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È dedicata alla memoria di Demetrio Stratos, Giulio Stocchi e Pasquale Liguori questa nuova edizione de La cantata rossa per Tall El Zaatar, che venne composta e registrata da un’idea di Gaetano Liguori, subito dopo gli eventi che colpirono il campo profughi che era insediato in quella che, in lingua araba, era chiamata la Collina del Timo. Un nome poetico per un luogo diventato tristemente noto come un enorme cimitero. Nel pregevole fascicolo inserito nell’album (tutta un’altra cosa maneggiare il vecchio e caro Long Playing…) vi è uno scritto di Marcello Lorrai, noto giornalista di Radio Popolare, che illustra, in maniera approfondita ed efficace, la vicenda del campo profughi palestinese poco fuori Beirut, delle ragioni di quella battaglia, dell’assedio, della strage, il cui numero di morti, mai quantificato in maniera esatta è, presumibilmente, vicino alle diecimila unità. Si parla di strage perché le vittime non furono solo quelle cadute nei combattimenti ma anche quelle massacrate dopo la resa. Senza distinzione di ruolo e di età…

 

 

Demetrio Stratos, Giulio Stocchi e Pasquale Liguori

 

Le parole di Lorrai fotografano molto bene gli eventi libanesi dell’epoca, i colpevoli, le vittime, le complicità insieme alle ragioni che portarono alla produzione di un album i cui proventi andarono alla causa dei profughi palestinesi e conduce il lettore all’approfondimento della parte artistica. Un lavoro, e questo atterrisce, che a cinquant’anni esatti dagli eventi è presente con le storie che, contrariamente ai tempi, da mesi viviamo praticamente in diretta. L’unica cosa che è cambiata è la potenza distruttiva delle armi utilizzate. E non è proprio un gran progresso. Nel fascicolo allegato (che contiene anche i testi, in italiano ed inglese, oltre ad alcune foto dei musicisti) si possono leggere le parole, pesanti come macigni, della poetessa Edith Bruck, apparse sulle pagine de ‘Il Messaggero’ di quei giorni.

 

Edith Bruck

 

È un lavoro potente quello che si ascolta nei solchi de La cantata rossa di Tall El Zaatar, intriso di poesia e note che attraversano il cuore. Ma, e colpisce, non sono suoni squillanti o enfatici, da inno militante quelli che promanano dall’album, bensì parole piene di dolore accompagnate da note che fungono da supporto, quasi compassionevole, al sangue, alla disperazione, alla tragedia che si vuole ricordare. Quasi quaranta minuti di sofferenza e speranza, di percezione del combattimento e del desiderio di pace.

 

Fedayn apre e chiude l’album con un suono percussivo e le note del pianoforte che si arrampicano su sonorità mediorientali. Apertura e chiusura quasi a ricordare che, nonostante la tragedia, le parole del poeta palestinese Tewfiq Zayaad, “…questo popolo ha sette anime. Ogni volta che muore rinasce più giovane e bello.”, hanno ancora uno sguardo di speranza nel futuro. I 53 giorni viene declamata da Stocchi con un accompagnamento musicale, pianoforte e percussioni, che rendono ancor più inquietante il testo composto, come gli altri, dallo stesso Stocchi. Un’invettiva, potente e dolente, contro coloro che commisero la strage insieme a chi ne fu, a vario titolo e responsabilità, complice. Musica ‘in viaggio’ emerge in Libertà subito dove il lavoro del pianoforte e della batteria fa correre veloci le note in una dinamica free che affascina per la liquidità del suono, deciso e stordente, che ne scaturisce. Intrigante il lavoro del basso elettrico suonato da Roberto Del Piano da sempre a fianco di Gaetano Liquori mentre la batteria, suonata dall’eclettico Pasquale Liguori, si propone nella sua capacità di collegare la trama sonora creata dall’essenziale mix strumentale.

 

E poi arriva la voce di Demetrio Stratos, quella voce che arriva al cuore, per declamare la storia, terribile, di Amna una adolescente fatta prigioniera e diventata oggetto sessuale nelle mani dei suoi aguzzini. Sono parole dure quelle che stillano dalle labbra di Stratos, sono parole di denuncia di un orrore. Sono parole che scavano il cuore e che materializzano davanti a chi ascolta la vergogna di chi disumanizza un suo simile. Soprattutto se inerme, prigioniera, bambina. Secoli interi di dolore arrivano dalle parole del componimento che narrano di violenze e di sopraffazione che superano le generazioni per non scomparire mai. La voce di Stratos è perfetta nell’esprimere il dolore; è perfetta del dipingere la cattiveria; è perfetta nell’evocare il male. Una voce che trascina con sé la paura nascosta nei suoni percussivi ed oscuri che accompagnano le sue parole.

