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Juri Camisasca è una persona dalle molte sfaccettature e, come direbbe Walt Whitman, contiene moltitudini che, ad esempio, possono essere in parte visitate nel suo sito (https://www.juricamisasca.net/larte-oltre-la-musica/) dove è possibile osservare la pienezza della sua sensibilità nel creare icone (in rete è possibile reperire una sua straordinaria spiegazione del valore spirituale di queste immagini sacre). In questo suo essere artista a tutto tondo, Camisasca è anche un musicista e cantore di grande sensibilità che, ogni tanto, si palesa attraverso pubblicazioni di album (sempre più difficile in tempi come questi) oppure con esibizioni dalle quali talvolta, come in questo caso, vengono prodotte registrazioni audio/video. Stiamo parlando, pertanto, del concerto tenutosi nella Cattedrale di St. John a La Valletta, Malta, il 27 luglio del 2018. Di queste registrazioni è stato predisposto un album, audio e video, in 200 copie limitate con preordine. Chi scrive ha avuto la possibilità di acquistare una di queste registrazioni e il risultato è di particolare emozione.

 

Exultet è album che diffonde un’esperienza spirituale e mistica che richiama, chiaramente, agli anni trascorsi da Camisasca in un monastero benedettino, ambito in cui le sue doti canore si sono affinate grazie ai canti liturgici quotidiani diffusi tra compieta, messa, vespri e quant’altro presente nelle regole di questo ordine. Quindi l’ascolto (e la visione) di questi brani (composti da canti liturgici e canzoni scritte, nel tempo, dall’artista) deve essere interiorizzato come un momento di raccoglimento, di meditazione, di preghiera, tanto evidente è l’intenzione dell’autore/cantore di trasferire, a chi ascolta, parte del proprio vissuto, parte delle proprie visioni, parte delle proprie scoperte interiori.

In questo concerto, se vogliamo essere sinceri, Camisasca non fa altro che ribadire il suo sguardo sull’infinito invitandoci a perdere un po’ dei nostri pregiudizi, degli scudi protettivi, le ansie, paranoie, per aprirci attraverso l’ascolto della musica, del canto e delle parole, all’infinito che è in noi e che quasi sempre non sappiamo né percepire, né riconoscere, né diffondere.

 

interno della Cattedrale di St.John a La Valletta – Malta (foto di repertorio)

 

Proviamo adesso ad entrare meglio nello spirito generale dell’album e lo facciamo con Exultet (Gioisci), brano che segna l’inizio del concerto, con il suono delicato e squillante di cimbali ad annunciare l’atmosfera creata dalle tastiere a cui si affida la voce di Juri a creare, insieme, un mix di grande pathos con il cantato in latino. All’improvviso pare immaginarsi di essere all’interno di una antica chiesa nel mezzo di una celebrazione liturgica dove il tempo non scorre e l’infinito pare camminarci a fianco mentre le luci delle candele segnano il percorso della vita.

 

A solis ortus cardinis (Dal sole nascente) emerge con tastiere dal timbro profondo e la voce che cattura l’attenzione per un canto dedicato alla figura del Cristo. Anche in questo caso il canto è in latino che, anche a non conoscerlo, pare arrivi chiaro nel suo compito di ricordare il senso della venuta del Salvatore. Il suono delle tastiere pare voglia tagliare quella sorta di velo minaccioso che impedisce di raggiungere la verità e la luce.

Il Carmelo di Echt è uno dei brani più intensi scritti da Camisasca che ricorda la vita di Edith Stein, filosofo di straordinaria levatura, che “lasciò le cose del mondo” per la vita religiosa e per “le verità invisibili” finendo la sua vita nel lager di Auschwitz a causa della sua origine ebraica. Una canzone, una laude, dedicata ad una grande figura della spiritualità che ancora oggi è un punto di riferimento per il pensiero filosofico e religioso. Un bel film, ‘La settima stanza’ del 1995, di Marta Meszaros, si aggiunge a questo straordinario ricordo canoro.

