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Foto di GG Biscari

Non è il primo album che Gabriella Lucia Grasso mette in campo ma, probabilmente, è quello maggiormente focalizzato sul tema della dignità femminile, con testi radicali e poetici ed atmosfere musicali di particolare spessore e malinconia. Una malinconia che è inevitabile nel raccontare storie di dolore e rassegnazione ma, anche, di rivalsa e riscossa, con uno sguardo rivolto al passato e l’altro nettamente proteso verso il futuro. Nata come colonna sonora dell’omonimo spettacolo teatrale il cui testo è stato scritto da Valeria Benatti (qui il trailer), tutte le canzoni sono cantate in siciliano con garbo e delicatezza, con il supporto di strumenti che ben si adattano ai testi di ciascuna canzone.

 

Strumenti essenziali, acustici, che fanno emergere l’aspetto popolare di canzoni che vogliono raccontare storie possibili o incredibili. Storie fatte di superstizioni e stigma (A strega du demoniu) oppure che contano i minuti dell’incedere di un tempo (Tempu passa tempu) in cui bastava poco per ritrovarsi dal tempo dell’amore a quello del manicomio. Potente l’atmosfera di soffusa dolcezza che pervade l’incedere delle parole, dove il suono dell’ottavino e del violino la rendono quasi palpabile. Altra storia di donne è Mariannina, figura che racchiude la fatica di vivere e il dolore di non essere destinata ai suoi talenti naturali perché donna. La voce è decisa, precisa, mentre le note scorrono in simbiosi accanto alle liriche. Un’altra storia caratterizzata dall’evidenza della sopraffazione, non necessariamente fisica ma, certamente, psicologica. Dolcissimo il finale che lascia aperta la porta del tempo. Ad altra sofferenza oppure alla liberazione?

 

Un ritmo veloce accompagna una nuova figura femminile in A storia di Rosa, dove il violino corre insieme alle parole che, pur lievi, nascondono la bramosia del possesso maschile e il desiderio di cancellare l’altrui personalità, i desideri, le giuste aspirazioni. Più volte presente, il nome di Rosa (che richiama quello della cantastorie Rosa Balistreri) rappresenta un tassello di un lavoro articolato e ben strutturato. Spara si propone con l’intro del violino e con la voce triste che richiama ad un ennesimo omicidio. Chitarra arpeggiata a fare il paio con il violino quasi come una sorta di marcia funebre. Le liriche scivolano insieme al suono del flauto traverso che esprime un mood sonoro docile e mentre il brano scivola via, le liriche si fanno sempre più espressive. Verso un cimitero immaginario in cui condurre il dolore delle donne, madri della vita, assassinate. Un afflato di tango e una voce insinuante aprono Clarissa, altra figura femminile che si presenta sul palcoscenico dell’album. Anche in questo caso la musicalità cattura per la delicatezza con cui vengono usate chitarra classica e flauto traverso. Ma la dolcezza nasconde sempre pericoli e coercizione mentre la libertà resta un sogno racchiuso nelle note perché, in fondo, lei è solo “una bambola di pezza” da usare e poi gettare in un angolo.

 

Amuri non fu già dal titolo orienta la storia racchiusa nel brano. Le parole “statti ferma e muta…” sono eloquenti rispetto alla divisione dei ruoli tra uomo e donna dove, semplicemente, una delle due figure non esiste. Anche in questo caso la distinzione tra la durezza delle liriche è in piena contraddizione con la dolcezza della musica che “incipria” il brano. La chitarra classica apre la storia di Viola, un’altra donna “oggetto”, da guardare con sospetto e disprezzo con le note del violino a costruire uno strato musicale che colpisce l’ascoltatore, consapevole della vicenda che si presenta grazie alle immagini che la musica e le liriche riescono a fare apparire. È, in controluce, la trama che ricorda Franca Viola, storia vera di una donna che reagì alla consuetudine medioevale che una donna violentata, stuprata, potesse rientrare della propria dignità solamente con un matrimonio riparatore. Lei non cedette e ancora oggi quel suo rifiuto è ricordato come pietra miliare su cui l’emancipazione femminile ha fondato i giusti riconoscimenti negli anni successivi.

 

Si prosegue nell’ascolto dell’album e incontriamo A Cifalota (che forse richiama una figura abitante del quartiere di Cibali, Catania), che viene descritta con parole che dipingono il volto di una donna piena di fascino e bellezza che si era fatta protagonista della propria vita. Una donna che per la sua determinazione pare provenire da un’altra dimensione, proiettata nello spazio e nel tempo da una musica lieve e intrigante. Una donna innamorata e colma di amore. Anche nel brano Ma le femmine è la chitarra a sostenere subito il ritmo della canzone con un testo che pare un inno alla femminilità, alla potenza erotica e a quella generatrice di vita. Il flauto è lieve e si installa con le sue note dietro al canto deciso e gradevole dell’autrice. A chiudere l’album troviamo Sognatrici, brano che dà il titolo a tutto il lavoro. È un inatteso e veloce parlato di Valeria Benatti, accompagnato dal suono del violino, che spiega il senso del lavoro proposto da Gabriella Lucia Grasso.

 

 

In questo nostro viaggio all’interno delle tracce di “Sognatrici”, abbiamo lasciato per ultima la versione di Bella ciao, cantata insieme a vari artisti in differenti dialetti (Mauro Ermanno Giovanardi, Tosca, Giancarlo Paglialunga, Elena Ledda, Pietra Montecorvino), a dimostrazione di quanto questo canto (post Resistenza) abbia saputo trovare la chiave di interpretazione a quello stato d’animo che, prima o poi, colpisce coloro che credono che la giustizia e libertà non siano concetti astratti ma realtà profonda a cui dare ascolto per una sana volontà di non essere indifferenti…

È un bel lavoro “Sognatrici”, profondamente sentito dall’autrice, pieno di idee interessanti, con liriche ficcanti e una veste sonora, acustica, assolutamente adeguata al tema. Come dicevamo all’inizio, le atmosfere musicali delle dieci tracce sanno riunire spessore e malinconia, a cui vogliamo aggiungere un plauso particolare per la voce, davvero impeccabile. Un equilibrio perfetto a chiudere un cerchio che non passa inosservato.

 

Foto di GG Biscari e Michele Maccarone

Artista:
Gabriella Lucia Grasso
Etichetta:
Musica Lavica Records
Elenco Tracce:
01. A strega du demoniu
02. Tempu passa tempu
03. Mariannina
04. A storia di Rosa
05. Spara
06. Bella ciao
07. Clarissa
08. Amuri non fu
09. Viola
10. A Cifalota
11. Ma le femmine
12. Sognatrici
Produzione Artistica:
Gabriella Lucia Grasso e Denis Marino
Musicisti:
Gabriella Lucia Grasso: voce e chitarra - Denis Marino: chitarre, mandolino e requinto, orchestrazioni e arrangiamenti - Lina Gervasi: flauto traverso, ottavino e theremin - Federica Mosa: violino - Michele Musarra: basso - Lucia Baroni: basso in Clarissa - Roberto Chiga: percussioni e tamburi a cornice Ospiti: Mauro Ermanno Giovanardi, Tosca, Giancarlo Paglialunga, Elena Ledda, Pietra Montecorvino in “Bella ciao” - Valeria Benatti in “Sognatrici”.
Anno di Uscita:
2024
Durata:
35:26