Ci sono dischi che ti vengono incontro in punta di piedi, come presenze che non sai spiegare ma che riconosci subito. Entrano nella stanza senza far rumore, spostano appena l’aria, e solo quando ti siedi ad ascoltarli capisci che stavano aspettando proprio te. Ospiti, il nuovo lavoro di Nularse, è quel tipo di album: un luogo sospeso, attraversato da figure incerte come ombre su un vetro appannato, un disco che sembra raccogliere i frammenti invisibili di ciò che viviamo e lasciamo andare.

Nularse (Alessandro Donin) parte da un’intuizione sulla condizione umana: siamo tutti stanze di passaggio. Stanze che accolgono e che si lasciano accogliere, stanze in cui entrano emozioni, ricordi, promesse, sogni rimandati; camere che a volte custodiscono, altre respingono, altre ancora si svuotano per fare spazio al nuovo, ma sempre trasfigurate dai loro ospiti. Nella title track questa consapevolezza si traduce in una scrittura che non teme la fragilità, che anzi la osserva da vicino, sfiorandola. È un disco che cresce nell’intimità ma respira verso l’esterno, con quella malinconia elegante che da sempre abita la musica di Nularse, illuminata qui da una tavolozza più ampia, più materica, più viva.

Il viaggio si apre con Lacune, brano-soglia che dichiara subito il cuore dell’album: ciò che manca definisce tanto quanto ciò che resta. Poi arriva il vuoto desertico di Deserto, un amore finito che si allunga come un orizzonte spoglio, asciutto, dove ogni parola pesa due volte. In Nebbie, invece, l’atmosfera si fa morbida, quasi protettiva, dove ricordi di abbracci si mangiavano le ore. Ed è impossibile non lasciarsi afferrare dall’inquietudine sottile de L’Ombra, che chiude il disco come il passo di qualcosa che continua a seguirci anche quando pensiamo di averlo lasciato indietro. Tra questi estremi si muovono gli altri brani, cuciti da un filo che dipana come un concept intimo, un tentativo di raccontare un’identità in continua trasformazione.
Quello che colpisce ascoltando Ospiti è la capacità di tenere insieme mistero e chiarezza, peso e leggerezza. Le otto tracce sembrano tasselli separati, eppure finiscono per comporre una stessa figura: quella dell’essere umano che accoglie, lascia andare, prova a riconoscersi in un tempo che non smette di cambiare.
In fondo il disco ci ricorda una cosa semplice: nulla ci appartiene davvero, e forse è proprio in questo spazio di passaggio — fragile, mobile, necessario — che impariamo ad abitare noi stessi.
foto tratte dai canali social ufficiali dell’artista

Nularse
Costello's Records / Artist First
01. Lacune
02. Deserto
03. Nebbie
04. Croce sul petto
05. Ospiti
06. Forse domani
07. Io non mi conosco
08. L'Ombra
Alessandro Donin, Alberto De Lazzari, Francesco Inverno, Giovanni Pezzato
Voci, chitarre, elettronica, sintetizzatori: Alessandro Donin; Pianoforte, sintetizzatori: Alberto De Lazzari; Batteria: Francesco Inverno; Basso: Andrea Lombardini; Percussioni: Filippo Zonta --------------------------------------------------------- Testi e musica: Alessandro Donin (eccetto 'Forse domani', musica di Alessandro Donin, Alberto De Lazzari, Francesco Inverno); Registrato da Alberto De Lazzari e Giovanni Pezzato presso Black Deer Studio Mix e master: Antonio "Cuper" Cupertino presso il San Pedro Studio (MI) - eccetto 'Ospiti', masterizzata da Giovanni Versari presso il Maestà Mastering Studio (FC) L'orchestra d'archi in 'Deserto', 'Io non mi conosco' e 'L'Ombra' è composta e arrangiata da Danilo Abiti, diretta da Michèle Schladebach, registrata da Andrea Valfré presso il Magister Recording Area (TV)
2025
