondato. C’è tanto jazz e tanto soul nella
musica di questo cantante bianco che confonderemmo facilmente con una voce nera
se non ne conoscessimo le origini, e i musicisti al seguito ne assecondano al
meglio l’indole, tanto che durante le due ore abbondanti di concerto (in cui
«la canzone ponte» This is what you are,
così la definisce lui, viene cantata due volte, una delle quali alla fine) sono
tanti i momenti in cui pare di essere in un elegante e confidenziale club
d’oltreoceano invece che in un altrettanto elegante teatro del nostro Paese. Ad
aumentare l’effetto poi contribuisce la scenografia, formata da grandi teli
chiari trasparenti che salgono e scendono sul palco scoprendo (o coprendo)
questo o quel musicista o addirittura lo stesso protagonista, il quale a volte
parla al suo pubblico sporgendosi a lato di uno di essi. Un piccolo artificio
scenico, nulla di eccezionale, ma sufficiente a rendere ancora più vicina
l’anima (e la voce) di un interprete sorprendente e atmosferico. Inevitabile, e quindi meritato, il lungo applauso in
chiusura.
Mario Biondi
Teatro Comunale, Alessandria
18/04/2008