Suprema identità ha invece il profumo del pianoforte liquido e insinuante, voce presente e chiara, per una canzone che ricorda come la nostra realtà “ci sfugge di mano e ci lascia nel rischio nel non ricordare che siamo in questo mare”. Le parole sembrano cadere da nuvole piene del desiderio di comunicare quale sia il percorso per raggiungere la meta, lo scopo della vita, il fine ultimo del nostro essere. Il suono degli archi ricama note sulle parole di un canto che richiama, appunto, alla Suprema identità che sta nei cieli. I vocalizzi finali si inerpicano tra le note fino a lasciarsi cadere e scomparire…

 

 

La figura di Sant’Agostino si illumina con le note del pianoforte e poi irrompono le parole del santo di Ippona proposte con il canto da Camisasca e si percepisce, in questi passaggi, il tempo trascorso in monastero dove il canto è parte integrante della ricerca spirituale e dove le liriche non sono semplici percorsi testuali ma ricerca profonda del proprio essere interiore. Chissà se qualcuno farà ascoltare questo canto a Papa Leone…

 

A seguire L’era del mito, dove torna in primo piano il pianoforte, per una canzone che immerge l’ascoltatore nella dimensione della ricerca, nella solitudine, verso nuovi orizzonti e visioni. Superare il passato, non pensare al futuro ma osservare l’eterno presente e vivere nella ricerca di ragioni di vita nell’ora in cui siamo coscienti del nostro bisogno eterno dello stupore del fermarsi a godere dell’attimo vissuto. Tocchi terra tocchi Dio si propone con un mix di voce e pianoforte a creare un’atmosfera di una foschia esistenziale che vorrebbe nasconderci la realtà trascendente, mentre dovremmo comprendere che la ricerca dell’Assoluto è nascosta proprio nel vivere il quotidiano. La terra non è elemento separato dalla completezza del nostro essere. Ma spesso non ne siamo consapevoli e…soffriamo. Una brezza sonora conduce alla fine del cammino…

 

Victime paschali laudes (Lode al sacrificio Pasquale) è un canto liturgico per la notte di Pasqua cantato nella sua versione originale in latino. Potente la forza evocativa delle parole che si fanno musica appoggiandosi alle note della tastiera. Anche in questo brano si manifesta la ricchezza interpretativa di Camisasca che si fa preghiera intensa e sincera. Circa a metà dell’album troviamo L’urlo degli dei, brano che si palesa con un suono elettronico persistente, unito alle note della tastiera, e la voce racconta di storie di sentimenti e di vita in “un’epoca inafferrabile” dove la solitudine è reale pur vivendo con la moltitudine di persone intorno a noi. Una canzone che indica il bisogno di essere più di quanto si sia realmente, non accettando la propria solitudine ma cercando ragioni per la vita. Per cambiare vita. Un suono sincopato che sarebbe piaciuto all’amico Franco Battiato accompagna l’ascolto alla fine…

 

 

Il Salmo 113 (Israel) è cantato in latino e ricorda, con un tappetto di musica elettronica, “Quando Israele uscì dall’Egitto…il mare vide e si ritrasse…” e sembra di poter osservare una processione di fuggiaschi verso la terra promessa certi che la promessa di libertà del Signore verrà mantenuta. Il canto della beatitudine vede la voce ferma e diretta e pare provenire dalla notte stellata nel buio del deserto. È la ricerca della speranza nella luce eterna laddove “tutto si trasforma, niente perisce”. Un filo di suono percussivo e di effetti segue la voce narrante, dove le beatitudini sono riproposte per l’ennesima volta all’ascolto e alla proposta di vita a cui ciascuno potrebbe portare una riflessione sulla propria quotidianità. La voce si fa vento e soffia, delicata ma incisiva, sui campi della vita. Proseguendo incontriamo Primo motore, brano che si manifesta con la voce che pare giungere da una dimensione cosmica laddove ogni cosa si trasforma e si ricongiunge “nel respiro di ogni cosa”.

