All’inizio pare soprattutto la
conferma di quanto sia stato fondamentale negli ultimi quindici anni il lavoro
come produttore e cantautore in proprio di Riccardo Sinigallia – e non parliamo
tanto di “scuola romana”, quanto di mood comune nell’approccio ai testi, ai
suoni, all’essere oggi cantautori,
che nell’ex Tiromancino ha trovato fino ad ora una delle realizzazioni più
alte. Poi, quando il numero di ascolti aumenta, il quarto disco di Roberto Angelini si svela per quello
che è: l’opera di un autore finalmente ritrovato. Che ha dovuto prima toccare
il fondo – leggasi il “Gattomatto” del 2003, nadir artistico che paradossalmente
è stato zenit mediatico – per poi andare a recuperare le proprie radici di
songwriter nel tributo a Nick Drake di quattro anni fa, lavoro tanto filologico
(e quindi in questo senso “inutile”) quanto fondamentale per arrivare a ciò che
è La vista concessa. Un disco che
nella sua anima prettamente acustico-meditativa, del tutto discendente
dall’opera dell’inglese di Rangoon, si apre ad un’esigenza primaria, quella del
suo titolare di assegnarsi una direzione – umana prima ancora che musicale – più
consapevole dopo la sbornia commerciale e spersonalizzante del predecessore
“Angelini”. Non è un caso dunque che i testi qui, invece di narrare storie,
pensino soprattutto a scavare nella vita del loro stesso autore (Beato chi non sa), mettendo il vissuto
in primo piano senza farlo diventare mero biografismo, ma anzi rendendolo
comune a tutti grazie alla forza evocativa degli arrangiamenti, vere e proprie
immersioni in liquidi di tastiere (Vulcano),
archi (Tramonto) e organi
crepuscolari (Fino a qui tutto bene)
che guardano ai Pink Floyd come ai Radiohead meno apocalittici ed assegnano una
nota di merito dalla produzione di Sergio
Della Monica dei Planet Funk. Così se il tono generale è spesso malinconico
e indolenzito dalle trame acustiche delle chitarre (Dicembre), all’orizzonte voci eteree e rifrazioni di basso (Fiorirari) svelano i primi raggi di luce
di chi ha deciso di riprendere in mano la propria vita e ricominciare, mentre episodi
più ritmati ed elettrici (l’armonia proteiforme di Dove sorge il suono, il divertissement rock-blues di Benicio Del Toro) spezzano la tensione
di un disco che è il primo passo di un’autentica rinascita.
Roberto Angelini
Sold Out Productions/Fiorirari/Carosello Records
01. Vulcano
02. Tramonto
03. Fino a qui tutto bene
04. Dove sorge il suono
05. Dicembre
06. F.F.F.
07. Quando crollano le stelle
08. Fiorirari
09. Beato chi non sa
10. Sulla sponda del fiume
11. Venere
12. Benicio Del Toro
13. Quando crollano le stelle (reprise)
14. Ora
15. Fish in the sunset
16. La vista concessa
Sergio Della Monica
Roberto Angelini:
voce, chitarra elettrica, chitarra acustica, pianoforte
Massimo Giangrande:
chitarra elettrica
Andrea Pesce:
pianoforte, tastiere
Mr Koffee:
pianoforte, tastiere
Rodrigo D’Erasmo:
violino
Gabriele Lazzarotti:
basso
Fabio Rondanini:
batteria
Claudia Pandolfi:
cori, doppie voci
2009
63:49
