In certe storie c’è sempre un prima e un dopo. Quando il prima è così denso e pieno di strati, lungo come la strada percorsa, è difficile anche solo pensare al dopo. Uno dei modi per snodare il filo che nel frattempo si è aggrovigliato, ci si aggrappa proprio a quel prima così rotondo per disegnare un qui e ora e immaginare il dopo. È forse questo il tentativo di Fandango, il nuovo album della Bandabardò uscito la scorsa primavera per OTRlive.

La storia della Bandabardò parte da lontano. Dalla Firenze del 1993 ma soprattutto dal 1996, anno in cui uscì “Il circo mangione” (nel 2026 saranno trent’anni). Si è interrotta con impensabile durezza nel giorno di San Valentino del 2021. Questo disco completa a suo modo l’opera avviata con l’uscita di “Non fa paura”, il lavoro prodotto in collaborazione con Cisco: fare un passo in avanti rispetto a quella brusca interruzione e a un silenzio che dura dal 2014, anno di uscita dell’ultimo album interamente della Banda, “L’improbabile”. Certe storie sono un incrocio di date e di momenti che somigliano alla vita. Pezzi di strada all’arrembaggio e poi lunghi silenzi e smarrimenti. Con Fandango, la Bandabardò cerca di rimettere insieme questi pezzi e questi incroci con dieci canzoni in cui i membri del gruppo hanno messo ognuno qualcosa in più per affrontare la mancanza enorme di Erriquez. Primo fra tutti Finaz che, oltre a suonare la chitarra (termine riduttivo se si ascoltano brani come Manca poco) ci ha messo quasi interamente la voce e le parole.
La Bandabardò rinasce nella propria purezza, come rappresenta il fiore di loto al centro della copertina del disco. Tornano i fischiettii e la polvere del Sud America, la lingua francese, l’anima di Cuba, il folk, i Sessanta e i Settanta, quella colorata leggerezza nel cantare temi che suonano quasi scomodi in un mondo così avvezzo ai rigurgiti passatisti, sotto l’ala di due elementi da sempre al centro del cosmo del gruppo: la libertà di pensiero e la solidarietà umana.
L’apice di questo legame con la propria storia musicale si raggiunge nell’ultima canzone, Notti di luna e falò (clicca qui per il videoclip). Proprio come nell’ultimo romanzo di Pavese si mescolano passato e presente, qui i versi più riconoscibili di Erriquez danzano in un walzer accompagnato da un recitativo affidato alla voce di Carmen Consoli. Un modo così intimo eppure così luminoso, così umano, di dichiarare amore al prima e portarselo appresso per costruire il dopo. Per finire di colorare il mondo che vorremmo abitare.
Bandabardò
OTRlive - ADA/Warner Music Italy
01. Mon Dieu
02. Niente di nuovo
03. La fattoria
04. Caro amico
05. Conto alla rovescia
06. Canzone blu
07. Non è colpa mia
08. Manca poco
09. Il mio superpotere (feat. JJ Choir)
10. Notti di luna e falò (feat. Carmen Consoli)
Finaz - voce, chitarra, tastiera; Don Bachi - basso, contrabbasso; Orla - chitarra; Ramon - percussioni, tromba, voce; Pacio - tastiere; Nuto - batteria, percussioni; Cantax – suoni; Carmen Consoli – voce in Notte di luna e falò
2025
34:58
