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Tra falsi artisti, soubrette, visionari e
mercanzia di ritorno c’è ancora qualcuno che si ricorda che il primo dovere di
un cantautore è quello essere un testimone. Massimo Bubola è uno di questi, come ci dimostra il fiume
travolgente di canzoni scritte in oltre trent’anni di storia ed entrate
direttamente nell’alveo della cultura musicale italiana. Canzoni che raccontano
il cammino del “cavaliere elettrico”, brillante definizione del giornalista
Massimo Cotto presa a prestito dal giovane scrittore-giornalista padovano Matteo Strukul (Jam, Buscadero, Il
Mattino, Classix) come titolo di questa sua prima pubblicazione. Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico
nella musica di Massimo Bubola
non è il primo libro scritto su Bubola, ma è
certamente il testo che meglio riesce a descrivere la statura umana e artistica
del cantautore veronese. Scritto sotto forma di intervista, o meglio di
dialogo, e arricchito da argute considerazioni dell’autore, il libro assorbe il
lettore fin dalle prime righe, denso com’è di storie, di aneddoti, di
riferimenti culturali a tutto tondo, attraverso un approccio immediato e
coinvolgente. E’ un viaggio nel mondo di Bubola, in quel terreno all’interno
del quale nascono le sue canzoni. Un terreno coltivato con la passione per la
cultura, intesa come formazione necessaria per la crescita dell’uomo. Matteo
Strukul “interroga” il cantautore con curiosità e dedizione, invitandolo a
raccontare dei primi passi musicali nella natia Verona, dell’incontro straordinario
con Fabrizio De André e dei due dischi scritti assieme (“Rimini” e
“L’Indiano”), di canzoni come Fiume sand
creek
e Don Raffaè, delle
produzioni per Gang, Cristiano De Andrè,
Kaballà, Estra, dei brani scritti per Fiorella Mannoia (Il cielo d’Irlanda, Camicie rosse, I venti del cuore), della piena maturità artistica iniziata con
“Doppio lungo addio” nel 1994 e proseguita su standard elevatissimi fino
all’ultimo “Ballate di terra & d’acqua”, uscito all’inizio dell’anno scorso.
I dischi, gli incontri, le collaborazioni, le canzoni di Massimo Bubola sono in
un certo senso il sale del libro, ma il grande pregio de “Il cavaliere
elettrico” è di riuscire a dare il giusto rilievo a un grande della canzone
italiana, uno degli ultimi intellettuali autentici di questo nostro strano
paese. Matteo Strukul riesce a mettere perfettamente a fuoco lo spessore
“sostanziale” di Massimo Bubola, che stupisce per la ricchezza e la genuinità
della sua cultura, che lo rende capace di dialogare di musica, di cinema, di
poesia, di sport, di religione, di letteratura, di pittura, di cucina e di
enologia con grande passione e competenza ma anche con grande amabilità ed
umiltà.

Artista:
Matteo Strukul
Editore:
Meridiano Zero
Anno:
2008
n° Pagine:
287