Il Mito: battito di una Terra Femmina che non dimentica.
Custode di amuleti con un’ostrica al posto del cuore.

Quando ascolti Il Mito, l’ultima opera del Canzoniere Grecanico Salentino, ti arriva dritto in faccia e nel naso quell’odore che risale dal ventre della terra e ti esplode sotto i piedi. Una musica che, come il vento, ha viaggiato oltre confini e tempo. Un soffio improvviso, un ricordo riaffiorante che materializza la poetica di emozioni mai assopite.
Non è solo musica dunque, è un’invocazione, un grido che squarcia 50 anni di storia popolare per ricordarci che la Puglia, prima di essere geografia, è madre viscerale e terra femmina.
L’Estetica della Festa e la Carne del Salento fatta di donne, sangue, zucchero e cannella.
L’ascolto dei brani contenuti in questo lavoro, evoca immediatamente le arie di festa della domenica mattina. Le donne sono le vere protagoniste: custodi di saggezza e storie, incarnano una femminilità fiera che sfida i soprusi. Non solo soggetti ma motore immobile e furioso nel contempo. Sono le protagoniste che reggono il peso del mondo sulle spalle e il fuoco della passione nel ventre. Le vedi, nei giorni di festa, passeggiare altere tra scialli che schiaffeggiano l’aria, corsetti che stringono vite mostrando seni voluttuosi. Hanno radici forti che cercano una terra che sembra mancare sotto i piedi, perse in ritmi ipnotici di Taranta che curano l’anima, sputando veleno e malinconia.

Ma non fatevi ingannare dalla grazia: sono donne di una forza spietata. Sono custodi di saggezza, sì, ma sanno essere anche vendicative e feroci contro chi calpesta la loro dignità. Spesso sono spose costrette a uomini che non hanno scelto, che di giorno subiscono in silenzio e di notte sognano labbra profumate di zucchero, limone e cannella, affidando al buio passioni che nessun padre padrone potrà mai incatenare. Hanno passioni nascoste che cercano ombre di uomini irraggiungibili, in un contrasto continuo tra il dovere diurno e il desiderio notturno.
Storie millenarie di Giulietta e Romeo, che si sciolgono in nenie evocative ascoltando il canto delle rane negli stagni immaginando Lu rusciu de lu mare. Sono contadine, fate, nobili, figlie di re, madri, amanti e streghe. Donne che scandiscono il ritmo della vita con cucchiai, pentole e coperchi o Scasciandu li tamburreddhi. Angeli custodi di quell’anello o cerchio magico alle mani di spose, sacerdoti confessori, signori e servi.

Lavoro, sudore e rivendicazione
Quest’ultima fatica del Canzoniere Grecanico Salentino affonda le mani nel fango della questione meridionale. Attraverso canti di solidarietà, riemerge il dramma del lavoro agricolo: il sudore tra i filari di tabacco, le ginocchia rotte nelle vigne, negli uliveti, i soprusi, l’abuso dei padroni e la rassegnazione. Gli scioperi e un sindacato che spesso non muta il destino dei braccianti.
Qui la Questione Meridionale non è un trattato accademico, ma carne viva di uomini e donne. Mentre “ricchi e professori“, analizzando il Sud, lo trasformano in un affare economico diventando onorevoli e padroni, i braccianti scioperano senza che nulla muti il destino della povera gente. Struggenti sono le note de Il Mito e Aremu. Il dolore di chi è costretto a emigrare, la maledizione di quei libri che istruiscono i figli per poi portarli via, lontano dai padri, verso terre gelide e straniere per non restare “cafuni”. Amori lasciati a chi resta e che nessuna Rundineddha potrà mai riportarti sorvolando mari e terre lontane.
Il Mito: Un’ostrica al posto del cuore
La figura centrale di questo intenso album musicale è il Mito. Un vecchio pescatore che è un monumento alla memoria, un cavaliere antico che porta sulle spalle il peso dei secoli e della storia. Unico custode di memorie che rischiano di svanire. Con un’ostrica al posto del cuore, egli pesca amuleti e ricordi, aspettando che il vento e il mare gli riportino ciò che la vita gli ha strappato. È lui che sa aspettare, come lo sanno fare le donne di questa terra: con una pazienza che somiglia alla minaccia e un amore che somiglia alla preghiera.

