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Se la realtà è sempre più
frammentata allora non rimane altro da fare che raccontarla per frammenti.
Sembra voler dire questo Giulio Casale
con la scelta di raccogliere ventotto brevi racconti per il suo esordio come
narratore dopo il libro di poesie “Sullo Zero” (2001, Edizioni Papergraf) e i
saggi su Giorgio Gaber e Jeff Buckley usciti per Arcana rispettivamente nel
2006 e 2007. Le narrazioni istantanee di Intanto
corro
assecondano nei modi il presente non per amalgamarvisi, ma per
penetrarlo a fondo adottando il metro della contemporaneità. E’ il dettaglio
che svela i significati, è il particolare a mostrarci il rapporto che i
personaggi di Casale – alcuni atipici, altri più comuni – hanno con il tempo,
lo spazio, con le persone e con i più svariati accadimenti. E il loro rapporto
è il nostro, non solo per l’evidente intento filosofico di queste pagine, ma
anche perché il linguaggio adottato («Non si abita un paese, si abita una
lingua» recita la citazione da Cioran in apertura) e lo stile fatto di frasi
brevi e spezzate, molto adatto alla lettura ad alta voce (come lo furono le
poesie di “Sullo Zero” divenute uno spettacolo e un disco entrambi molto riusciti)
imprimono realismo e precisione alle vicende narrate. Vicende che col passare
delle pagine diventano sempre più coinvolgenti e soggettive, ma purtroppo senza esserlo definitivamente, perché al
contempo quella che manca è la capacità di rapire. Così se l’intento dell’ex
leader degli Estra dimostra un’importante consapevolezza (alla McEwan) sul cosa
sia raccontare il presente, non si può dire che alla prova della pagina il
risultato brilli come dovrebbe. Il deficit è soprattutto di intensità: una
sensazione di generale attutimento che, conforme allo spirito dei tempi,
appiattisce, ma non volontariamente. E fa di “Intanto corro” un libro che
sembra implodere su sé stesso nell’affanno di trovare un’unità (emotiva) alla
frammentazione del tutto.  

Artista:
Giulio Casale
Editore:
Garzanti
Anno:
2008
n° Pagine:
144