Il nuovo album di Chiaré, Sei, è un lavoro breve ma densissimo in cui la cantautrice campana, all’anagrafe Chiara Ianniciello classe ’99, parla di identità, fragilità e rinascita con la sua voce calda e una scrittura matura. Riguardo al titolo, Chiaré gioca su tre livelli: sei appunto sono i brani che sono stati registrati in sei giorni e, infine, nell’accezione di verbo essere, sei assume una dichiarazione evidente di identità. Questa triplice lettura dà subito la misura del progetto: un disco intimo, essenziale, che punta alla sostanza più che all’effetto.
Voce originale, intensa, e una scrittura intima che sembra sempre parlare da molto vicino: l’album unisce jazz, tradizione napoletana e cantautorato anni ’80. L’ascolto permette di entrare subito in un’atmosfera sospesa, come una stanza al crepuscolo, quando la luce è incerta se restare o andare via. E Chiara si dimostra musicista completa — cantautrice e contrabbassista — con un immaginario sonoro che nasce dalle sue radici campane e si espande nella contemporaneità. Oggi vive a Roma, dove studia contrabbasso dopo la laurea in canto jazz . Questa doppia formazione — voce e strumento — è una delle chiavi del suo stile: si percepisce che la musica è pensata “dal di dentro”, con l’orecchio di chi conosce armonia, ritmo e tradizione. Oltre al jazz, l’amore per il sound napoletano alla Pino Daniele e per la musica dei cantautori anni ‘70 e ‘80 (da Battisti a De Crescenzo), le atmosfere un po’ retrò
unite a un’elettronica leggera e contemporanea, sono gli ingredienti di un lavoro pop-jazz mediterraneo, caldo e sincero, elegante, con testi che oscillano tra ironia, malinconia e poesia urbana. Chiaré è però un’artista di quelle che non si lasciano incasellare. Il suo suono è un mosaico ricco di sfaccettature colorate e il suo nuovo album non si ascolta soltanto ma si attraversa.
L’artista è arrivata al pubblico calcando i palchi dei festival più importanti per la nuova musica d’autore: ha vinto infatti il Premio Bianca d’Aponte nel 2023, aggiudicandosi anche il premio per la Miglior Composizione, e a Musicultura 2025 è stata selezionata tra gli artisti emergenti più interessanti del panorama italiano. Il nuovo album, realizzato con il supporto di NUOVOIMAIE che ne ha sostenuto la produzione, all’ascolto suona più intimo e “cinematografico” rispetto al disco d’esordio Chiaré del 2024. Ora la cantautrice si svela ancora di più: voce, fragilità, consapevolezza, rinascita. È un disco che sembra scritto “a lume di pelle”, capace di fondere diverse sonorità con naturalezza, in cui la lingua italiana si alterna al napoletano. La produzione di Pasquale Strizzi crea un equilibrio raffinato tra elettronica leggera e mai invadente, sapore jazz fusion, tradizione popolare campana e cantautorato contemporaneo. Tutto ciò dà vita ad un linguaggio personale, riconoscibile, che valorizza la voce morbida e luminosa di Chiaré. Sei è un album che parla di vulnerabilità, ma anche di forza e possibilità.
Il disco si apre come una lettera trovata in un cassetto con il brano Ago e filo, una ballata sospesa, tenera e inquieta, che racconta un amore incerto. La voce è quel filo sottile che cuce e scuce provando a tenere insieme ciò che trema. Sembra di vedere due mani che cercano di ricucire un cuore, ma ogni punto è anche una domanda. È una canzone che ondeggia come una fiamma nella penombra. Nel brano successivo, Core Fujente, invece il tempo cambia. La rilettura intima del brano di Pino Daniele è come un film restaurato: i colori si fanno morbidi e la malinconia scorre sulla pelle. Chiaré non imita, non cita: traduce. E nella traduzione ci mette la sua ombra, la sua nostalgia, la sua Salerno che si allunga fino a Roma.
E poi arriva la luce. Non una luce violenta, ma quella che filtra tra le persiane la mattina presto. La presenza di Gnut in Jesce sole (il cui video realizzato da Raffaele Orciuoli è una live session registrata presso l’Auditorium Novecento di Napoli, visibile qui) è rassicurante come un passo amico che entra nella stanza. Il brano rivela un desiderio di cambiamento e promette la possibilità di ricominciare. Un altro brano molto interessante è quello che chiude il disco, Ninna nanna Nenné . In modo dolce ma un po’ scuro, a dispetto del titolo, lascia gli occhi ben aperti. Affronta con delicatezza il tema della condizione femminile: la voce è una carezza che però brucia, perché dietro c’è una denuncia contro la violenza patriarcale che non urla ma pesa ugualmente. È il momento in cui Chiaré si fa più grande, più adulta, più necessaria a se stessa. Il disco termina lasciando un’eco, come un profumo che rimane sui vestiti e nelle mani, un sapore dolceamaro fra le labbra.
Sei è un disco coerente, elegante e coraggioso, che conferma la crescita di una cantautrice sempre più consapevole del proprio linguaggio. Un disco sincero, misurato e accurato, che non fa rumore ma rimane, come le pagine di un diario scritto a mano, in equilibrio tra fragilità e coraggio, tra radici e futuro. La cantautrice con questi brani ha saputo costruire un piccolo mondo intimo e sorprendentemente luminoso. Le sei tracce sono sei porte, sei respiri, sei modi diversi di dire “sono qui, così come sono”.
L’album è stato presentato dal vivo alla Casa del Jazz a Roma lo scorso 20 marzo. Sul palco con Chiaré (voce e contrabbasso), Myriam Fornari (tastiere), Luca D’Arco (batteria), Vincenzo Lato (percussioni) e Pasquale Strizzi (pianoforte, elettronica)

Foto: Ufficio Stampa e pagine social dell’artista
Chiaré
Four Flies Records
01. Ago e filo
02. Core fujente
03. Int’o Silenzio
04. Jesce sole (feat. Gnut)
05. Metro A
06. Ninna nanna Nenné
Pasquale Strizzi
Chiara Ianniciello: voce e contrabbasso Giada De Prisco: chitarre Pasquale Strizzi: basso elettrico e tastiere Vittorio esposito, Pianoforte Luca d’Arco: batteria Arrangiamenti: Pasquale Strizzi
2026
23:00
https://found.ee/sei