Il Vento della guarigione
In un tempo in cui tutto cambia, compresa la musica, Il Mito si chiede: quale vento ci riporterà a casa? La risposta è in questa terra femmina, calda e caparbia, dove la trinità di “sule, mare e ientu” temprano anime forti e cuori solidali.
I tempi stanno cambiando vero, ma il vento ci riporterà la Taranta che cura. Quella musica che non è folklore per turisti, ma medicina per la malinconia. Il Mito ci risponde con la voce di una terra fiera, dal ventre accogliente e solidale. Una terra che è crogiolo di culture, contaminazioni di terre oltre mare: ruote candide di Dervisci turchi rotanti che danzano accompagnati da nenie greche di bouzouki e organetto balcanico.
È un album che pulsa, che morde, che sa di sale e di vendetta, di storia e perdono, d’amore e di tempesta, di malinconia e rassegnazione. È il canto di un popolo che, nonostante gli abusi e le ferite, continua a temprare la propria coscienza sotto il sole, sapendo che finché ci sarà una donna a cantare, la memoria del Salento non morirà mai.

Ventunesimo album del Canzoniere Grecanico Salentino guidato da Mauro Durante e composto da Giulio Bianco, Alessia Tondo, Emanuele Licci, Massimiliano Morabito, Silvia Perrone, Giancarlo Paglialunga, Il Mito, con i suoi undici brani, ci racconta cinquant’anni di storia ed esperienza della musica popolare pugliese. Un viaggio tra memoria e contemporaneità, dove la tradizione incontra linguaggi nuovi e visioni di una musica che celebra la continuità, la gloria e la forza viva di una terra che appartiene ad ognuno di noi.
Foto tratte dai profili social ufficiali del gruppo

Canzoniere Grecanico Salentino
Ponderosa Music Records
01. A mmera a Lecce
02. Kali Nifta feat. Roberto Licci
03. Dumenica matina
04. Lu rusciu de lu mare feat. Rossella Pinto
05. Quistione meridionale
06. Il mito
07. Pizzica di Cosimino
08. Fimmene Fimmene
09. Beddhu stanotte
10. Aremu
11. Taranta feat. Ludovico Einaudi
Mauro Durante (voce, tamburi a cornice, violino); Alessia Tondo (voce, percussioni); Giulio Bianco (zampogna, armonica, flauti e fiati popolari, basso); Silvia Perrone (danza); Massimiliano Morabito (organetto); Emanuele Licci (voce, chitarra, bouzouki); Giancarlo Paglialunga (voce, tamburi a cornice). Featuring Roberto Licci • voce in "Kali Nifta"; Rossella Pinto • voce in "Lu Rusciu de Lu Mare"; Ludovico Einaudi • piano in "Taranta" Ospite Giacomo Greco • sound design, synth bass in "Aremu" e "Taranta" Prodotto da Mauro Durante; Mixato e masterizzato da Francesco Aiello; Registrato da Stefano Manca e Mauro Durante al Sudestudio di Guagnano (Le); "Fimmene Fimmene" registrato live da Joe Mardin; "Kali Nifta", "Dumenica Matina", "Il Mito", "Pizzica di Cosimino", "Beddhu Stanotte" registrate live al Sudestudio di Guagnano (Le); Produzione esecutiva di Titti Santini Copertina e visual project di Luca Coclite Foto di Flavio & Frank Archivio fotografico grazie a Canzoniere Grecanico Salentino Graphic design di Giangiacomo Doglio Il disco è dedicato alla memoria di Daniele Durante
2026
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