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Abbiamo tutti sotto gli occhi immagini, racconti, storie di chi ha successo, con facce sorridenti, oggetti di lusso, partecipazioni a eventi importanti; meno facile è ascoltare chi dà “voce a chi invece è stato messo al tappeto, a chi ci ha provato, ha lottato e ha fallito.” La citazione è del napoletano Valerio Bruner, che, con Maddalena, il suo quinto disco, a due anni dal precedente Vicarìa, torna a portarci tra i bassi, in mezzo ai dimenticati, che fanno comunque brillare la luce della voglia di vivere, in mezzo al buio della mera sopravvivenza. Sulla scia di altri artisti partenopei, dai maestri Daniele, Bennato o Gragnaniello, fino ai coetanei La Niña o Giovanni Block, ma seguendo le orme anche dei cantautori internazionali, Bruce Springsteen in primis, Bruner sceglie di cantare gli ultimi, ma senza gli echi world che spesso si trovano nella canzone napoletana.

 

Maddalena
Foto da Synpress 44 Ufficio Stampa

 

Nelle sue canzoni – a parte la splendida Malammò, su trame di percussioni afro – non si sente infatti il Mediterraneo, mare comune tra Occidente e Oriente, ma piuttosto l’Oceano, che, dal New Jersey o da Boston, arriva fino a Napoli, e trova le note adatte per esprimere la rabbia, la resistenza e l’energia di gente dura e sofferente. Così è Maddalena, una Mary (don’t you weep) che cerca di sollevarsi dalla propria condizione di prostituta, e che riecheggia uno spettacolo teatrale ideato dall’artista, Malammò o della Madonna puttana; così sono la “gente strana” che popola Piazza Garibaldi, cantata con un ritmo incalzante e una citazione esplicita al Daniele di Che te ne fotte, ma con echi chitarristici desert, che ben rappresentano anche il deserto in cui sono abbandonate queste anime periferiche (“accussì ha dda i”…).

 

Un rock coinvolgente, suonato con convinzione e passione, una penna che sa descrivere le emozioni, e una voce che le sa interpretare: ingredienti indispensabili per un lavoro sincero e trascinante, che trova molti momenti efficaci, dalla delusione d’amore cantata in Frat’ a me, alla descrizione della difficoltà del quotidiano in Sanghe, con echi dei Del Fuegos – altra band feticcio -, dall’inno – mantra Nun t’arrennere maje, fino all’atmosfera sospesa di Marzo ‘o ssaje, che si scioglie in un coro energetico, guidato dalle tastiere di Enrico Giannini.

 

Come ogni concept album che si rispetti, il cerchio si chiude con la provocatoria e intensa Nisciuno se salva, in cui la voce arrochita di Bruner, e le chitarre elettriche che chiudono il brano con una lunga coda strumentale, ci spingono a rispondere con altrettanta determinazione al luogo comune del titolo; perché sia ancora possibile credere nell’amore e nella vita, e perché la bellezza anarchica” di Napoli (sono le parole di Carmine Ajmone nel testo che introduce il CD) possa essere ancora cantata da anime libere e desiderose di riscatto.

 

Maddalena
Foto da Synpress 44 Ufficio Stampa
Artista:
Valerio Bruner
Etichetta:
Ulisse Records
Elenco Tracce:
01. Maddalena
02. Piazza Garibaldi
03. Frat’ a me
04. Sanghe
05. Malammò
06. Nun t’arrennere maje
07. Marzo ‘o ssaje
08. Malammò
09. Nisciuno se salva
Produzione Artistica:
Gianluca Morelli (Landlord)
Musicisti:
Valerio Bruner: voce principale, cori, chitarre acustiche, chitarre elettriche - Gianluca Morelli: piano, chitarre acustiche, chitarre elettriche, basso, programmazione elettronica - Mario Ingrassia: batteria, basso - Omar Bologna: chitarre elettriche - Enrico Giannini: organo hammond, synth - Lorenzo Semprini: armonica
Anno di Uscita:
2025
Durata:
27:59