
Pino Calautti, grande agitatore culturale e “Lolliano doc”, presidente dell’associazione ‘Aspettando Godot’, custodiva con passione rari bootleg dei concerti di Claudio Lolli. Era splendido, alla fine dei tanti eventi organizzati da questo “eroe della memoria” e strenuo difensore della canzone d’autore, perdersi nel “banchetto” (oggi diremmo merchandising…) dei CD per scoprire sempre qualche nuova gemma nascosta.
Proprio Lolli, con queste parole, introduceva Ho visto anche degli zingari felici durante il concerto tenutosi il 14 aprile 1976 a Codigoro: “La prima parte del concerto è una ballata lunga circa tre quarti d’ora. La storia racconta del rapporto affettivo che si è generato verso una piazza nel periodo di circa un anno. Questa storia inizia nel 1974 con i funerali di dieci delle dodici vittime del treno Italicus, a cui è seguita una grossa mobilitazione, sempre e unicamente sulla difensiva di fronte agli attacchi del fascismo. La fine della storia, invece, sono le elezioni del giugno ’75, che videro questa piazza vivere un momento di grande gioia collettiva. Noi pensiamo che accostare questi due tipi di sentimenti così diversi, vissuti nello stesso luogo, sia importante per raccontare un certo tipo di processo che è avvenuto al movimento in questo anno”.

Al Teatro Galliera di Bologna si festeggiano i cinquant’anni di questo disco così significativo. Per questa grande occasione, il 7 aprile 2026, la band originale ha eseguito la “suite” completa degli Zingari Felici, in un tripudio d’amore collettivo verso una pagina fondamentale della nostra cultura. Roberto Costa al basso, Adriano Pedini alla batteria, Roberto Soldati alla chitarra, Danilo Tommasetta al sax, Mirco Menna alla voce, hanno compiuto un lavoro rigoroso abbattendo le barriere del tempo. Hanno suonato l’intero album senza interruzioni, come un’unica grande canzone-romanzo popolare, dimostrandoci come quel suono unico e liberatorio sia ancora in grado di farci alzare lo sguardo dalle brutture musicali del nostro tempo per ritrovare conforto nella poesia.

Menna ha guidato le danze disegnando con la sua voce le traiettorie di quelle “fotografie” così profonde che costituiscono le stanze del disco. “Era necessario entrare in punta di piedi in questo lavoro”, ha raccontato a fine concerto. La sua interpretazione è stata perfetta ed emozionante, forse perché guidata dal profondo rispetto verso brani che già conosceva bene (Mirco Menna aveva incontrato Claudio ai tempi della collaborazione con Il Parto delle Nuvole Pesanti). “Mirco era l’unico che potesse dare voce e chitarra alle canzoni di Lolli in questo anniversario speciale”, ha confermato Danilo Tommasetta che, insieme agli altri musicisti storici, ci ha regalato il sogno di rivivere una notte da “zingari felici”.
Quel disco meraviglioso era un’esperienza collettiva fin dall’origine: suonato dal vivo in numerose occasioni prima di essere registrato allo studio Sax di Milano nel febbraio del 1976. La forza di quelle canzoni derivava proprio da un processo creativo condiviso, rappresentazione della volontà dell’ala creativa del ’77 bolognese. Claudio Lolli definì quegli anni irripetibili per la città come “uno straordinario laboratorio emozionale a cielo aperto”. Un altro genio bolognese, Freak Antoni, gli faceva eco definendo quel periodo “gli anni di pongo“. Riaprire lo scrigno degli “zingari felici” permette oggi di assaporare la forza dirompente della poesia di Lolli, capace tramite le sue canzoni di dipingere i momenti bui e quelli radiosi della vita di tanti appassionati.

Le sorprese della serata non sono finite qui: nel secondo tempo siamo stati accompagnati nel ricordo di Lolli da Paolo Capodacqua, sodale compagno d’avventure che, dai primi anni ’90, ha diviso il palco con lui. In una girandola di emozioni e aneddoti. Capodacqua ha introdotto brani amatissimi come Folkstudio (dedicata a Giancarlo Cesaroni) e perle meno note come Via col vento, testimoniando il clima anarchico e spontaneo che accompagnava quel loro “neverending tour” indimenticabile. L’esibizione di Capodacqua ci ha ricordato quanto la produzione di Lolli sia sempre rimasta di qualità assoluta, indipendente dalle mode e dalle logiche del mercato.
La serata non poteva che finire in festa: la band è tornata sul palco insieme a Chiara Campomori per un finale incredibile con Analfabetizzazione, Borghesia e Io ti racconto.
La scelta del Teatro Cinema Galliera, centro instancabile di cultura, era l’unica possibile. L’organizzatrice Marte Bernardi spiega: “Per Claudio a Bologna vigeva la regola del Nemo propheta in patria. I suoi concerti erano seguitissimi in tutta Italia, ma a Bologna non sempre avevano lo stesso riscontro. Qui al Galliera, invece, grazie a un clima familiare che ben si sposa con la sua poetica, abbiamo sempre fatto il pienone. Tra noi e Claudio si era creato un rapporto di profonda stima e amicizia”.
Per chi avesse perso questo evento straordinario, è prevista una replica il 14 giugno a San Lazzaro di Savena (Arena Understars – Via Emilia 92). Noi non mancheremo all’appuntamento perché, parafrasando Albana per Togliatti: “Al vino lolliano ci mettiamo sotto come una cascata / una festa così sembra di essere nel ’68!/ La sinistra vecchia è quella nuova/ Claudio stai tranquillo/La uniamo con il vino …”
servizio fotografico live a cura di Michela Cardelli

Claudio Lolli
07/04/2026
