È stata davvero una profonda e lunga amicizia quella tra Pietruccio Montalbetti e Lucio Battisti.
Un legame importante, nato quando entrambi gli artisti erano esordienti, e durato nel tempo, tra momenti di maggiore intensità e periodi di lontananza dovuti ai casi della vita, come è naturale che accada nelle relazioni che durano un’intera esistenza.

Montalbetti, co-fondatore dei Dik Dik, oltre ad essere sulla scena musicale da sessant’anni è anche un prolifico scrittore e nella sua produzione letteraria è tornato a più riprese a raccontare il proprio rapporto con il cantautore di Poggio Bustone. Lo aveva già fatto in ‘Io e Lucio Battisti’, un volume del 2013 edito da Salani. Ne aveva parlato en passant anche in ‘I ragazzi della via Stendhal’ (2017), dove si soffermava maggiormente sui propri trascorsi personali e familiari. Ora torna in libreria con ‘Storia di due amici e dei Dik Dik’, un libro in cui due percorsi procedono parallelamente, spesso intrecciandosi: quello della sua band, che in oltre mezzo secolo di attività ci ha regalato tanti brani indimenticabili, e quello del proprio sodalizio con Battisti.
La narrazione di Pietruccio parte da Milano, sua città natale, nei primi anni Cinquanta, quando egli apprende i primi rudimenti della chitarra, per svilupparsi nel decennio successivo, all’inizio del quale fonda il primo “complessino” con Lallo e Pepe, due ragazzi incontrati ai giardinetti, che daranno vita con lui al nucleo storico dei Dik Dik. Nel frattempo, sempre a Milano, un giovanissimo Battisti, chitarrista dell’orchestra ‘I Campioni’ di Roby Matano, sottopone ad alcune case discografiche le proprie composizioni, senza inizialmente ottenere riscontri.
Sarà poi presso la Ricordi che Giulio Rapetti, in arte Mogol, vedrà in quell’artista in erba un talento da far brillare. E proprio alla Ricordi – a cui il complesso arriva tramite Cesare, fratello di Pietruccio e futuro art director e fotografo – che nascerà la simpatia tra Battisti e Montalbetti, in occasione di un provino della band di quest’ultimo. Lucio, fin dal primo istante, rivela le proprie doti di musicista dispensando utili consigli su come rendere il sound del gruppo più efficace e, al termine dell’incisione, chiede un passaggio in auto a Pietruccio. È l’inizio della loro amicizia, che nel tempo si alimenterà di stima reciproca, comprensione e rispetto, oltre che di esperienze condivise.

I due si rivedono casualmente in piazza Duomo la vigilia di Natale 1965 e Pietruccio invita Lucio, che vive da solo, a pranzo per l’indomani. La relazione coinvolge così anche le famiglie dei due musicisti, e le loro madri in particolare. Ma il rapporto si fa sempre più stretto anche per motivi artistici, in quanto il lato B di 1-2-3, il primo 45 giri inciso dai Dik Dik, è Se rimani con me, un brano firmato da Battisti, che per un po’ affianca il gruppo in qualità di produttore. In un paio d’anni il complesso bissa il successo travolgente di Sognando la California con Senza luce e interpreta anche brani firmati da Battisti e Mogol, mentre Lucio intraprende la carriera solista.
La narrazione procede a grandi passi, con le partecipazioni dei Dik Dik al Cantagiro e al Festival di Sanremo, seguite dai consensi riscossi dalla band all’estero e dai primi viaggi in solitaria di Montalbetti che gli ispireranno, con il passare del tempo, la stesura di diversi libri, mentre il binomio Mogol-Battisti rappresenta una delle collaborazioni più feconde nel panorama musicale nostrano. In questa fase, ed anche successivamente, i contatti tra Pietruccio e Lucio si diradano a causa dei reciproci impegni, ma non vengono mai meno, anche nel periodo in cui Battisti si ritira dalle scene e si allontana da Rapetti.
Lucio scompare prematuramente nel 1998 e lascia un grande vuoto: “la morte, improvvisamente, non era più un concetto astratto, ma era diventata tangibile, crudele” è il commento dell’amico.
Ciò che rende il racconto di Pietruccio davvero godibile è la sua capacità di inserire nel grande affresco che dipinge le carriere dei Dik Dik e di un artista come Battisti (definito come “uno spartiacque nella musica italiana”) momenti privati in cui i due appaiono come ragazzi come tanti altri, desiderosi di avventura e di divertimento ma anche profondamente riflessivi. Memorabile, ad esempio, è l’episodio della loro vacanza sulla riviera romagnola a bordo di una Cinquecento, con tanto di borsa zeppa di provviste fornite dalla mamma di “Pietrù”, in cui Lucio, dopo un’iniziale ritrosia, scioglie il proprio proverbiale riserbo lasciandosi andare a confidenze sulla propria infanzia e sulla propria famiglia, mentre il suo compagno fa altrettanto, rievocando le ristrettezze del dopoguerra e i sacrifici per acquistare la sua prima chitarra.
Un’altra gita indimenticabile, questa volta fuori porta, porta i due a girovagare tra le campagne del Milanese sulle sponde del Ticino, tra fattorie, contadini e osterie. È proprio in frangenti come questi che si manifestano l’affinità e la complicità tra i due: per quanto a volte i loro approcci nei confronti della vita possano essere diversi, Pietruccio e Lucio cercano attraverso il dialogo di trovare delle risposte ai dubbi e ai misteri che circondano l’esistenza umana. Questi dettagli rendono in modo autentico tutta l’umanità dei due artisti e, se Montalbetti ha dimostrato, con la sua infaticabile attività letteraria e musicale, di essere sempre disponibile a raccontarsi, il rivelarsi dell’intimità di Battisti, artista che voleva proteggere il proprio privato fin all’eccesso, è tanto più prezioso e viene reso in modo rispettoso e delicato. E non è un caso che lo scrittore, rispetto ad una narrazione in ordine cronologico, decida di isolare in un capitolo finale, intitolato ‘Pensieri sparsi’, una serie di episodi più intimi, come altrettante istantanee capaci di immortalare la sua sensibilità e quella di Lucio.
‘Storia di due amici e dei Dik Dik’ si legge tutto d’un fiato e restituisce in modo vivido una parte importante del panorama musicale italiano (del quale l’autore, a 84 anni, è ancora protagonista) raccontando la carriera di una delle band nostrane più longeve, ma anche mettendo in evidenza quel misto di genialità e riservatezza che rendeva Battisti un personaggio peculiare. Una lettura consigliata sia a chi ha vissuto quel periodo e desidera ripercorrerlo, sia a chi si accosta ad esso con curiosità, con l’intento di approfondire le proprie conoscenze in merito ai Dik Dik e a due artisti d’eccezione come Pietruccio Montalbetti e Lucio Battisti.
Per le foto si ringrazia l’archivio personale di Pietruccio Montalbetti, Lucilla Corioni e l’Archivio dell’AVI (Associazione Vinile Italiana)

Minerva Edizioni
2025
242
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