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La lentezza non appartiene a questi tempi, si direbbe, e anche la produzione musicale sembra non fare eccezioni. Gli artisti sfornano lavori a un ritmo indescrivibile, presi come sono dall’ansia di restare nell’hype, di accumulare visualizzazioni o stream, e in questo modo noi ascoltatori rischiamo di abituarci a consumare rapidamente le loro opere, o per meglio dire i loro prodotti, per poi dimenticarcene. Altra tendenza è infarcire i dischi di un numero esorbitante di canzoni, in un’ipertrofia produttiva che stordisce e impedisce di cogliere l’essenza di ogni traccia. Ma non è questo il caso del quarantaduenne Fabrizio Pollio, in arte solo Pollio, che ha aspettato ben nove anni e mezzo prima di pubblicare il suo secondo disco, Dopo la bomba, e per giunta ha deciso che questo fosse composto solo da sette brani, per un totale di ventuno minuti. Un segnale forte, importante, trasgressivo, in controtendenza, che certifica la serietà e l’impegno di un cantautore da sempre fuori dagli schemi.

 

Dagli esordi, a vent’anni, con gli io?drama, band di culto degli anni Dieci (due EP, tre dischi), al primo lavoro solista “Humus” (Maciste Dischi, 2016), naturale prosecuzione del discorso iniziato con la band, fino a questo nuovo disco, Pollio ha sempre tenuto fermo un punto: comunicare emozioni personali e condividerle, per cercare un contatto con l’ascoltatore, nel segno della sincerità e della coerenza. E l’etichetta milanese Bellezza Records sembra comprendere appieno l’esigenza del cantautore di esprimere uno stile preciso, che accosta immagini efficaci e confessioni a cuore aperto con un suono immediato, pieno, denso di riferimenti, che non sono mai banali riproposizioni del già sentito, ma piuttosto conferme di ascolti di qualità.

 

Dopo La Bomba
Foto di Simone Colombo

 

Ne emerge un lavoro che, nella sua essenzialità, rappresenta, in modo cangiante e dinamico, la condizione di perenne mutamento e degli inevitabili aggiustamenti che la vita porta con sé, a quaranta o a ottant’anni: Dopo la bomba allude proprio alla situazione psicologica, ma anche intellettuale e perfino sociale, in cui ci troviamo dopo un momento di passaggio. Da questa scelta derivano le immagini del disco: la prospettiva ribaltata di Quando ero vecchio, dal punto di vista filosofico coinvolgente, per invitarci a ripensare alla nostra vita passata; il desiderio di avere “tempo per rimuginarci sopra” (il manifesto Equatore, celebrazione della tenacia, con un fischio alla Alessandroni a colorire il tutto); la confessione matura di Mi sei mancata tanto, con citazione montaliana (“E ho sceso scale di continuo, dandoti il braccio e pure l’anima, eppure è il vuoto a ogni gradino”); fino alla riflessione sul “mondo plug and play” e sui “tristi nichilisti casi umani” della profetica La percentuale.

 

Il disco di Pollio procede spedito, tra metafore ardite (Lucciole, in cui l’immagine del “dopo la bomba” appare in tutta evidenza, o Igloo, l’amore nonostante tutto), e inviti a non cedere al pessimismo. Sette canzoni ben scritte, ottimamente suonate, tra suoni it-pop, indie, rock della migliore specie, in equilibrio prezioso tra ironia, disincanto, amore e speranza.

 

Perché “Il buio ci appartiene, ma abbiamo lucciole in testa.”

 

Dopo La Bomba
Dopo La Bomba Tour
Artista:
Pollio
Etichetta:
Bellezza Records / Universal Music Italia
Elenco Tracce:
01. È solo una fase
02. La percentuale
03. Equatore
04. Mi sei mancata tanto
05. Quand'ero vecchio
06. Lucciole
07. Igloo
Produzione Artistica:
FET BASTARDs
Musicisti:
Fabrizio Pollio – voce, chitarre acustiche, fischio Jacopo Sam Federici – basso, pianoforte, tastiere e sintetizzatori, chitarre acustiche ed elettriche Giuseppe Magnelli – chitarre acustiche ed elettriche, cori Ramiro Colomer – batteria, percussioni Iacopo Pinna – percussioni, basso aggiuntivo Budapest Art Orchestra – archi Peter Pejtsik – direzione d’orchestra Miklos Lukacs – produzione di sessione
Anno di Uscita:
2026
Durata:
21:46