Chi c’era, anche per uno solo di quelle edizioni, di quei concerti, non potrà dimenticarsi del clima di quei giorni. Chi, invece, non c’era per età o per altre ragioni, ne avrà certamente letto nel corso degli anni attraverso articoli, libri, filmati oppure con i racconti in viva voce di chi era stato presente. Si tratta dei tre festival del proletariato giovanile organizzati dalla rivista “Re Nudo”, e da altre realtà della sinistra extraparlamentare, nel parco Lambro di Milano. Questi tre festival, rispettivamente tenutisi nel 1974, 1975 e 1976, discendevano da quelli organizzati, sempre da Re Nudo, a Ballabio, Zerbo e Alpe del Vicerè nei tre anni precedenti. Partito come espressione di un mondo contro culturale destinato a poche persone (a Ballabio si aspettavano duemila persone e ne arrivarono diecimila) il festival divenne, a Milano, una vetrina per gruppi e artisti emergenti della scena musicale italiana (AREA, PFM, Finardi, Battiato, Claudio Rocchi, Francesco De Gregori e tanti altri) ma, anche, un luogo di discussione e confronto per un mondo giovanile in fermento. Un mondo che stava scoprendo di avere un posto nel mondo ma che non gli sarebbe stato concesso esercitare il proprio ruolo se non lottando proprio contro chi quel “mondo di prima” lo gestiva e ne deteneva ogni potere. Le edizioni milanesi furono, quindi, quelle di maggiore peso e tensione tanto che la storia ci racconta che l’edizione del 1976 mise la parola fine a successive ed analoghe rassegne. Per la cronaca e bene sottolineare che nel 1977 e nel 1978 si tennero altre due edizioni del festival di Re Nudo in quel di Guello (Como) e di Alpicella (Savona) ma si trattò di due episodi minori, senza pubblicità e con scarso seguito.
Ma con tutte le recriminazioni del caso (e ci sarebbe da scrivere un libro sul perché quell’esperienza si esaurì in maniera traumatica) i giorni delle varie edizioni dei festival fecero incontrare persone provenienti da varie aree del Paese, fecero avere coscienza di cosa si stava muovendo e crescendo nel panorama del mondo giovanile, quello che ora chiamiamo boomers, che allora era inserito nell’etichetta di proletariato. E su questa etichetta, rispetto ai presenti ai raduni, molto ci sarebbe da disquisire. Per molti anni il ricordo di quelle vicende fu messo, per varie ragioni, in solaio (c’erano, tra le altre, il cosiddetto riflusso e la Milano da bere). Poi, nel 1995, emersero le immagini di un docufilm girato da Alberto Grifi nel 1976 proprio all’interno dell’area del festival. Un documento che ben illustrava la situazione di confusione che regnava in quel contesto. Una confusione che raccoglieva le mille contraddizioni di una società in evoluzione i cui “gestori” politici sentivano bussare alla sua porta la voglia di cambiamento delle giovani generazioni. Un cambiamento che, per i giovani, doveva essere immediato per non essere sopraffatti dal tempo dilatato dei Gattopardi di professione che misero in campo un’agguerrita resistenza e che avrebbe usato tutte le armi possibili per contrastare questa legittima voglia di cambiamento. Lo stragismo era già entrato a far parte della storia del Paese, il terrorismo politico si stava attrezzando e l’eroina iniziava a mietere le sue vittime. Impossibile, però, non ricordare che Gianfranco Manfredi, recentemente scomparso, lucido intellettuale (e mille altre cose) che della storia di “Re Nudo” fu parte attiva, con la sua canzone Un tranquillo festival pop di paura tracciò l’epitaffio più vero e geniale di quel momento sociale e politico con le parole di chiusura che fotografarono quell’istante di sconvolgimento generale: “Ed anche qui nel rito c’è la contraddizione nella felicità la nuova repressione il parco è ormai nascosto è tutto una lattina abbiamo fatto il punto e niente è come prima”.
A distanza di cinquant’anni da quei giorni, nel 2023 è risorta la rivista “Re Nudo”, grazie alla “follia” ragionata di un giornalista e saggista milanese, Luca Pollini, e lo scorso anno negli spazi della Fabbrica del Vapore, con la collaborazione del Comune di Milano, ha organizzato il Festival di Re Nudo nel cinquantesimo anniversario del raduno del 1974. Un buon passaggio di pubblico, buone recensioni, tante aspettative con presenze non solo di “chi c’era” ma anche e soprattutto di chi ne aveva sentito parlare e voleva saperne di più. E quest’anno, per la seconda edizione, sempre in Fabbrica del Vapore, si è pensato di anticipare l’evento con l’apertura della mostra fotografica dedicata alle tre edizioni milanesi grazie alle fotografie, inedite, messe a disposizione da Fabio Maria Minotti che, presente in tutte le edizioni milanesi, scattò varie immagini di quei giorni. Da questa sequenza di immagini è scaturito, in contemporanea, il libro catalogo Parco Lambro – si giocava a fare Woodstock che contiene le immagini Minotti con i testi di Luca Pollini e una preziosa prefazione di Eugenio Finardi che, in quei giorni, stava iniziando ad essere un nome conosciuto nella discografia e nel mondo giovanile.
Suddivise nelle tre edizioni del festival le fotografie, di un bel bianco e nero, raffigurano nomi di artisti importanti (e meno noti) del nascente mondo musicale (soprattutto) milanese. Oltre a quelli già segnalati si menziona la presenza di Mauro Pagani, Ares Tavolazzi, Demetrio Stratos, Franz Di Cioccio, Mario Lavezzi, Perigeo, Biglietto per l’inferno, Stormy six, The Trip, Jenny Sorrenti, Giulio Capiozzo, Arti e Mestieri, Donatella Bardi, Paolo Tofani, Edoardo Bennato, Eugenio Finardi, Gianfranco D’Adda, Tony Esposito, il Canzoniere del Lazio, Claudio Fucci. Senza dimenticare le immagini di Don Cherry e del Living Theatre (oltre che a una jam session tra componenti degli AREA e PFM con la presenza del grande Alberto Radius). Le altre, fondamentali, immagini sono quelle del pubblico, il vero protagonista di quei festival. Ognuno dei presenti con i propri desideri, ideali e sogni da soddisfare e ai quali sarebbe interessante potersi rivolgere per chiedere cosa ne è stato, poi, del loro futuro, che cosa la vita gli ha concesso, cosa ricordano di sé stessi in quei contesti. Domande che andrebbero fatte a tutti (almeno per chi è ancora tra noi), anche ai musicisti, considerando il tempo trascorso e che l’età di molti che parteciparono a quegli eventi si avvicina agli ottant’anni…
Si giocava a fare Woodstock. Ma il ricordo di quel gioco è rimasto…
Per ulteriori informazioni sugli eventi di giugno si allega il link di renudo.org: https://renudo.org/
