Il primo libro su Lucio Corsi, l’alieno che alieno non è, lo strano che strano alla fine non è, la promessa che dopo due EP, quattro LP, un doppio LP dal vivo, centinaia di concerti sold-out e la sovraesposizione di Sanremo e Eurovision è ormai certezza della musica italiana. Le canzoni di Lucio Corsi fatte di cantautorato semi-classico, con temi e melodie che sembrano arrivare da Ivan Graziani, Elton John, anche un po’ di Venditti ma che poi alla fine sono Lucio Corsi; fatte con strumenti veri suonati davvero (lo sappiamo, una rarità di questi tempi artificiali), testi stralunati ma non folli, mutuati pare dalle grandi lezioni di Peter Gabriel, Randy Newman e la vita quotidiana vista con voli di fantasia senza perdere troppo l’innocenza.
E poi c’è il look con la magrezza incredibile, le spalle enormi, gli stivali, il viso imbiancato, un misto nostrano – come altre volte si è già detto – tra il Bowie di inizio ’70, ancora Gabriel, Marc Bolan e ovviamente Renato Zero. Questo e molto altro sono le canzoni e l’artista.

Ma più che parlare di Lucio Corsi, qua è più importante parlare del libro, di un libro che non è cronaca agiografica, che non è raccolta di interviste, che non è un libro normale.
Con il passare degli anni stiamo assistendo a una lenta ma decisa mutazione del modus scrivendi di Donato Zoppo. Chi lo conosce sa che è persona sempre misurata, educata, composta, ma dentro di lui strillano non solo grande competenza e conoscenza su artisti italiani e stranieri di varia foggia e misura, non solo il rigore dello storico del rock, ma anche il gusto della narrazione, del voler raccontare una storia più che il riportare una serie di fatti.
Zoppo aveva già cominciato a indagare nel verosimile e non nel veritiero nel primo volume di questa ideale tetralogia uscita per i tipi di Aliberti, ‘Lucio Battisti – Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale’, ovvero il libro sul primo disco del Battisti post Mogol (gli altri due sono incentrati sul primo disco dei CSI, ‘È stato un tempo il mondo’ e ‘Eroi nel vento’ sui 40 anni da “Desaparecido” dei Litfiba), ma in questo ‘Volevo essere strano’ va oltre.

È un libro che lui stesso descrive come psico-fanta-saggio. Ci sono tanti elementi di realtà, sia chiaro, tanti fatti e personaggi che hanno costellato la carriera ormai più che decennale del nostro, ma c’è anche molta surrealtà, come del resto c’è nelle canzoni di Corsi. Ci sono personaggi immaginari, mutuati dalla mitologia toscana come Fufluns ovvero la versione etrusca di Dioniso; ci sono ex celebrità ormai scomparse come il motociclista inglese Barry Sheene, morto nel 2003; Jake Blues cioè l’indimenticabile personaggio di John Belushi ne ‘I Blues Brothers’; il dottor Dolittle ovvero un medico di fantasia che parla con gli animali, presente in molti libri per bambini e almeno sette film e poi ovviamente Ivan Graziani. Tutti riferimenti/ispirazioni di Lucio, certo, ma qua trattati come elementi psicologici che consigliano, ispirano, distolgono e concentrano. Su tutto troviamo poi la maremma come luogo in cui crescere, allontanarsi, ritornare: sia un appoggio sicuro che un limite.
Cosa viene fuori, alla fine, da questo psico-fanta-saggio? Che Lucio Corsi sta riuscendo a mantenere la sua integrità artistica apparentemente fuori dal mondo (ci auguriamo lo faccia sia pur nel flusso dell’inevitabile cambiamento per altri decenni), che lo sta facendo attingendo non solo da riferimenti musicali che sarebbero stati normali per uno nato negli anni ’60 ma che per uno nato nel 1993 sono alieni e meravigliosamente fuori dal tempo, ma anche da una manualità artigianale ispirata all’aria di famiglia, dalla nonna cuoca, dalla madre pittrice, dal padre che è anche artigiano del cuoio. E poi che Donato Zoppo è autore strepitoso che riesce a farti vedere e sentire odori di strade e luoghi in cui non è ancora stato, come il ristorante di famiglia a Macchiascandona. Caratteristica dei grandi scrittori.

Donato Zoppo
Aliberti Editore
2026
120
15.00
