È un lavoro complesso, stratificato, intenso e di rara bellezza questo nuovo progetto portato avanti dal polistrumentista Edmondo Romano e dall’attrice Simona Fasano, dal titolo Es/Sè. Un connubio perfetto tra musica e parola, tra sperimentazione e fruibilità, tra spiritualità ed elemento ctonio. In qualche modo lo si può leggere come il capitolo (conclusivo?) della precedente trilogia solista di Edmondo Romano, ma anche l’inizio di un nuovo percorso. Tutti i quattro album, infatti, si caratterizzano per un dualismo costante. Se Sonno Eliso (2012) indagava il rapporto tra maschile e femminile; Missive Archetipe (2014) sondava il potere della parola e della poesia, esplorando il rapporto dell’uomo con il mondo esterno e interno; infine in Religio (2024) la contrapposizione era data dalla ricerca del visibile e dell’invisibile. Ora i due termini che sembrano scontrarsi sono tratti dalla psicologia del profondo: l’Es è un concetto freudiano e sta ad indicare l’inconscio, l’elemento onirico; il Sé è invece termine junghiano e rappresenta quella parte più evoluta a livello coscienziale, la parte verso cui tende il processo di individuazione. Ma, attenzione, tutto il disco è pervaso dal tentativo di far parlare queste due parti, di giungere – persino tramite lo scontro tra Freud e Jung – a una dialettica interiore. Un disco, quindi, che è anche una sorta di seduta analitica se non addirittura psichiatrica, che ha lo scopo di far giungere l’ascoltatore a una sorta di guarigione. Non a caso gli otto brani che compongono il lavoro vengono definiti otto rituali per otto ferite: tradimento, fallimento, rifiuto, paura, separazione, rabbia, auto-boicottaggio e separazione dall’anima. Insomma, come si sarà intuito, un lavoro che ha la pretesa di far partecipare attivamente l’ascoltatore, il quale nella vita avrà affrontato almeno una delle otto ferite di cui si diceva prima.
Il disco è idealmente diviso in due parti: una “Female Side” (tracce 1-4) e una “Male Side” (tracce 6-9), separate dal brano strumentale Passage. La contrapposizione quindi Es/Sé (che non certo a caso sono anche le iniziali dei nomi di Romano e Fasano) si struttura in altre sottodicotomie (per cosiddire): il lato Femminile/Destro è quello poetico, globale e legato alle ferite della sopravvivenza (paura, dolore, vittimismo, rabbia); il lato Maschile/Sinistro è analitico, dettagliato e legato alle ferite della realizzazione nel mondo (autosabotaggio, separazione, vuoto esistenziale, rifiuto). Passage, da questo punto di vista, non è un semplice interludio, ma il ponte simbolico tra queste due fasi di guarigione, una chiave di lettura fondamentale per l’analisi dell’opera. Non solo, il disco sembra un continuo dialogo tra la splendida voce di Fasano e gli strumenti a fiato di Romano. Voce e suono si inseguono, si accavallano, interagiscono… proprio come succede nelle discussioni dialettiche. Fasano utilizza nei testi una sorta di plurilinguismo, per cui in ogni canzone la lingua (inglese, italiano, spagnolo, francese e perfino latino) deve farsi strumento espressivo e musicale, così come la musica deve diventare “parola”.
Apre il disco Rose Moon, che rappresenta la paura. Già si intuisce come la voce di Fasano andrà a “scontrarsi” con il clarinetto di Romano. Bellissimi gli arrangiamenti di archi che ci immergono in una dimensione vagamente angosciante. Dall’inglese passiamo al francese in Mon Jardin, che ha il compito di rappresentare la ferita del dolore e dell’abuso: gli spazi privati vengono violati, per cui se l’intro è quasi lirico e intimista (come se fosse l’Io lirico ad esplorare spazi che non conosceva), la seconda parte si apre musicalmente e la voce di Fasano sembra farsi pianto (quando tali spazi sono violati). Impermanenza (Fallimento/Vittimismo) si apre a cappella per poi erompere in un intreccio di violino e archi che dà al brano un andamento di “velocità”, quasi la musica volesse “scappare”. La voce (uno splendido vocalizzo) di Fasano finalmente la riprende per intrecciarsi a lei. Un brano che sembra una perfetta colonna sonora interiore.
Enfado (Rabbia e tristezza) sembra, invece, uscire da qualche sessione del Battiato mistico anche grazie alla splendida rielaborazione in chiave musicale di uno dei punti poetici più alti della Bibbia: il Qoelet (l’Ecclesiale). Il testo viene cantato in italiano da Romano e in spagnolo da Fasano.
Passage (Transizione), come detto, segna simbolicamente il passaggio (appunto) tra le due parti della nostra psiche. Un brano decisamente più complesso dove convivono voce, clarinetto e violoncello ed elettronica. Spazio vuoto (Autosabotaggio), ha un sapore vagamente orientale, con echi persiani e balcanici, costruito su una linea di contrabbasso “ribattuto”. L’intervento del sax sopranino di Romano sposta il pezzo verso territori decisamente jazz. Il vuoto esistenziale è qui reso da un senso di angoscia (dato dalla voce), che il sax smorza appena. Con La Presenza (Separazione dall’Anima) si passa dall’angoscia al senso di “smarrimento”, anche attraverso l’uso di sospensioni negli archi e uno splendido intervento minimalista del pianoforte di Fabio Vernizzi. Ne L’inconfessata processione (Vuoto esistenziale), come suggerisce il titolo, siamo catapultati in una sorta di processione in cui assistiamo al suono di una banda di paese, anch’esso però dato con un taglio contemporaneo e minimalista. Ben poco, però, sembra ci sia di gioioso in questa processione. L’auto-boicottaggio è quasi un requiem, la simbolizzazione della nostra auto-uccisione. Invisibilis (Rifiuto/Abbandono) presenta ancora un dialogo tra la voce di Fasano e il sax soprano di Romano. L’arrangiamento appare ancora una volta scarno e intimo, in cui predomina un senso di dolore rispetto alle proprie fragilità. Con Dolo-res (Sintesi/risoluzione) assistiamo – dopo aver attraversato le precedenti tappe del dolore – alla risoluzione dei nostri conflitti interiori. Pianoforte, clarinetto e voce ci immergono in una dimensione di pace “controllata”. Controllata perché è il frutto del duro lavoro di “scandaglio”, un processo di individuazione (per dirla alla Jung) portato a termine.
Un lavoro, come detto, complesso e difficile, che ha certo bisogno di più ascolti per essere davvero compreso. Ma che fin da subito regala emozioni e voglia di riascolto. Straziante e bellissimo. Come una seduta di psicanalisi.

Edmondo Romano-Simona Fasano
Visage Music
01. Rose Moon
02. Mon jardin
03. Impermanenza
04. Enfado
05. Passage
06. Spazio vuoto
07. La presenza
08. L'inconfessata processione
09. Invisibilis
10. Dolo-res
Edmondo Romano
Edmondo Romano: sax soprano, clarinetti, chalumeau, flauti, programmazione - Simona Fasano: voce - Roberto Piga & Alessandra Dalla Barba: violini - laria Bruzzone: viola - Kim Schiffo & Arianna Menesini: violoncello - Riccardo Barbera: contrabbasso - Fabio Vernizzi: pianoforte - Karin Selva, Giulia Beatini, Paola Cialdella, Vera Marenco: coro - Alessandro Serri: flauto traverso, basso, coro
2025
35:00