 

Concetta Busacca, Gaetano Liguori e Roberto Del Piano

Le percussioni e le note del basso elettrico accompagnano le parole, recitate da Stocchi, in Piccolo Fadh, in ricordo di un bambino ucciso insieme alla sua speranza nella vita. La madre è un brano struggente e commovente dove i versi recitati da Stocchi costruiscono una Pietà fatta di parole che colpisce e lascia stremati (vedi il video). Alle sue spalle la voce di Concetta Busacca che, invece, recita parole da testi in dialetto siciliano costruendo una sorta di quarta parete intorno alle parole recitate da Stocchi. Si tratta di una straordinaria elegia funebre dove, si presume, la figura della madre potrebbe essere intesa come quella di una patria attesa ma mai ottenuta. Una madre/patria alla ricerca di una terra promessa che, intanto, perde i suoi figli per le strade della guerra. Parole di purissima dolorosa poesia dove l’odio è assente perché il dolore è troppo profondo per lasciare spazio ad altri sentimenti. Concludono questa ode al dolore alcuni brevi passaggi, cantati, dell’inno di Al Fatah.

 

Inizia in maniera minimalista Sulle macerie, con solo pianoforte, a cui si uniscono basso e batteria in un garbato accompagnamento. Un suono non invadente ma riflessivo quasi a voler aprire al brano successivo attraverso un respiro sonoro misurato, non invadente ma attraverso una cascata di note indignate. La cantata rossa definisce lo scopo del lavoro: ridare speranza a chi l’ha persa, orgoglio a chi si sente parte di un popolo oppresso, ridare dignità a coloro che sono profughi da generazioni. Le note del pianoforte, a cui si accompagnano piccoli incisi di basso e batteria, sorreggono le parole del testo poetico letto da Stocchi. Che i morti si rianimino e si mettano in cammino. In piedi per ritrovarsi insieme nella patria perduta.

 

Un lavoro intenso che solo le strade del jazz potevano accogliere insieme al coraggio di chi, all’epoca, decisero di costruire un’esperienza di testimonianza dove l’arte non rimane inerme e indifferente ma cerca di fare riflettere, pensare, ragionare, orientare verso il bisogno di capire alla ricerca di giustizia e pace.

 

Da sottolineare che è possibile scaricare l’album grazie ad apposito codice di collegamento e che la ristampa dell’album è anche frutto della volontà dell’etichetta discografica che ha fortemente voluto questa pubblicazione. Parliamo della Black Sweat Records della quale suggeriamo la lettura di quanto indicato al seguente link: https://zero.eu/it/persone/davide-dome-domenichini-black-sweat-records/.

 

Per ultimo, ma non in ordine di importanza, è bene voltare la pagina sulle persone a cui questo lavoro è dedicato. Giulio Stocchi, scrittore e poeta le cui liriche pensate, scritte e declamate per questo lavoro sono ancora emozionanti. Di Demetrio Stratos è stato detto tutto. Aggiungo solo la sua capacità di trasferire le parole recitate nell’animo di chi le ascolta. Pasquale Liguori (scomparso il 29 marzo scorso a 98 anni) è stato uno straordinario batterista jazz, uno con lo swing dentro, che ha lavorato moltissimo anche in sala di registrazione per l’incisione di un numero sterminato di successi discografici (qui una delle ultime interviste rilasciate  https://www.lisolachenoncera.it/rivista/interviste/un-batterista-libero-di-suonare-con-rigore).

 

La foto di Demetrio Stratos è di Roberto Masotti-Letti e Masotti Archivio.

La foto di Edith Bruck è stata presa dal sito www.nastridargento.it

La foto di Gaetano Liguori e di Giovanni Tagliavini

Per le foto degli altri artisti non siamo riusciti a risalire agli autori ma sono state utilizzate foto prese dai canali ufficiali degli artisti

 

 

 

Artista:
Gaetano Liguori - Giulio Stocchi - Demetrio Stratos
Etichetta:
Black Sweat Records
Elenco Tracce:
01. Fedayn
02. I 53 giorni
03. Libertà subito
04. Amna
05. Piccolo Fadh
06. La madre
07. Sulle macerie
08. La cantata rossa
09. Fedayn
Musicisti:
Gaetano Liguori: musica Giulio Stocchi: testi Musicisti Gaetano Liguori: pianoforte; Roberto Del Piano: basso Fender; Pasquale Liguori: batteria, percussioni; Giulio Stocchi: voce recitante; Demetrio Stratos: voce recitante; Concetta Busacca: voce Registrazione originaria: ottobre 1976, presso Studi Regson, Milano (poi divenuti Officine Meccaniche” di Mauro Pagani) La copertina dell’album è dell’artista Magda Castel
Anno di Uscita:
2025
Durata:
LP - 39:25