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Grande
ovazione e pubblico da record al Folk Club per Max
Manfredi
con 170
prenotazioni e più di 250 ingressi. Nello scorso novembre Max ha
ritirato dalle mani di Gianni Mura, sul palco del Teatro Ariston di
Sanremo, la Targa per il Miglior Disco 2009 del Club Tenco, per il
suo Luna persa.
L’album, pubblicato da Ala Bianca con distribuzione Warner, è un
lavoro affascinante, ricco, inusuale nel panorama italiano, di quelli
che si possono contare ancora sulla dita di una mano. Registrato e
mixato negli studi Maccaja di Genova è prodotto dello stesso
Manfredi con Federico
Bagnasco
e Fabrizio
Ugas
, due componenti
della Staffa, il gruppo che da anni lo accompagna.

Si
è così scelto di creare sabato 30 Gennaio 2010 una festa al
FolkClub di Torino, visto che da vecchia data Franco Lucà (figura
storica del locale torinese scomparso poco tempo fa e che non ci
stancheremo mai abbastanza di ricordarlo in ogni occasione) aveva
riconosciuto e sostenuto il valore di Max ed ora grazie alla
disponibilità di Davide Valfrè e Paolo Lucà, il figlio di Franco,
la sede è parsa subito particolarmente adatta all’occasione.

L’evento
presentato e ideato dal giornalista musicale Enrico Deregibus, ha
visto musicisti e cantautori alternarsi sul palco dello storico
locale torinese per festeggiare un disco davvero fortunato e amato da
pubblico e critica. Cosa riservata a pochi artisti “viventi” (e
ben vegeti…), quasi tutti gli “ospiti” hanno eseguito canzoni
di Max, non solo, ma alcuni si sono spinti oltre, scrivendo brani
propri per omaggiare l’artista genovese. A questo proposito molto
toccante e sentita la performance del veronese Marco
Ongaro
, visibilmente
emozionato nel cantare un inedito “Il conte Max” espressamente
scritto per Manfredi. Sul palco infatti, come dice lui, non è così
facile cantare e suonare rivolgendosi a qualcuno che trovi seduto in
prima fila… Da segnalare anche Augusto
Forin
che ha cantato
“Max” un brano inedito che prendeva spunto da un vecchio brano
dello stesso Mandredi.

Tra
i grandi assenti della serata purtroppo Armando Corsi che avrebbe
dovuto suonare “Fado del dilettante” e Vittorio De Scalzi, che
per impegni di reunion all’ultimo minuto (data zero dei New Trolls
al teatro Carlo Felice di Genova) ha dovuto dare forfait per problemi
di contratto, portandosi dietro anche Corsi. La serata e proseguita
ricalcando principalmente le orme di Luna Persa, dal “Morale delle
truppe” di Boggero,
a “Retsina” pigra e dolce ballata suonata da Bep
o da “Aprile”
cantata elegantemente dal torinese Carlo
Pestelli
. Il trio
UgasBoschieroBagnasco
ha suonato “Va a dormire Europa” con la voce splendida di Erica
Boschiero, cantante veneta già vincitrice di molti premi.

Tra
i momenti più toccanti della serata di sicuro la bellissima
“Cattedrali”, il brano presente sul disco “L’intagliatore di
santi”, qui proposto dai Managrè,
gruppo che recentemente ha aperto diverse date di Manfredi e che ha
coronato uno dei più bei momenti di collaborazione e autentico
sviluppo della tradizione genovese. La cantautrice Isa
intona “Il regno delle fate”, un delicato brano visionario che
racconta storie di tutti quegli invisibili oppressi nel nostro
sistema senza valore, mentre Federico
Sirianni
sale sul
palco con soprabito, occhiali da sole, cappello e con grande
trasporto, trascina il pubblico con la sua voce graffiante in una
country ballad “Il treno per Kukuwok”, una piccola meraviglia che
narra di una stazione immaginaria dove il popolo dei pendolari può
lasciare scalpi e scalpori.  

Verso
le 23. 30 ecco l’ospite d’onore, accompagnato dai fidi Marco
Spiccio al pianoforte, Federico Bagnasco al contrabbasso e Fabrizio
Ugas e Matteo Nahum alle chitarre. Applaudito da tutto il pubblico,
Max chiude la serata con una manciata di canzoni, tra le quali la
balcanica “Zimbalon”, Luna Persa, un brano di Leonard Cohen e
“Diadema”, canzone inedita che uscirà sul prossimo disco.

Manfredi
narra storie di invisibili, storie d’amore, tocca problemi sociali
senza slogan e senza l’arroganza di avere in tasca delle risposte,
in un paese dove mancano i poeti ed i poveri e i pazzi arricchiscono
il mondo. Ascoltare questo tipo di poetica può essere un buon modo
per liberarsi e dispiegare le ali verso qualche cosa di più elevato.

Con
calma, come un artigiano, guarda il mondo con occhi sinceri, crea
testi profondi e raffinati, racconta di disagi, sentimenti, tutto
cantato con garbo, con quella “erre” capace di evocare come pochi
intimità e passione. In questo Manfredi è realmente il futuro. In
questa splendida serata ha affidato il compito ai suoi amici fidati e
come un passaggio di consegne da ieri ad oggi, dal maestro De Andrè
che appare nell’ultima traccia del disco, si spinge con coraggio
verso qualche ascoltatore e musicista a cui possa ancora narrare in
forme nuove e di qualità garantita le storie di oggi, coinvolgendo
anche i ragazzi del presente.

Artista:
Max Manfredi
Location Concerto:
Folk Club, Torino
Data Concerto:
30/01/2010