Il primo motore è ovviamente Colui che ha generato il tutto, l’insondabile mistero della vita e della morte che non riusciremo mai a capire fino in fondo. Forse l’arte, in tutte le sue forme, potrebbe essere quel ponte di trasmissione tra dubbio, paura e speranza. Voce, pianoforte, delicatezza espressiva… Tutto come un abbraccio mistico che non ha inizio e non ha fine.

 

Le acque di Siloe è evocata dal suono di tastiere a creare un flusso sonoro in cui inserire la voce, cantando di un tempo prima della creazione dove si poteva percepire l’inizio del tempo. Una narrazione delicata ed intensa dove già si creano le premesse per la venuta del Cristo. “La ricchezza della luce è la povertà” è una sorta di manifesto della creazione dove tutto e frutto dell’opera di un altro “Siamo riflessi dell’Eterno” canta Camisasca, che anela al ritorno alle acque di Siloe. I vocalizzi in una lingua non riconoscibile accompagnano il brano fino alla fine.

 

Incontriamo ora Nomadi, con un’intro intenso e misterioso, si mostra essere una canzone che può essere valutata come una delle migliori scritte da Camisasca (con Battiato) e cantate dal suo amico Franco. Potente nella sua luce soffusa, delicata nel suo essere poetica e diretta Nomadi è una canzone di uno straordinario fascino in cui il soggetto è la ricerca della spiritualità, di sé stessi, nel senso ultimo e vero della vita. Nomadi e forestieri dell’anima e del tempo che hanno bisogno del “cammino che apre cammino” (Antonio Machado) per trovare il proprio perché nell’essere in questo mondo, in questa vita.

 

Salve regina, si erge come una montagna sacra con la musica che introduce la voce e la preghiera di Camisasca che, in latino, riprende una delle preghiere più nota del cristianesimo. È la preghiera, insieme al Padre nostro e all’Ave Maria, più conosciuta dalle genti, soprattutto le più bisognose di aiuto, che hanno calcato la terra e le acque di questa terra. Le note costruite dalla tastiera sono soffuse ed avvolgenti e la voce di Camisasca, chiudendo gli occhi, pare voglia trasportarci in tempi dimenticati, in luoghi di preghiera, alla ricerca di una carezza di pace. Arriviamo all’ultima traccia, Aurea luce (Luce dorata), un altro brano liturgico cantato in latino. Sinuoso, delicato, avvolgente, carico di delicatezza quasi a volerci accompagnare, sicuri, verso la notte incombente con la certezza adveniente luce che, siamo sicuri, ritornerà. Sia quella del mattino del mondo che quella del mattino dello Spirito…

 

 

Quando arrivi alla fine di un album come Exultet, c’è la netta sensazione di aver bisogno di un po’ di tempo prima di ritornare alla realtà, perché il clima che si è creato nell’ascolto è di grande tensione artistica. In questa esecuzione si apprezza, ancor di più, la finezza di Camisasca nel dare senso e profondità alla sua storia personale ed artistica che, tempus fugit, cammina insieme a noi.

 

Regia per la versione video Francesco P. Paladino

 

(foto tratte dai canali ufficiali dell’artista)

Artista:
Juri Camisasca
Etichetta:
Autoprodotto
Elenco Tracce:
01. Exultet
02. A solis ortus cardine
03. Il Carmelo di Echt
04. Suprema identità
05. Sant’Agostino
06. L’era del mito
07. Tocchi terra tocchi Dio
08. Victime Paschali laudes
09. L’urlo degli dei
10. Salmo 113 (Israel)
11. Il canto della beatitudine
12. Primo motore
13. Le acque di Siloe
14. Nomadi
15. Salve Regina
16. Aurea luce
Produzione Artistica:
Antonio La Monica
Musicisti:
Juri Camisasca: canto; Erika Lo Giudice: pianoforte e tastiere; Peppe Di Mauro: percussioni
Anno di Uscita:
2025