Mi fa strano scrivere una recensione su una pubblicazione così importante come L’Isola che non c’era, che tante volte ha recensito il sottoscritto. Faccio dunque un’eccezione per il lavoro bellissimo di una giovane cantautrice di cui, credo essere stato fra i primi a riconoscere il talento e a segnalarla a diversi addetti ai lavori. Per cui sto al gioco, ma non credo ricapiterà.

Carlotta Sillano, che fino a qualche tempo fa si faceva chiamare Carlot-ta, la conosco da più di quindici anni, era una ragazzina piuttosto timida con un talento pazzesco che cercava di mimetizzarsi nascosta da una grande chitarra o dalla tastiera di un pianoforte e, da lì dietro, arrivavano cose bellissime e, soprattutto, particolari, poco usuali dalle nostri parti: una sorta di bosco delle favole dove potevi incontrare Bjork e Tori Amos che preparavano un filtro magico.
A differenza di altre giovani cantautrici che hanno ultimamente avuto un certo riscontro, Carlotta (tolgo doverosamente il trattino) sta ancora un po’ nell’ombra, forse perché finora ha sempre cantato in inglese e francese (tra l’altro, ed è cosa rara per i cantanti italiani, con una pronuncia perfetta).
Questo nuovo album, insolito e spiazzante già dal titolo Nella natura vuota dei simboli appassiti, scritto e cantato tutto in italiano e magnificamente prodotto da Taketo Gohara, conferma il suo grande talento, la sua grande personalità e la necessità di stare davvero fuori dal consueto, ma anche dal rumore assordante delle città, dalla confusione, dall’inutile vociare.

Carlotta ci fa viaggiare in un mondo al di là dello spazio e del tempo, dove le geografie sono fatte di foreste e ghiacciai, di fiumi limpidi e nevi eterne, così poco antropizzate che è più facile incontrare un cervo sacro che una mediocre umanità. Pianoforte, archi ed elettronica tengono tutto sospeso che pare di camminare su uno strato di nebbia, fa freddo ma si sta bene, come quando si congela con il sorriso sulle labbra, siamo all’estremo nord di tutto e tutto ciò che appare sembra il riflesso di un caleidoscopio.
Difficile dare delle preferenze ai brani del disco, sono dieci capitoli di un libro ritrovato in una grotta, sotto una pietra al limitare del bosco, sul ramo di una quercia secolare. Un libro che va letto per intero, dall’inizio alla fine e poi ancora riletto e ancora riletto.
Carlotta Sillano è bravissima, non ve ne pentirete.
Carlotta Sillano
Incipit Records / Egea Music
01. Moderata fonte
02. Lineare A
03. Wunderkammer
04. Archeologie
05. Monumento
06. Arco-gravità
07. Furia iconoclasta
08. La canzone dell’oblio
09. Vanitas
10. Un desiderio nuovo
Taketo Gohara
Testi, musica e arrangiamenti: Carlotta Sillano; Arrangiamenti e produzione elettronica: Corgiat; Arrangiamenti per Quartetto d’Archi: Stefano Nanni; Carlotta Sillano: voce, pianoforte, Rhodes, Wurlitzer, chitarra acustica, hand harmonium, spinetta, Farfisa Pianorgan, square piano, vibrafono, marimba, gran cassa, programmazione, Mini Moog, Moog Granmother, Korg Minilogue, Roland Jupiter, Roland SH-101, Roland JX-3P, Arp Odissey, Yamaha DX7; Corgiat: synth, programmazione; Alessandro ‘Asso’ Stefana: chitarra elettrica, Vox organ, Omnichord, banjo, Marxophone; Paolo Pasqualin: batteria, percussioni; Cecilia Lasagno: arpa; Christopher Ghidoni: voci; Edodea Quartet: Edoardo De Angelis (violino), Raul Roa (violino), Margherita Sarchini (viola), Manuel Zigante (violoncello) Fotografie di Gabriele Bertotti (per gentile concessione Museo Calderini, Varallo - VC)
2024
