Quale risposta dare allo smarrimento che ci pervade di fronte al dilagare dei conflitti e delle ingiustizie sociali? Come far fronte al senso di sradicamento e al vuoto di valori che pervadono la contemporaneità? Tommaso Talarico, cantautore calabrese classe 1974, ci propone una via d’uscita: per un paese “in guerra” (se intendiamo per “guerra” in senso lato il complesso di contraddizioni e di questioni irrisolte che caratterizzano la società odierna) occorrono canzoni d’amore.
Canzoni d’amore per un paese in guerra è dunque il titolo del secondo album in studio del musicista, che esce a distanza di sei anni dal full-length d’esordio “Viandanti (Canzoni da un tempo distante)”. Il nuovo lavoro è una sorta di concept che indaga una serie di aspetti problematici dell’attualità attraverso la sensibilità individuale dell’artista. Nove tracce come altrettante istantanee della realtà: conflitto, lontananza, solitudine, frustrazione, abbandono sono condizioni in cui l’individuo si trova a vivere personalmente o di cui fa esperienza attraverso il confronto con gli altri e l’esposizione ai media; di fronte ai drammi che affliggono il presente è necessario “restare umani” e valorizzare i legami familiari, gli affetti e la solidarietà che dovrebbero conferire senso ad un’esistenza degna di essere vissuta. Non manca, però, da parte di Tommaso Talarico l’esplicito intento di denunciare, all’occorrenza, disvalori come l’indifferenza, l’egoismo, la logica del profitto, lo sfruttamento.

L’opener Previsioni del tempo si apre con le note dell’Inno alla gioia di Beethoven, che è anche l’inno dell’Unione Europea, seguite dalla voce di Filippo Tommaso Marinetti che inneggia alla guerra come “sola igiene del mondo” e dalle parole dei notiziari che annunciano le morti di centinaia di civili: un accostamento, questo, strettamente attuale, quasi profetico rispetto alle polemiche in atto sul piano di riarmo della UE, se consideriamo che la canzone è stata composta qualche mese fa. A seguire, È mia figlia è idealmente dedicata a tutte le vittime degli scontri che insanguinano diverse aree del globo e, in particolare, ai profughi che sono costretti a lasciare la propria terra. Il tema del viaggio, della migrazione e dell’attaccamento alle proprie radici viene declinato anche in Il giorno prima di partire, ispirata dal paesaggio calabrese, in particolare dalla cittadina di origine del cantautore, Petronà, abbarbicata sulla Sila, e dalle spiagge di Riace e Scilla, che rimandano a scenari mitologici e a vicende d’altri tempi. Si stigmatizzano la frenesia del vivere, il bombardamento di contenuti da parte dei social network e l’ossessione per la produttività in Respira: il sound rock, quasi punk, enfatizza la velocità innaturale a cui sono sottoposte le nostre giornate ed invita l’ascoltatore a rallentare, a riflettere, a respirare. L’incubo della catastrofe nucleare è evocato in Majorana, canzone che fa riferimento ad un romanzo di Sciascia in cui il fisico prefigurava gli sviluppi incontrollabili della propria invenzione; il brano si conclude con le voci di Oppenheimer e del presidente Truman che annuncia lo sgancio della bomba di Hiroshima.
Uno degli episodi più efficaci del disco è La tua paura, nuova versione di un pezzo già edito, in cui il cantautore descrive quella che definisce “la costruzione del nemico”, vale a dire il sentimento di paura e insicurezza che attanaglia molte persone le quali, con la mente ottenebrata dal pregiudizio e dalla demagogia, rovesciano le proprie frustrazioni verso altri esseri umani, facendone capri espiatori. Profondamente toccante è poi Ghina, che intreccia la vicenda di una bambina libanese ricoverata in ospedale per le ustioni subite ai ricordi d’infanzia del cantautore della strage di Bologna e al drammatico massacro della popolazione di Gaza. A chiudere la sequenza, La tregua, che immagina due innamorati librarsi in volo sulla propria terra ferita e resa irriconoscibile dalla guerra.
Con sonorità che attingono al rock e alla canzone d’autore e testi che alternano poesia e toni di accusa, Canzoni d’amore per un paese in guerra è un album maturo, che denota la grande attenzione e sensibilità di Tommaso Talarico per i drammi del nostro tempo. Le canzoni non possono, forse, cambiare il mondo, ma possono certamente offrire spunti di riflessione ed invitare l’ascoltatore a distogliere lo sguardo dalla propria dimensione privata per rivolgerlo verso l’incontro con l’ “altro”.
Tommaso Talarico
01. Previsioni del tempo
02. È mia figlia
03. Il giorno prima di partire
04. Respira
05. Majorana
06. La tua paura
07. Ghina
08. Diario dei giorni senz’aria
09. La tregua
Gianfilippo Boni e Tommaso Talarico
Lorenzo Forti: basso, Matteo Urro: chitarre, Fabrizio Morganti: batteria, Gianfilippo Boni: tastiere e pianoforte, Marilena Catapano: voce
2024
